Stellantis - Citroën Berlingo diesel 2026: il BlueHDi affianca l'elettrico. Prezzi, consumi e allestimenti
La Citroën aggiorna la gamma della Berlingo e apre gli ordini per la variante diesel con il 1.5 BlueHDi da 100 CV e 250 Nm con cambio manuale sei marce, proposta in promozione a partire da 23.900 euro (con permuta o rottamazione), a fronte di un listino che attacca a 26.550 euro. I clienti potranno scegliere la monovolume compatta a gasolio come alternativa a quella elettrica, confermando così l'approccio multitecnologico deciso dalla nuova strategia di Filosa. La versione diesel dichiara un consumo medio di 5,1-6,1 l/100 km ed emissioni di 135-160 g/km di CO2. Allestimenti Plus e MaxGli allestimenti disponibili per la Citroën Berlingo si chiamano Plus e Max, e sono identici a quelli della versione elettrica, che parte da 35.980 euro. La Berlingo Plus offre di serie il climatizzatore manuale, l'infotainment da 10", i sensori di parcheggio posteriori e il pacchetto standard di Adas, mentre la Max aggiunge i cerchi di lega da 16", le barre sul tetto, la doppia porta scorrevole sui due lati con vetri elettrici, il volante in pelle, i tre sedili singoli nella seconda fila, il lunotto posteriore apribile, la telecamera posteriore e il climatizzatore automatico. Il listino della Citroën BerlingoBerlingo BlueHDi 100 Plus: 26.230 euroBerlingo BlueHDi 100 Max: 28.680 euroBerlingo Elettrico 136 Plus: 35.980 euroBerlingo Elettrico 136 Max: 38.430 euro
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Motori termici - Green, ibrido, efficiente: lHorse H12 Concept è un gioiellino da oltre 30 km/l
La Horse, joint venture tra Renault e Geely che si occupa di sviluppo e produzione di propulsori endotermici, ha collaborato insieme alla Repsol per realizzare l'H12 Concept, un powertrain ibrido alimentato con benzina ecosostenibile. Con questo motore, progettato in Spagna, è stato raggiunto un picco di efficienza del 44,2% e registrato un consumo medio inferiore ai 3,3 l/100 km, pari a oltre trenta chilometri con un litro. Una riduzione di circa il 40% rispetto alla media fatta registrare dalle auto immatricolate in Europa nel 2023. Giù anche le emissioniPartendo dalla base del powertrain di serie HR12 con motore 3 cilindri 1.2 litri turbobenzina è stato sviluppato un nuovo sistema di combustione ottimizzato per il carburante sintetico: la compressione raggiunge il valore di 17:1 e sono state modificate anche valvola EGR e sistema di sovralimentazione.La trasmissione integra la componente ibrida e l'intero powertrain garantisce minori attriti grazie all'uso di lubrificanti specifici studiati da Repsol. Secondo le stime dei progettisti, un veicolo equipaggiato con il powertrain H12 Concept e alimentato con benzina rinnovabile è in grado di ridurre le emissioni di 1,77 tonnellate di CO2 all'anno su 12.500 km rispetto ad un modello tradizionale di taglia media.
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Stati Uniti - Los Angeles studia la mega metropolitana: 24 miliardi di dollari per tagliare il traffico
Una gigantesca metropolitana che taglia in due Los Angeles per eliminare le auto, o almeno per limitarne l'uso: è l'idea dell'autorità del trasporto pubblico della contea, LA Metro. La monumentale opera da 24 miliardi di dollari, denominata Sepulveda Transit Corridor, perforerebbe il cuore urbano della California per creare un'alternativa alle iconiche freeway, rappresentando una sfida ingegneristica da completare nel prossimo decennio.Collegamento super veloceIl mega tunnel sarebbe un collegamento che va da Van Nuys verso il Westside e Santa Monica, un tragitto percorso ogni giorno da milioni di pendolari sulla famigerata Interstate 405, una delle autostrade più intasate del mondo.Secondo le promesse, si viaggerebbe sul mezzo pubblico in 20 minuti attraverso le montagne in direzione nordsud, da Van Nuys a Santa Monica. Un bel risparmio di tempo, considerando che in auto, a seconda del traffico, il percorso richiede fra 40 e 80 minuti.La galleria si integrerebbe con la metropolitana leggera, le linee della metro tradizionale e la rete di autobus di LA Metro, oltre a Metrolink, il sistema ferroviario pendolare regionale.LA Metro prevede 120.000 utenti giornalieri, con treni ogni 2,5 minuti nelle ore di punta.Sotto le montagne di Santa Monica, in una zona sismicaSi tratterebbe di scavare sotto le montagne di Santa Monica, in aree ad alta densità abitativa, utilizzando talpe meccaniche di ultima generazione. Un'operazione estremamente delicata anche perché in una zona sismica: il tunnel dovrebbe resistere a forti sollecitazioni, grazie a segmenti di rivestimento flessibili e giunti con tecnologie all'avanguardia.Il processo di revisione ambientale proseguirà insieme a un coinvolgimento costante della comunità. Pur di scardinare lo storico predominio assoluto dell'auto, la Città degli Angeli scende a patti col demonio: è disposta a una scommessa davvero azzardata.A caccia di risorseFra i numerosi problemi c'è quello delle risorse economiche: i primi fondi provengono dalle misure fiscali approvate dai cittadini, ma LA Metro cercherà ulteriori finanziamenti federali, statali e locali, oltre a potenziali partnership fra pubblico e privato. E The Boring Company di Musk?Il Sepulveda Transit Corridor richiama alla mente il progetto di Elon Musk a Los Angeles, gestito tramite The Boring Company: che fine ha fatto?Una decina d'anni fa, il fondatore di Tesla aveva proposto una rete capillare di tunnel sotto Los Angeles per trasportare auto su pattini elettrici ad alta velocità. Tuttavia, dopo aver scavato una galleria di prova di 1,8 chilometri a Hawthorne, il progetto sotto il Westside di LA è stato abbandonato nel 2018, a causa di una causa legale intentata da gruppi di cittadini locali preoccupati per l'impatto ambientale.L'imprenditore sudafricano ha così spostato il suo focus principale su Las Vegas, dove ha realizzato un sistema di tunnel in cui i passeggeri vengono trasportati su auto Tesla guidate da esseri umani (niente robotaxi, previsti inizialmente), collegando il centro congressi della città.Da notare, però, che mentre il progetto Sepulveda è una metropolitana pesante ad alta capacità, i tunnel di Musk sono pensati per singoli veicoli o piccoli shuttle, con capacità minima.Dall'utopia individuale al trasporto collettivo senza precedenti.
