Giappone - Toyota, cambio al vertice: Kon nuovo CEO, ecco perché Sato lascia la guida
La Toyota procede con un cambio al vertice solo in parte sorprendente: dall'1 aprile il direttore finanziario Kenta Kon assumerà il ruolo di presidente esecutivo e amministratore delegato, sostituendo Koji Sato.Il rimpasto è legato al nuovo incarico istituzionale affidato a Sato, che da poche settimane è diventato ufficialmente presidente della Japan Automobile Manufacturers Association (JAMA). Il manager rimarrà comunque nell'organigramma Toyota come vicepresidente e nel nuovo ruolo di Chief Industry Officer. I motivi del rimpastoLa Toyota ha spiegato nel dettaglio le motivazioni del cambio al vertice. Nel suo nuovo ruolo, Sato si concentrerà sul settore automobilistico in senso più ampio, includendo anche le strategie della stessa Toyota, mentre Kon sarà responsabile della gestione interna dell'azienda come presidente e CEO.Questo cambiamento di ruoli mira ad accelerare il processo decisionale del management in risposta ai cambiamenti dell'ambiente interno ed esterno e a creare una struttura capace di realizzare appieno la missione Toyota, afferma la multinazionale.Nel difficile contesto economico attuale per l'industria automobilistica, cresce l'urgenza di accelerare iniziative concrete di collaborazione industriale per rafforzare la competitività internazionale. Per questo il ruolo di Sato alla JAMA assume una rilevanza significativa: oltre alla guida dell'associazione, è anche vicepresidente della Federazione imprenditoriale giapponese, con il compito di avanzare proposte politiche focalizzate sul monozukuri (produzione) e sulla cooperazione industriale.Secondo Toyota, oggi è necessario non solo rafforzare la cooperazione interna al settore, ma anche ampliare le partnership oltre i suoi confini. Il Consiglio di amministrazione ha quindi stabilito che contribuire al settore è responsabilità di Toyota, dando così il via libera alla nomina di Sato alla presidenza JAMA.Perché proprio KonLa scelta di Kenta Kon è stata motivata dalla sua esperienza maturata in Woven, il progetto di "città del futuro" avviato in Giappone, e soprattutto dal contributo offerto nel migliorare la struttura degli utili dell'azienda. Una competenza ritenuta decisiva per guidare Toyota in una fase di forte trasformazione e crescente pressione competitiva globale.
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Il reset di Filosa - Stellantis, transizione sovrastimata: l'inevitabile cambio di rotta costa 22 miliardi
Da mesi circolavano ipotesi sulla possibilità di pesanti svalutazioni e rettifiche di bilancio nei conti di Stellantis, ma nessuno immaginava una manovra della magnitudo resa pubblica con i risultati annuali. L'amministratore delegato Antonio Filosa ha scelto di rivedere in profondità le strategie del suo predecessore Carlos Tavares, reimpostando l'intero business con l'obiettivo dichiarato di soddisfare al meglio le preferenze dei clienti e sostenere una crescita profittevole. La decisione ha portato alla contabilizzazione di oneri per 22,2 miliardi di euro, una cifra addirittura superiore a quella affrontata da Ford in una revisione analoga. "Una transizione sovrastimata"La reimpostazione che abbiamo annunciato oggi si inquadra nel decisivo percorso avviato nel 2025, per tornare, ancora una volta, a porre i clienti e le loro preferenze come punto di riferimento di ogni nostra decisione", spiega Filosa, sottolineando che gli oneri "riflettono in larga parte il costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica, che ci ha allontanato dalle esigenze, dalle possibilità e dai desideri reali di molti acquirenti di autovetture".Inoltre, il manager parla di "criticità pregresse, che il nostro nuovo team sta progressivamente gestendo: abbiamo esaminato ogni angolo della nostra attività e stiamo attuando i cambiamenti necessari, mobilitando