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Sondaggio - L'auto "giusta" non esiste più
Prezzi in crescita, tecnologie che cambiano in fretta e normative sempre più stringenti: orientarsi nel mercato dell'auto oggi è tutt'altro che semplice. Lo ha sottolineato anche il direttore Alessandro Lago nel suo editoriale su Quattroruote di febbraio, che celebra i nostri primi 70 anni, evidenziando come trovare l'auto giusta sia diventato un esercizio sempre più complesso. A volte, quasi impossibile.La moltiplicazione delle motorizzazioni, l'aumento delle dotazioni e l'evoluzione continua dei modelli rendono difficile capire cosa serva davvero. Non è solo una questione tecnica: è un cambiamento profondo nel modo in cui percepiamo e interpretiamo l'automobile. Oggi ogni scelta comporta compromessi, priorità da rivedere, domande nuove.Per questo, nel mese del nostro anniversario, abbiamo avviato un sondaggio per ascoltare chi vive l'auto ogni giorno. Vogliamo capire quali caratteristiche contano davvero, quali tecnologie creano valore e quali invece generano confusione. I risultati del questionario ci aiuteranno a trasformare opinioni ed esperienze in dati utili per raccontare con ancora più precisione il mondo dell'auto che cambia.Il sondaggio è ancora aperto: se non l'avete già compilato, potrete farlo fino alla fine di febbraio.
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Cina - Pechino prova a fermare la guerra dei prezzi: stop alla vendita di auto sottocosto
La Cina impone la fine della guerra dei prezzi che dal 2023 destabilizza il mercato automobilistico più grande del mondo: secondo Bloomberg, infatti, Pechino è intervenuta fissando il divieto di vendite a costi inferiori a quelli di produzione. Promozioni così aggressive da ridurre al lumicino i profitti. L'obiettivo è evitare il fallimento di massa dei piccoli produttori, che non dispongono delle economie di scala necessarie per reggere la corsa sfrenata verso i prezzi stracciati. Stop alla spirale negativaSe infatti giganti come BYD e Geely reggono una simile battaglia sul lungo periodo, esiste il rischio che le Case minori, per risparmiare, compromettano gli investimenti in ricerca, sviluppo e sicurezza delle vetture elettriche e ibride plugin. Una pressione finanziaria con effetti a catena, come le continue richieste di sconti ai fornitori.La definizione di costo di produzioneIl costo di produzione sotto il quale le Case cinesi non possono scendere è dato dalle spese di fabbricazione di un modello, più quelle amministrative, finanziarie e commerciali.La stretta riguarda anche i periodi di prova gratuiti dei servizi software: proibito trasformare in abbonamenti a pagamento le funzionalità non indicate al momento dell'acquisto. Cambiano le prioritàUna sorta di fase due della superpotenza asiatica, che passa dal target della crescita volumetrica a quello della stabilità strutturale negli anni, con tutti i costruttori impegnati a produrre veicoli di qualità.Azione strategica parallela: salari miglioriIn parallelo, Pechino vuole stimolare una domanda interna di auto più forte alzando i redditi disponibili: incentivi per i lavoratori migranti a stabilirsi nelle città con salari superiori, miglioramento di sanità e pensioni. Lo Stato punta a ridurre il risparmio precauzionale dei cittadini meno abbienti, spingendoli a impiegare quelle risorse per comprare vetture nuove.L'intento è anche quello di rendere le Case il meno dipendenti possibile dalle vendite all'estero. I funzionari governativi mirano quindi a trasformare il mercato interno come motore principale della crescita, riducendo la vulnerabilità rispetto a dazi di altri Paesi e crisi globali. Un antidoto al crescente protezionismo anti Cina di Stati Uniti e Unione Europea.
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Seconda mano - Usato, l'età dell'oro è davvero finita? I valori residui delle auto tornano ai livelli del 2023
Il momento d'oro dell'usato è finito? Dopo la leggera risalita di gennaio 2026, a febbraio il superindice dell'usato di Quattroruote Professional torna a scendere.L'indicatore del Valore residuo medio complessivo delle auto di seconda mano - calcolato in percentuale sul prezzo di listino attualizzato - è infatti diminuito dello 0,33% rispetto a gennaio 2026 e del 3,36% nel confronto con febbraio 2025. L'usato torna ai livelli di inizio 2023Prendendo però a riferimento il massimo storico delle quotazioni, raggiunto a gennaio 2024, il superindice ha perso il 5,25% attestandosi, a febbraio 2026, allo stesso livello di gennaio 2023. Insomma, l'auto usata, al netto delle fisiologiche oscillazioni mensili e delle diverse dinamiche in base alle diverse anzianità e alimentazioni, continua a perdere terreno, seppure a un ritmo più blando rispetto alla crescita impetuosa delle quotazioni registrata nel triennio 2021-2023. Quotazioni medie in calo da due anniIl grafico qui sotto illustra l'andamento del superindice Quattroruote Professional tra gennaio 2020 e febbraio 2026 (base 100 a gennaio 2020), mentre quello più in basso è riferito agli ultimi due anni, a partire da gennaio 2024, mese in cui il superindice raggiunse il suo massimo storico. Le auto più anziane perdono meno valoreCome sempre accade, però, il dato medio complessivo nasconde al proprio interno sfumature e dinamiche diverse a seconda del punto di vista da cui si osserva, per esempio in relazione alle diverse anzianità.Prendendo in considerazione, a titolo di esempio, le auto usate di quattro e di sei anni, il superindice di Quattroruote Professional evidenzia una performance migliore, rispetto a febbraio 2025, delle vetture con 72 mesi, mentre rispetto a gennaio 2026 l'arretramento medio è praticamente identico. A questo proposito, è utile precisare che sia il diverso scostamento rispetto al massimo storico sia la diversa variazione annua si spiegano anche con il fatto che le quotazioni delle auto usate di sei anni hanno continuato a salire, in media, fino a giugno 2025, mentre nel caso delle macchine di quattro anni l'inversione di tendenza era iniziata quasi un anno e mezzo prima, a febbraio 2024.