tutta la passione e l'ingegno che abbiamo in Stellantis. La risposta positiva dei clienti alle nostre iniziative di prodotto nel 2025 si è tradotta in un aumento degli ordini e in un ritorno alla crescita dei ricavi"."Nel 2026, la nostra attenzione incrollabile sarà rivolta a colmare i gap di esecuzione del passato, così da dare ulteriore impulso ai primi segnali di rinnovata crescita. Non vediamo l'ora di condividere tutti i dettagli della nostra nuova strategia durante l'Investor Day del 21 maggio", conclude l'ad. I numeri e gli effetti della stangata Gli oneri produrranno uscite di cassa per 6,5 miliardi nei prossimi quattro anni, ma i loro effetti si fanno sentire già nel secondo semestre: i ricavi risultano compresi tra 78 e 80 miliardi, mentre la redditività è scivolata in negativo con un risultato operativo tra -1,2 e -1,5 miliardi, una perdita netta tra 19 e 21 miliardi e flussi di cassa operativi compresi tra -2,3 e -2,5 miliardi.Nel dettaglio, 14,7 miliardi derivano dal riallineamento dei piani di prodotto alle reali preferenze dei clienti, dalle nuove normative sulle emissioni negli Stati Uniti e dalle aspettative significativamente ridotte per i modelli Bev. All'interno di questa cifra, 2,9 miliardi riguardano svalutazioni per prodotti cancellati - tra cui il Ram 1500 elettrico - e 6 miliardi sono collegati alle piattaforme. Altri 2,1 miliardi sono legati al ridimensionamento della supply chain dedicata ai veicoli elettrici.Un ulteriore impatto di 5,4 miliardi deriva da cambiamenti operativi, con 4,1 miliardi riferiti all'aggiornamento delle stime sui fondi garanzia, reso necessario dal recente aumento dei costi e da un deterioramento della qualità, conseguenza di decisioni operative non all'altezza delle aspettative. I rimanenti 1,3 miliardi comprendono altre iniziative, tra cui la riduzione della forza lavoro in Europa. Niente dividendoStellantis precisa comunque di aver "già adottato la gran parte delle decisioni necessarie per correggere la rotta, in particolare quelle volte ad allineare i piani e il portafoglio prodotti alla richiesta di mercato". Tra le varie azioni vengono citati il piano di investimento da 13 miliardi di dollari negli Stati Uniti, l'ampliamento delle scelte sulle motorizzazioni, la cancellazione di modelli "che non potranno conseguire volumi sufficienti a garantire la redditività", una "profonda riorganizzazione dei processi globali di produzione e gestione" della qualità. Inoltre, il gruppo sottolinea "i primi benefici tangibili" della revisione delle strategie, tra cui il ritorno a volumi e ricavi netti in crescita nel secondo semestre del 2025, un aumento degli ordini dai clienti e dalla rete e i miglioramenti negli indicatori iniziali di qualità": nel secondo semestre le consegne sono cresciute dell'11% a 2,8 milioni di unità, con un +39% solo in Nord America; gli ordini sono aumentati del 13% in Europa allargata; dall'inizio del 2025 le segnalazioni di problemi nel primo mese di servizio delle vetture sono calate di oltre il 50% in Nord America e di oltre il 30% in Europa allargata.Ci sono, però, ulteriori conseguenze, ma questa volta a carico degli azionisti. Infatti, le pesanti perdite hanno spinto il management a cancellare la distribuzione dei dividendi per il 2026. Le prospettiveInfine, non manca un passaggio sulle prospettive finanziarie per il 2026. Stellantis evidenza il contesto operativo complesso, "in particolare per via delle incertezze regolatorie ancora presenti in Europa allargata", ma punta sui "progressi ottenuti nel rafforzamento del portafoglio prodotti e nell'esecuzione industriale" per proseguire lungo un percorso di "miglioramento sequenziale" dei principali parametri di bilancio: per il 2026, si prevede un aumento dei ricavi netti, del margine operativo e della generazione di cassa, con un ritmo di crescita più sostenuto nel secondo semestre.
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Bosch - Track Performance Assist, il copilota virtuale che ti insegna a guidare forte
Avete presente quando si fa scuola guida e l'istruttore ha i doppi pedali per aiutare il principiante di turno? Ecco, ora pensate alla stessa cosa ma in pista, a 200 all'ora. E senza un umano al vostro fianco. Questo, in poche parole, è il Bosch Track Performance Assist, una sorta di copilota virtuale che, oltre a darti indicazioni su come guidare, ti può anche aiutare attivamente, arrivando perfino a frenare al posto tuo. L'ho provato sulla pista tedesca di Boxberg, mettendomi al volante di un'Aston Martin DB12 (4.0 V8 biturbo, 680 CV e 800 Nm) e devo dire che, dopo le diffidenze iniziali, ho iniziato ad apprezzarlo. Angelo custode, ma anche coachPremessa: amo le auto analogiche, mi piace guidare in purezza, senza elettronica. Ma farlo con una vettura da 2, 3 o 400 cavalli è una cosa, mentre passare a potenze molto superiori un'altra. Per questo, non disdegno quegli aiuti che ti consentono di fare bene o male quello che vuoi (ammesso che tu lo sappia effettivamente fare) e che intervengono un po' come angeli custodi, garantendoti sicurezza.Ecco, quello sviluppato dalla Bosch è un sistema pensato sia per questo, sia per insegnarti a guidare più forte.Agisce sulle varie centraline della vettura e, tramite diversi sensori, rileva la tua posizione in pista, la velocità e tantissimi altri parametri: dall'angolo di imbardata a quanto premi sul gas, per trovare sempre la velocità ottimale con cui percorrere una curva. Per farlo utilizza un'intelligenza artificiale che calcola la traiettoria ideale e la confronta con quella dell'auto, cercando di sovrapporle tramite interventi su freni e acceleratore (per ora non è previsto alcun assist di sterzo, ma sarebbe potenzialmente fattibile). Tutta la pista flat outNelle modalità più conservative (ce ne sono otto diverse) puoi anche farti tutto il circuito flat out, col piede affondato sul pedale del gas senza mai alzarlo. Dopo qualche timore iniziale (mi fidavo ciecamente degli ingegneri che l'hanno sviluppato, ma sull'auto c'ero io, non loro) ho provato a non mollare l'acceleratore, lasciando gestire tutto all'elettronica.Avvicinandoti alle curve, l'auto ti indica con una voce registrata il punto di staccata e, se tu non freni, frena lei per te. Entri in curva (sempre col gas spalancato) e il sistema parzializza l'acceleratore, aumentando la potenza inviata alle ruote posteriori man mano che inizi a riallineare. Sulla carta, dunque, il Track Performance Assist riesce a trovare il grip ottimale in ogni frangente, consentendoti di sfruttare al massimo l'auto.Riducendo l'intervento dell'elettronica, il punto di staccata viene comunque segnalato e, se vai lungo, lui è sempre lì a vegliare su di te. In accelerazione invece è abbastanza permissivo: se percepisce che hai il controllo, ti lascia pure uscire dalle curve di traverso.Il prodotto è già valido, ma ci sono ancora margini di miglioramento e Bosch non ha ancora deciso quando introdurre questo sistema di nicchia e riservato unicamente all'uso in pista sul mercato. Quello che è certo, però, è che questa tecnologia non è fine a sé stessa: il marchio tedesco intende infatti utilizzarla anche per proporre nuove soluzioni destinate alle auto di tutti i giorni.
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Immatricolazioni - La Cina domina il mercato globale: un terzo delle auto vendute nel mondo viene da Pechino
La Cina continua a frantumare un record dopo l'altro: nel 2025, un'auto su tre vendute nel mondo viene dal Paese del Dragone. Per la precisione, il Celeste Impero ha raggiunto una quota del 35,6% del mercato globale, superando il primato stabilito nel 2024. Secondo l'associazione dei costruttori cinesi, su un totale di 96,47 milioni di auto vendute nel mondo, ben 34,35 milioni sono attribuibili alla superpotenza asiatica, per un incremento del 9% anno su anno. Le altre nazioni non reggono il ritmoA fronte di una crescita globale del 5%, gli Stati Uniti restano indietro, fermandosi a 16,72 milioni di unità (+1%). Segue l'India con 5,58 milioni (+7%), poi il Giappone a 4,56 milioni e la Germania a 3,16 milioni, rispettivamente +3% e +1%. La spinta cinese appare ormai inarrestabile rispetto ai mercati storici dell'automotive. Nuovo boom delle esportazioniSul fronte delle esportazioni, la Cina consolida la leadership con 8,32 milioni di veicoli esportati nel 2025, segnando un +30% rispetto all'anno precedente. L'estero resta una valvola di sfogo cruciale per i costruttori locali, soprattutto in piena guerra degli sconti interna, che riduce i margini e spinge le aziende a cercare profitti più solidi sui mercati internazionali.