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Chatbot - Grok arriva sulle Tesla in Europa: ecco cosa può fare lAI di Elon Musk
La Tesla ha cominciato a distribuire la AI conversazionale Grok sulle proprie vetture circolanti in Europa. Il chatbot di intelligenza artificiale, già disponibile sul social network X (di proprietà di Elon Musk, come la Casa automobilistica), arriva con l'ultimo aggiormento software per i modelli idonei di Model 3, Model Y, Model S e Model X. Le conversazioni con Grok sono anonime e non sono associate al veicolo. Ecco cosa può fare GrokL'intelligenza artificiale Grok, creata dall'azienda xAI (anch'essa di proprietà di Musk), si arriva tramite un comando sul volante o dallo schermo touch a centro plancia, e permette di conversare in linguaggio naturale su argomenti di ogni genere, ma soprattutto aiutare il conducente durante i viaggi: si possono impostare destinazioni sul navigatore, modificare il percorso in tempo reale e attingere al manuale d'uso per farsi spiegare funzionalità poco chiare. Diverse personalitàGrok può essere impostato per utilizzare una delle personalità predefinite, ossia: Ara (femminile ottimista), Eve (femminile rilassante), Leo (maschile british), Rex (maschile calma) e Sal (maschile rilassante). Ci sono poi i diversi comportamenti della AI che possono essere selezionati dall'utente: ci sono quelli di assistente, tutor linguistico, terapeuta, narratore oppure, in alternativa, modalità specifiche per bambini e anche quelle cosiddette Nsfw (Not Safe For Work), riservate ai per maggiorenni, ossia scatenato, sexy, motivazionale, romantico e polemico. Come si fa ad attivarloLa AI di Grok viene scaricata gratuitamente con l'aggiornamento 2026.2.6 del software di bordo. Per poterla utilizzare serve però una connessione Wi-Fi stabile (come l'hotspot del telefono, oppure quella di casa quando si è parcheggiati) oppure un abbonamento al servizio Premium Connectivity. Quest'ultimo è gratuito per le ammiraglie Model S e Model X e a pagamento sulle Model 3 e Model Y dopo il periodo di prova iniziale, al costo di 9,99 euro al mese.
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Cernobbio - Concorso dEleganza Villa dEste 2026: date, auto storiche e anniversari BMW
Nel fine settimana del 15 maggio torna a Cernobbio, sul Lago di Como, uno degli appuntamenti più attesi per gli appassionati di auto storiche: il Concorso d'Eleganza Villa d'Este si terrà infatti dal 15 al 17 maggio.Ad annunciare le nuove date è stato il BMW Group Classic, da anni responsabile dell'organizzazione dell'appuntamento comasco, in collaborazione con il Grand Hotel Villa d'Este (foto sotto). L'edizione 2026 vedrà circa 50 automobili (le iscrizioni sono ancora aperte e l'elenco non è ancora definitivo) contendersi il Trofeo BMW Group, che viene assegnato dalla giuria al vincitore assoluto del concorso, nonché i premi di sei categorie tematiche.Sotto i riflettori ci saranno le auto che hanno caratterizzato lo stile stravagante degli anni '50, le vetture decappottabili, le leggende Ferrari dell'Endurance, le storiche non restaurate, le gran turismo della seconda metà degli anni '60 e le supercar. Anniversari ed eventiAnniversari ed eventiAnche quest'anno non mancheranno specifici eventi per gli appassionati, non solo di auto d'epoca. BMW Group Classic, che ha confermato l'ormai tradizionale appuntamento riservato alle ultime concept car, festeggerà diversi anniversari sul Lago di Como: il 90 anniversario della BMW 328, il 40 della BMW M3, il 50 della BMW Serie 6 e il 60 della BMW Serie 02.Il fine settimana, che si concluderà con la sfilata delle vetture e la premiazione (come avviene da ormai 15 anni, il vincitore riceverà un cronografo speciale A. Lange & Söhne), vedrà anche la riproposizione del format Amici & Automobili Wheels & Weisswürscht e, per il secondo anno consecutivo, l'organizzazione di un'asta da parte della statunitense Broad Arrow Auctions.All'incanto andranno veicoli di particolare valore storico, tra cui una Ferrari F40 del 1990, una Bugatti Type 43 Roadster del 1929 carrozzata Eugène Matthys e una rara Honda NSX Type S del 1999.
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Stati Uniti - Joint venture CinaUsa per produrre auto negli States: Ford "tenta" Trump
Capovolgere la strategia che ha caratterizzato il mercato globale per una trentina d'anni: il CEO di Ford, Jim Farley, vuole ribaltare il tavolo. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il top manager avrebbe discusso con esponenti dell'amministrazione Trump una cornice normativa per permettere ai colossi cinesi dell'auto di produrre negli Stati Uniti. L'idea prevede la creazione di joint venture in cui le aziende americane detengano la quota di maggioranza, ricalcando la strategia imposta da Pechino ai marchi occidentali negli anni 1990. L'obiettivo sarebbe quello di integrare la tecnologia cinese, giudicata da Farley superiore in termini di costi e innovazione, proteggendo il mercato interno e l'occupazione nazionale.Una mossa non inattesa, perché la stessa Ford, secondo il Financial Times, avrebbe intrattenuto colloqui con Xiaomi al fine di costituire una joint venture per produrre auto elettriche negli Stati Uniti. Giganti cinesi: opportunità e rischi vero che in passato Trump si è detto aperto all'insediamento di fabbriche cinesi sul suolo americano per creare posti di lavoro, ma il progetto dell'AD di Ford rischierebbe di avere, stando ai funzionari di Washington, implicazioni sulla sicurezza nazionale. Le joint venture in Cina: di che si trattavaQuando l'industria automobilistica cinese era agli albori, i produttori esteri che entravano nel Paese del Dragone erano obbligati a stabilire joint venture con le Case locali come SAIC e FAW. I colossi americani ed europei hanno ottenuto profitti enormi, finanziando per decenni le proprie operazioni globali grazie alle vendite record in Cina. Mentre l'Occidente si concentrava sui motori a benzina, i partner cinesi sfruttavano le collaborazioni per assorbire i processi industriali. Con la rivoluzione elettrica, la nazione orientale ha innovato in autonomia, prendendo il controllo della catena di approvvigionamento delle batterie.Il concetto base di Farley, adesso, è semplice: se non puoi batterli, falli produrre sul tuo territorio, ma alle tue condizioni. Resterebbe tuttavia da sciogliere il nodo della reazione di Pechino: difficilmente il Dragone accetterebbe di partecipare a un match giocato interamente fuori casa e secondo le regole di Detroit, esportando il proprio knowhow elettrico che fa gola agli USA come al resto del mondo.