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Hyundai - Calcara:"Nel 2026 arrivano Ioniq 3, Ioniq 6 facelift e la Nexo di nuova generazione"
Il 2027 sarà un anno ricchissimo di novità per il marchio Hyundai (potete approfondirle qui), ma già nei prossimi mesi assisteremo a un'evoluzione della strategia commerciale del costruttore coreano. Ne abbiamo parlato, durante una tavola rotonda informale, con Francesco Calcara, presidente e CEO di Hyundai Italia, che dopo averci confermato l'arrivo, già quest'anno, della nuova Ioniq 3, del facelift della Ioniq 6 e della nuova generazione della Suv a idrogeno Nexo ci ha raccontato i risultati ottenuti nel 2025 e la strategia futura del marchio. Una strategia che comporterà un totale rinnovamento della gamma con modelli ibridi, a partire dal segmento B, accomunati da un nuovo stile e da un maggiore family feeling rispetto all'attuale lineup.Crescono flotte ed EVL'analisi dei dati del 2025 evidenzia una crescita strutturale significativa: Hyundai ha mantenuto una quota di mercato del 3,1%, un traguardo notevole raggiunto parallelamente a una profonda ristrutturazione della rete concessionaria. Riducendo gli operatori a circa 80, il brand ha garantito maggiore solidità ai partner e standard più elevati ai clienti, puntando sulla centralità del dealer fisico.Brillanti i risultati nel settore flotte (su cui il marchio continuerà a investire), con volumi cresciuti del 50%, e nel segmento delle auto elettriche, dove le vendite sono triplicate rispetto all'anno precedente. Niente effetto wowLa visione di Calcara non si limita ai numeri: punta a trasformare la percezione del brand, già salito dall'ottavo al dodicesimo posto nelle preferenze degli italiani. L'obiettivo è che l'utente non si stupisca più della qualità di una Hyundai, ma che la consideri la norma. Il marchio, infatti, non vuole il cosiddetto effetto wow.Il percorso passa dal racconto dell'intero ecosistema del Gruppo, che spazia dalla robotica avanzata di Boston Dynamics alla mobilità aerea, fino al progetto Run to progress, legato al mondo delle maratone e simbolo di un progresso sostenibile e inclusivo.Neutralità tecnologicaSul fronte tecnologico, Hyundai rivendica una neutralità energetica unica nel mercato, offrendo ben otto diverse alimentazioni.Se il Gpl resta un asset strategico per l'Italia, il Full Hybrid rappresenta ormai oltre un quarto delle vendite totali, trainato dal successo della Tucson, leader del suo segmento.Guardando al 2026, il marchio si prepara a una fase di resilienza, puntando su modelli chiave come la nuova Inster e il restyling della gamma Ioniq, per poi lanciare nel 2027 una serie di nuovi modelli caratterizzati dal linguaggio stilistico Art of Steel.In arrivo, come detto, nuove segmento B ibride, che proseguiranno il percorso di elettrificazione dell'intera gamma. Tutto questo senza inseguire guerre di prezzo al ribasso, ma puntando con decisione sul valore reale del prodotto.