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Giappone - Honda Super One, cattivissima kei car: ispirata alla City Turbo anni 80, sfiora i 100 CV
La Honda ha diffuso le prime immagini della versione definitiva della Super One, confermando così il design aggressivo e sportivo della Super-One Concept svelata nel 2025, ispirata a sua volta alla Honda City Turbo degli anni '80. Cattiva in scala ridottaLa Super One deriva dalla keicar N One e: già in commercio, rispetto alla quale guadagna qualche centimetro, rappresentandone di fatto la variante più sportiva e prestazionale. La kei car giapponese è lunga 3.589 mm, larga 1.573, alta 1.616 e ha unpasso di 2.520 mm. Oltre all'esclusivo colore Boost Violet Pearl di queste immagini sono previste modifiche sostanziali alla carrozzeria e all'assetto, come le carreggiate più larghe. L'abitacolo riprende quello della N One e:, con sedili più avvolgenti, dettagli viola e una grafica personalizzata per la strumentazione da 7". In Boost potrebbe sfiorare i 100 CVAl momento non abbiamo ancora i dati tecnici definitivi del powertrain della Super One, ma sappiamo che sarà sicuramente più potente della N-One e:, che arriva a 47 kW (64 PS). Alcune indiscrezioni dal Salone di Singapore lasciano intuire che, in modalità Boost, la piccola kei car elettrica potrebbe arrivare a 70 kW (95 CV). Nessuna informazione neppure sulla batteria, ma il modello da cui deriva ne monta una da 29,6 kWh. In esclusiva per questo modello la Honda ha sviluppato la modalità e:Dash Booster, accessibile da un tasto sul volante, simula cambiate e sound del motore. Strizza l'occhio all'EuropaLa Honda ha annunciato la Super One per il mercato giapponese, ma non è passata inosservata la scelta di svelare la Concept in occasione del Goodwood Festival of Speed 2025: questo potrebbe essere un indizio circa l'intenzione di portare in Europa le kei car giapponesi seguendo lo slancio delle nuove regole che sta studiando la Comunità Europea sul tema E-Car.
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I piani per il gasolio - Stellantis, torna il diesel? Facciamo chiarezza con modelli, motori e strategia reale
Negli ultimi giorni, il diesel è tornato a far parlare di sé grazie a un articolo della Reuters su un ritorno in grande stile dei propulsori a gasolio nell'offerta dei marchi del gruppo Stellantis. L'agenzia di stampa parla di una sorta di resurrezione silenziosa per una tecnologia ormai demonizzata e finita al di sotto del 10% dell'immatricolato dopo anni e anni di una penetrazione ben oltre il 50%, nonché di un cambiamento strategico finora non riportato e legato al dietrofront sul fronte elettrico.Insomma, qualcosa di improvviso e sorprendente. La realtà è molto ben diversa dalle ricostruzioni di stampa e dal sensazionalismo di alcuni osservatori. il caso, come si suol dire, di mettere i punti sulle i e fare un riepilogo dell'offerta diesel del costruttore, con alcuni dei modelli e, soprattutto, i motori interessati. Una resurrezione già previstaInnanzitutto, Stellantis ha già chiarito le sue intenzioni subito dopo l'uscita di Carlos Tavares e l'arrivo al vertice di Antonio Filosa: l'obiettivo è riportare il cliente e le sue esigenze al centro dell'offerta commerciale. In un mercato ancora poco propenso all'elettrico, il nuovo management ha optato per un approccio multitecnologico che ha rilanciato il diesel anche in un'ottica di riduzione delle emissioni di CO. A tal proposito, bisogna ricordare come, a parità di consumi, i diesel di ultima generazione abbiano livelli emissivi inferiori a quelli dei propulsori a benzina. Inoltre, Stellantis ha omologato tutti i suoi motori ai carburanti avanzati, come i diesel HVO, che, nell'intero ciclo di vita, arrivano ad abbattere l'anidride carbonica di un valore tra il 70% e il 90%. Insomma, il diesel sarà anche demonizzato, ma qualche beneficio lo garantisce.A tal proposito, va ricordato che Alfa Romeo ha allungato la vita delle attuali Giulia e Stelvio fino alla fine del 2027, ma facendo una scelta ben precisa sul fronte delle motorizzazioni. Infatti, la Casa ha dato l'addio al 2.0 turbobenzina da 280 cavalli, mantenendo in gamma il 2.2 turbodiesel (che, a livello di CO, presenta valori inferiori), nelle versioni da 160 e 210 CV. Il segnale al mercato è stato chiaro, ma non l'unico, visto che dalla fine dell'anno scorso i vari marchi del gruppo hanno presentato novità di prodotto con un'ampia gamma di scelte motoristiche: si va dall'elettrico alle ibride fino ai tradizionali propulsori termici, tra cui, per l'appunto, il diesel. Modelli e motoriNell'offerta spiccano, innzitutto, i veicoli commerciali leggeri, che, per le loro finalità, hanno da sempre il diesel come motorizzazione di riferimento. Tuttavia, anche le loro declinazioni passeggeri non hanno abbandonato le alimentazioni a gasolio. Vediamo dunque quali sono alcuni dei modelli Stellantis che offrono ancora il diesel, i relativi propulsori e i siti di produzione, partendo dall'ultimo modello annunciato e con un'avvertenza: l'elenco non è esaustivo ed è destinato a un progressivo ampliamento. Opel Zafira (foto sopra): prodotta a Hordain (Francia), monta lo stesso turbodiesel 2.2 Euro 6e da 180 CV (fa parte della famiglia Multijet prodotta proprio a Pratola Serra) disponibile sulla variante commerciale Vivaro e sui altri mezzi da lavoro come Fiat Ducato, Peugeot Boxer e Citroën Jumper;Peugeot 308: viene assemblata a Mulhouse (Francia) e monta il 1.5 BlueHDi da 130 CV, da anni uno dei principali prodotti della fabbrica francese di Trémery;DS N4: viene offerta sempre col 1.5 BlueHDi, ma viene sfornata delle linee di Rüsselsheim (Germania);Opel Astra: non cambia la motorizzazione neanche per la compatta del Blitz, prodotta nella storica fabbrica dell'Assia;Opel Combo: viene assemblato, nelle varianti commerciale e passeggeri, a Vigo (Spagna) e Mangualde (Portogallo) ed è disponibile con due motori diesel: uno da 100 CV con cambio manuale e un altro da 130 CV con cambio automatico; Peugeot Rifter: siti di produzione e offerta identici a quelli del Combo; Citroën Berlingo: siti di produzione e offerta identici a quelli di Combo e Rifter; Fiat Qubo L: prodotto a Vigo, offerto con i diesel da 100 o 130 CV; Alfa Romeo Tonale: assemblata a Pomigliano d'Arco, è disponibile con un diesel 1.6 da 130 CV: Alfa Romeo Giulia e Stelvio: sfornate a Cassino, vengono commercializzate, come detto prima, coi diesel di 2.2 litri;Ram Rampage (foto in alto): prodotto a Goiana (Brasile), monta nell'allestimento Rebel un inedito turbodiesel 2.2 Multijet da 200 CV.
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Canada - Vector e Borealis, due concept elettriche per l'autonomia industriale
L'associazione canadese dei produttori di componentistica per automobili (Apma) ha presentato, durante il Canadian International AutoShow e alla presenza del premier Mark Carney, due concept di auto elettriche chiamate Vector e Borealis. Entrambe sono state disegnate, progettate e costruite in Canada con la collaborazione di 80 aziende, utilizzando materie prime prodotte localmente. VectorLa Vector è l'evoluzione di una showcar presentata nel 2023, con una carrozzeria ancor più estrema (stampata in 3D con una miscela di polimeri e alluminio) e una potenza portata da 550 a 650 CV. L'autonomia dichiarata è di 341 miglia (pari a 548 chilometri) ed è dotata - almeno sulla carta - di funzioni di guida assistita di livello 3, ossia senza necessità di tenere gli occhi sulla strada quando il sistema è in funzione. "La Vector rappresenta una piattaforma di innovazione progettata per mettere in mostra tecnologie canadesi commercialmente scalabili", spiega l'Apma, "in linea con lo scenario della mobilità del 2030. BorealisLa Borealis è una concept le cui tecnologie hanno una finestra di applicazione più ampia, di una decina d'anni. Anche in questo caso telaio e carrozzeria sono stampati in 3D, ma con una lega di metalli. Stando a quanto dichiarato dall'associazione di componentistica, anche il powertrain è stato stampato in 3D, e l'auto supporta sistemi di guida assistita di livello 5, oltre alla possibilità di comunicare con le infrastrutture connesse di strade e città. Per quanto riguarda l'autonomia, l'Apma parla di 932 miglia (1.500 km tondi tondi). Il piano di crescita (con la Cina)I due modelli, che per il momento non sono destinati a un futuro di serie, si inseriscono nell'ambito del programma Project Arrow, avviato nel 2023 per dimostrare che il Canada dispone delle possibilità, dal punto di vista dei fornitori, per produrre auto elettriche in maniera autonoma, senza dipendere da paesi terzi. Un programma che, nel pieno del protezionismo di Trump e delle crescenti tensioni tra Usa e Canada, si dimostra quantomai attuale. Nelle scorse settimane il governo canadese ha avviato un nuovo programma di incentivi per la produzione locale, un sistema di agevolazioni fiscali, ripristinato gli incentivi all'acquisto di auto elettriche e plug-in e potenziato i programmi di ampliamento delle infrastrutture di ricarica.Da ultimo, nell'ambito di un accordo commerciale più ampio con Pechino, il Canada ha ridotto dal 100% al 6,1% i dazi su una quota fissa di auto cinesi: 49.000 veicoli all'anno, con un prezzo inferiore ai 35.000 dollari canadesi (circa 21.600 euro). Una cifra che corrisponde al numero di auto cinesi vendute nel 2023/2024 in Canada, e pari al 3% delle immatricolazioni complessive.
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Jeep - Debutta in Usa la Wrangler Willys 392 con il V8 Hemi
La Jeep presenta in America la Wrangler Willys 392: dopo la Wrangler Whitecap, la 85th Anniversary e la Moab 392, si tratta della quarta "puntata" dell'iniziativa Twelve 4 Twelve (dodici per dodici) nata per celebrare gli 85 anni del marchio, e che vedrà debuttare una serie speciale della Wrangler ogni mese, per dodici mesi. La Willys 392 sarà disponibile a partire da 71.990 dollari, un prezzo decisamente più basso rispetto all'unica altra variante con motore Hemi 6,4 litri da 477 CV, la già citata Moab 392, che parte da 79.995 dollari. Una serie nata per l'offroadL'allestimento in serie limitata Willys include le grafiche personalizzate, il colore esterno speciale Goldilocks, i cerchi da 17" con pneumatici da 35" e sistema di fissaggio beadlock antistallonamento, i paraurti semplificati e le pedane da offroad, la trazione integrale con Selec-Trac e differenziale posteriore Tru-Lok con rapporto 4,56, gli assali rinforzati Dana 44, la predisposizione per il montaggio del verricello anteriore, gli interni in pelle Nappa e l'impianto audio Alpine.
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Francia - Dieselgate senza fine: Volkswagen a giudizio, nel mirino anche Stellantis e Renault
Dalla Francia arrivano nuovi sviluppi giudiziari per il Dieselgate, un capitolo della storia dell'auto europea destinato, evidentemente, a non avere mai fine nonostante siano passati ormai più di dieci anni. Un tribunale penale di Parigi ha rinviato a giudizio la Volkswagen per la presunta frode perpetrata con gli ormai famosi software illegali per la manipolazione delle emissioni.Tuttavia, il costruttore tedesco potrebbe non essere il solo a dover comparire alla sbarra: stando alle ricostruzioni della stampa francese, i pubblici ministeri avrebbero chiesto il rinvio a giudizio anche per Renault e per le aziende confluite nel gruppo Stellantis, ossia Peugeot-Citroën e Fiat Chrysler. Sarà un maxi-processo. Sarà un maxi-processoDunque, buona parte del settore automobilistico europeo torna sotto l'incubo dei processi per uno scandalo già costato diversi miliardi di euro e, soprattutto, la progressiva scomparsa di una tecnologia da primato per l'intera filiera continentale. E, in attesa di ulteriori sviluppi sulle richieste dell'accusa, si può già dire che la Volkswagen rischia veramente di affrontare un maxi-processo, che, però, avrà tempi decisamente lunghi. Infatti, la prima udienza, ossia quella destinata a incardinare il processo lungo binari ben precisi, è stata fissata per il 18 dicembre prossimo.In sostanza, l'intero procedimento avrà luogo, molto probabilmente, durante tutto il 2027, sei anni dopo l'iscrizione dei vari gruppi nel registro degli indagati: l'avvio dell'inchiesta risale al 2021, ma la richiesta di rinvio a giudizio risale all'anno scorso e la decisione di accoglierla per la sola Volkswagen è datata 30 gennaio 2026.Del resto, come sostenuto da un avvocato delle parti, il sistema giudiziario francese non è preparato a gestire casi di così vasta portata: sono oltre 1.500 le parti civili, tra cui molti privati, numerose aziende, diversi enti pubblici (c'è perfino il dipartimento de La Réunion) e alcune associazioni ambientaliste. Inoltre, sul banco degli imputati è finita quella che la stampa francese definisce un'enorme flotta di veicoli potenzialmente idonei al risarcimento. Le accuse? Sempre le stesseIn ogni caso, gli addebiti a carico dell'azienda tedesca sono sostanzialmente identici a quelli di altri casi promossi in giro per il mondo. La Volkswagen, accusata di frode su un prodotto che comporta un pericolo per la salute umana e animale, è sospettata di aver installato deliberatamente un dispositivo illegale sui suoi modelli diesel e di aver commercializzato veicoli dotati di un dispositivo che rileva le fasi del test di omologazione e migliora sistematicamente le prestazioni del sistema di controllo delle emissioni del veicolo durante queste procedure, al fine di rispettare il limite normativo in questo ambito e ottenere così la loro omologazione.I presunti reati hanno riguardato circa un milione di veicoli dei marchi Volkswagen, Volkswagen Veicoli Commerciali, Seat, Audi e Skoda, dotati degli ormai famosi propulsori EA189 TDI da 1.2, 1.6 e 2 litri di cilindrata e commercializzati tra il 2009 e il 2016.
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Cina - Nuova BYD Sealion 06 DMi: la super ibrida plugin porta lautonomia elettrica a 220 km
La BYD si prepara a lanciare (per ora solo sul mercato cinese) la versione aggiornata della sua Sealion 06 DM-i, Suv di segmento D costruita sulla piattaforma e-platform 3.0 Evo. Le novità riguardano principalmente il powertrain, che guadagna 20 CV e un'autonomia in elettrico che arriva a 220 chilometri. Al momento non sappiamo se questo modello è destinato ad arrivare anche in Europa; visto e considerato il boom delle plug-in nel nostro paese, l'ipotesi è tutt'altro che remota. Il nuovo powertrainLa Sealion 06 DM-i monta un propulsore ibrido plug-in da 175 kW di potenza combinata, pari a 238 CV: rispetto al modello precedente guadagna +15 kW (20 CV). L'unità termica, il 1.5 BYD472QC, è rimasta invariata, mentre l'autonomia in modalità EV è aumentata sensibilmente, passando dai 170 ai 220 chilometri dichiarati nel ciclo di omologazione cinese. La capacità della batteria non è stata comunicata. Può avere anche il LidarLe plug-in della BYD commercializzate in Cina montano di serie la suite di assistenza alla guida denominata God's Eye, che prevede 12 telecamere, cinque radar a onde da 5 mm e 12 ultrasonici. Su richiesta sarà possibile avere anche il Lidar, che migliora ulteriormente le capacità di guida altamente assistita in ambiente urbano e suburbano. Costa (quasi) come primaLa BYD Sealion 06 DM-i apre il listino cinese da 139.800 yuan, pari a poco più di 17 mila euro. Il nuovo modello avrà un incremento di prezzo modesto, pari a 5.000 yuan (circa 600 euro).
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Premi - Akio Toyoda e Giampaolo Dallara nella Automotive Hall of Fame
La Automotive Hall of Fame ha annunciato l'elenco delle personalità inserite nella classifica del 2026. A essere inseriti nel prestigioso elenco, attivo dal 1967, sono Akio Toyoda, Giampaolo Dallara, il gruppo formato da Harold Goddijn, Corinne Vigreux, Peter Frans Pauwels e Pieter Geelen e la coppia formata da Tom Barrett e Russ Jackson. La premiazione si terrà a Detroit il prossimo 23 settembre. Perché sono stati iscrittiAkio Toyoda, attuale Presidente del Gruppo Toyota e nipote del fondatore, è stato nominato per la sua scelta di riportare la passione e lo sport al centro della strategia del marchio giapponese, che rimane il primo costruttore mondiale grazie anche all'impegno verso l'elettrificazione. Giampaolo Dallara è stato invece selezionato per i successi ottenuti nel motorsport e per il lavoro pionieristico nel settore della ricerca e sviluppo. Il titolo è stato riconosciuto anche ai fondatori di TomTom (Harold Goddijn, Corinne Vigreux, Peter Frans Pauwels e Pieter Geelen) per la rivoluzionaria introduzione al pubblico di massa della navigazione satellitare, mentre Tom Barrett e Russ Jackson, fondatori della Casa d'aste Barrett-Jackson, sono stati nominati per il loro ruolo di vertice nel settore del collezionismo.
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F1, Test Bahrain - Mercedes chiude davanti, ma la fotografia è ancora sfocata
La terza giornata del primo test invernale in Bahrain ha consegnato alla classifica una doppietta Mercedes, con Andrea Kimi Antonelli davanti a George Russell, e una Ferrari terza con Lewis Hamilton a mezzo secondo. Ma, come sempre accade in questo periodo dell'anno, i numeri raccontano solo una parte della storia.La Stella ha reagito dopo la mezza giornata persa ieri, inanellando 127 giri complessivi e mostrando una buona costanza sui long run. Antonelli ha fermato il cronometro in 1'33669, sfruttando una pista più fresca rispetto al compagno, ma il dato più interessante è la continuità di lavoro. La Mercedes ha rimesso ordine nei propri riferimenti, senza ancora scoprire le carte. Bilancio positivo per la FerrariDietro, come dicevamo, c'è la Ferrari. Hamilton ha completato l'intera giornata, lavorando sulle C3 e poi sulle C2 e C1 nel finale. La bandiera rossa provocata dal sette volte iridato a dieci minuti dalla fine per una semplice prova di pescaggio non ha alterato il bilancio: la SF-26 ha macinato chilometri senza problemi sostanziali, confermando l'affidabilità della power unit 067/6.La sostanza, per Maranello, è tutta nella comprensione del pacchetto. Charles Leclerc aveva già completato il suo lavoro nei giorni precedenti, totalizzando 142 giri e 769 chilometri, l'equivalente di due Gran Premi e mezzo. Il focus non era la prestazione pura, ma la messa a punto di un equilibrio delicato tra aerodinamica, gestione dell'energia e comportamento delle gomme.La SF-26 sembra nascere con una buona efficienza aerodinamica, ma le simulazioni hanno evidenziato un grip inferiore alle attese. Serve più carico per portare le gomme nella finestra ideale di funzionamento, senza però pagare in termini di drag. Perché ogni punto di resistenza in più si traduce in energia sottratta alla gestione elettrica.Ed è proprio qui che si gioca una partita chiave. Come altre squadre, la Ferrari sta lavorando sulla scalata per favorire il recupero di energia in frenata, accumulando carica in batteria. Il problema è rendere lineare questa strategia: il freno motore deve essere calibrato in modo fine, evitando reazioni troppo brusche che destabilizzano la vettura in ingresso curva. un lavoro di cesello che coinvolge direttamente i piloti, chiamati ad adattare lo stile di guida a una monoposto che impone nuove priorità. Potenza, resistenza aerodinamica e distribuzione dell'energia sono variabili intrecciate. Separarle, oggi, è quasi impossibile. Ma l'impressione è che la base sia sana: affidabile sul piano meccanico, ancora da affinare sul piano dinamico. Red Bull si dichiara quarta forzaPierre Waché ha voluto spegnere sul nascere la narrativa di una squadra già pronta a dominare. La RB22 ha completato bene il proprio lavoro, soprattutto considerando che la power unit è frutto di una struttura giovane che in tre anni e mezzo ha portato in pista un progetto completo. Ma, secondo il direttore tecnico, le gerarchie non sono state ribaltate.Ferrari, Mercedes e McLaren sarebbero davanti. Red Bull si vede poco dietro, ma con aree di debolezza evidenti: grip e deportanza limitati, difficoltà nella trazione a bassa velocità, gestione dell'energia ancora da ottimizzare. Waché ha ammesso anche una condizione di sovrappeso e con un piano di alleggerimento già in atto. Il quadro è realistico: la RB22 non è ancora al livello delle migliori nelle curve a media velocità, e la distribuzione dell'energia apparsa efficace nel primo giorno è stata rapidamente pareggiata dagli avversari. Una foto ancora sfocataDopo tre giorni a Sakhir, i valori in campo non sono ancora chiarissimi. Quel che è certo è che il gruppetto davanti resta quello di McLaren, Mercedes, Ferrari e Red Bull (non necessariamente in questo ordine). Restano molto indietro Cadillac e Aston Martin, che sembrano essere al momento quelle più in difficoltà, dietro anche alla stessa Audi.Certamente, la situazione sarà molto più chiara la prossima settimana, quando tutte le squadre proveranno a spingere un po' di più per mettersi alla prova con il cronometro. Lì la foto sarà meno sfocata e più verosimile a quello che potremo vedere all'inizio del prossimo campionato a Melbourne.
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Messico - Nissan lascia la fabbrica di Aguascalientes: BYD e Geely sono in pole per rilevarla
Nissan è prossima a chiudere i cancelli dell'impianto messicano di Aguascalientes, ma per il sito c'è la fila di pretendenti e sono tutti - o quasi - cinesi. Stando alle ultime indiscrezioni di stampa, tra le aziende ormai entrate nella finale del processo di vendita della fabbrica ci sarebbero in prima fila BYD e Geely, due dei costruttori del Dragone più attivi nella ricerca di potenziali opportunità per accelerare la loro espansione internazionale. Il processo di dismissioneIl processo sarebbe ormai arrivato alle battute finali con la scelta di un terzetto di contendenti: oltre a BYD e Geely, ci sarebbe anche la vietnamita VinFast. Tuttavia, la fabbrica di Aguascalientes avrebbe attirato molte più aziende, visto che inizialmente avrebbero espresso il loro interesse ben nove costruttori, tra cui altri due grandi gruppi cinesi come Chery e Great Wall Motor. In altre parole, i cinesi hanno ormai messo nel mirino anche il Messico e il suo ruolo di baricentro industriale nell'America Latina.L'eventuale cessione, però, potrebbe rappresentare anche un cambiamento storico per l'industria dell'auto messicana, finora monopolizzata da grandi Case europee, giapponesi e statunitensi. A ogni modo, per i cinesi non mancano gli ostacoli da superare, a partire dalle perplessità del governo messicano, intenzionato, per il momento, a non peggiorare la propria posizione nei confronti dei vicini Stati Uniti: infatti, l'amministrazione Trump, al di là delle dichiarazioni dell'attuale inquilino della Casa Bianca, non vede di buon occhio l'arrivo dei cinesi negli Usa, figurarsi in un Paese limitrofo. Nissan, tagli e rilancioIn ogni caso, la fabbrica di Aguascalientes fa evidentemente gola, anche perché si tratta di un sito di grandi dimensioni con neanche dieci anni di vita: inaugurato nel 2017, ha oggi una capacità produttiva annua di 230.000 veicoli. La Nissan, però, ha ormai deciso di abbandonarlo nel quadro di una più ampia strategia di ridimensionamento della rete produttiva.Sul futuro dell'impianto, che sfornava le Infiniti QX50 e QX55 e anche le Mercedes GLB sulla base di un vecchio accordo di joint venture ormai abbandonato, hanno influito anche le conseguenze dei dazi americani sui prodotti messicani (i veicoli sono soggetti a tariffe doganali del 25%). Anche il Messico, con una mossa letta come un tentativo per allentare le tensioni con Washington, ha imposto dazi del 50% sulle importazioni dalla Cina e da altre nazioni asiatiche, ma proprio quest'ultima iniziativa potrebbe spingere i costruttori del Dragone a scegliere la strada della produzione locale invece di continuare a spedire veicoli via mare.Detto questo, è il caso di tornare sulle difficoltà della Nissan, perché tra tutti i grandi costruttori giapponesi è quello che sta mostrando le performance peggiori. Nei primi nove mesi dell'esercizio fiscale al 31 marzo 2026, i ricavi sono scesi da 9.143 miliardi di yen a 8.578 miliardi, anche per effetto di un calo delle consegne, mentre il risultato operativo è passato da un utile di 64 miliardi a una perdita di 10,1 miliardi e quello netto da un dato positivo per 5,1 miliardi a un rosso di 250,2 miliardi.La Casa di Yokohama ha però rivisto al rialzo le stime per l'intero esercizio: il fatturato dovrebbe quindi attestarsi a 11.900 miliardi di yen (11.700 la precedente stima) e la perdita operativa a 60 miliardi e non più a 275 miliardi. Non cambia la previsione su un rosso annuale di 650 miliardi. Il miglioramento è legato a una serie di fattori contabili positivi, nonché ai primi effetti del programma di razionalizzazione ed efficientamento voluto da Espinosa (foto sopra).A proposito del piano, l'AD è stato più che chiaro nel ribadire l'intenzione della Nissan di andare fino in fondo con tutti i sette impianti da dismettere, come nel caso di Aguascalientes e dello stabilimento sudafricano di Rosslyn, ceduto, guarda caso, proprio a un'azienda cinese, la Chery. La Nissan è anche in anticipo sul processo di riduzione dell'organico globale (è prevista l'uscita di circa 20 mila dipendenti) e ha già raggiunto risparmi sui costi fissi per 160 miliardi di yen, su un totale di 150 miliardi indicati nel piano di rilancio Re:Nissan, presentato lo scorso maggio. Per Espinosa, dunque, la Nissan è sulla strada giusta per la ripresa.
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Stellantis - Fiat Fastback, nuove foto da Torino: la Suvcoupé mostra dettagli inediti
Proseguono i test della Fiat Fastback per le strade di Torino, dove abbiamo già avuto modo di vedere alcuni esemplari camuffati in giro per la città. Le ultime foto spia ritraggono la Suv-coupé nel parcheggio di un supermercato del capoluogo piemontese: ringraziamo Pietro, nostro lettore e abbonato, per averla addocchiata e fotografata. Linee da Suv sportivaQuesto modello rappresenta l'evoluzione dalle linee più filanti della Giga Panda (che, lo ricordiamo, è un nome ancora provvisorio), lungo circa quattro metri e mezzo e costruito sulla piattaforma Smart Car. Anche se coperto da una goffa e imponente camuffatura, si vede chiaramente la linea discendente del tetto. Quasi del tutto invisibili, invece, i gruppi ottici posteriori con due segmenti a Led visibili (ma su altri prototipi se ne vedevano tre). un muletto ibridoQuasi completamente coperti dalle camuffature anche i fari anteriori, dove però si intravedono gli elementi a Led orizzontali che caratterizzeranno sia la Giga Panda sia questo modello. Nella parte bassa del paraurti si intravedono le aperture ricavate dagli adesivi per far passare l'aria, sopra e sotto la targa (posticcia e scritta a penna): il prototipo fotografato da Pietro ha un motore che deve raffreddarsi. Sopra la ruota anteriore c'è un pannello piatto, che nasconde le linee di quello che probabilmente è un passaruota piuttosto muscoloso. Interni originaliLa foto degli interni mostra un abitacolo molto simile a quello visto qualche settimana fa: non si tratta della riproposizione di quello della Panda, ma avrà grande display dell'infotainment a centro plancia e un piccolo display dietro il volante dalle forme leggermente squadrate. Farà la giramondoCome la Giga Panda da cui deriva, anche la Fastback avrà powertrain full electric e ibridi, anche a trazione integrale. Non è da escludere, come già accaduto con la più piccola Panda, l'arrivo di una variante d'ingresso termica "pura", magari con il cambio manuale. La Fiat Fastback verrà commercializzata in Europa e in Sud America, ma potrebbe essere prodotta in Turchia, oppure in Marocco (per contenere i costi).
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Calcio - BYD cala il triplete: dopo UEFA e Inter, la Casa cinese sponsorizza il Manchester City
E tre: dopo essere stato partner Uefa degli Europei di calcio 2024 in Germania, e aver siglato un accordo di sponsorizzazione con l'Inter in Italia, il gruppo BYD stringe un sodalizio col Manchester City. Il marchio del gigante cinese apparirà sulle maniche delle tenute da allenamento dei Citizens e sarà presente nell'Etihad Stadium, col simbolo del brand che comparirà sui poggiatesta della zona panchine. Grazie a una strategia mirata che sfrutta lo sport per entrare nell'immaginario collettivo, Shenzhen intende mettere il turbo alla sua visibilità globale.
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