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La strategia - Hyundai corre verso il 2027: in arrivo 5 nuovi modelli, 3 saranno piccole (anche ibride)
La Hyundai punta dritto al 2027, con cinque nuovi modelli in arrivo già nel prossimo anno. La tabella di marcia è serrata: nell'arco di 18 mesi debutteranno tre piccole, con un focus sul segmento B, e altri due modelli più grandi, tutti dotati di powertrain elettrificati a vari livelli. L'ibrido sarà protagonista di questa fase di trasformazione del marchio, ma anche le elettriche avranno un ruolo cruciale, a partire dalla nuova Ioniq 3, una hatchback compatta prodotta in Turchia, nello stabilimento di Izmit, e attesa entro la fine dell'anno. Le ipotesiLa gamma del marchio coreano è da poco orfana del suo modello entry level, la i10, uscita di produzione per lasciare spazio all'aggiornamento delle linee dedicate alle elettriche di nuova generazione. Non ci sarà un'erede diretta: la Inster, solo elettrica, prenderà il ruolo di nuovo modello d'ingresso.Poco più su debutteranno la nuova generazione della Bayon e la rinnovata i20, entrambe con motori termici ma elettrificati. Il terzo modello di segmento B dovrebbe essere proprio la Ioniq 3 (ma la Casa potrebbe sorprendere). Nei segmenti superiori, invece, sono attese le nuove generazioni della i30 nelle varianti cinque porte e, probabilmente, station wagon e forse della Tucson. Quest'ultima potrebbe però arrivare più avanti, essendo ancora relativamente giovane (2020) e fondamentale a livello di volumi. Investimenti miliardariProprio la Tucson ha guidato le vendite del marchio, confermandosi leader del canale privati nel segmento C-SUV, grazie anche a una gamma che spazia dall'ibrido full al plug-in. In vista dei nuovi modelli, il gruppo ha rafforzato le infrastrutture europee con investimenti importanti: 150 milioni di euro per il nuovo centro R&D Square Campus in Germania e oltre 2 miliardi di euro per lo stabilimento di Noovice, in Repubblica Ceca, ora attrezzato per l'assemblaggio di batterie.I numeri del 2025 e il mercato italianoNel 2025, in Europa, Hyundai ha registrato 603.542 immatricolazioni, raggiungendo una quota di mercato del 4,2%. A trainare la crescita è stato il comparto dei veicoli elettrificati, salito del 24%, con un balzo del 48% per le BEV.In Italia, il marchio mantiene una quota del 3,0%, distinguendosi per un'elevata penetrazione delle full hybrid (HEV), pari al 27%, il doppio della media nazionale ferma al 13%.
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Pirelli - Prosegue lo scontro coi cinesi: il Cda dice no allo scorporo del Cyber Tyre
Continua il muro contro muro tra Pirelli e il suo azionista Sinochem. La proposta del colosso cinese di scorporare il business del Cyber Tyre per uscire dall'attuale stallo nella governance ed evitare possibili criticità negli Stati Uniti è stata bocciata non solo dal secondo azionista, Camfin, ma anche dal Cda della società della Bicocca.Il consiglio di amministrazione, infatti, ha condiviso a maggioranza, con 9 voti favorevoli e 5 contrari, le valutazioni dell'amministratore delegato Andrea Casaluci, secondo cui le attività Cyber Tyre devono continuare a essere esercitate e sviluppate in modo pienamente integrato, anche sul piano funzionale e organizzativo, con tutte le altre attività del gruppo. E che le stesse debbano essere gestite in piena coerenza e nel rispetto dell'impostazione strategica e industriale definita dallo stesso ad. Dallo scorporo solo danni per PirelliIn sostanza, Pirelli esclude esplicitamente qualunque progetto o iniziativa che possa condurre a forme di compartimentazione, separazione o segregazione, anche solo parziale e di qualunque natura delle attività oggetto del contenzioso con Sinochem. Non a caso, sono stati proprio i rappresentanti di quest'ultima a esprimere voto contrario durante la riunione del consiglio.La posizione del management si basa anche su un'analisi dello scenario competitivo automotive, oggi dominato da sistemi e veicoli sempre più integrati e connessi. In questo contesto, il pneumatico ha subito una radicale trasformazione, diventando un sistema complesso e tecnologicamente avanzato capace di raccogliere, elaborare e trasmettere dati. Esattamente ciò che fa il Cyber Tyre. Data la sua importanza strategica, uno scorporo minerebbe in modo irreversibile il modello integrato di business, nel quale tecnologia, innovazione, sviluppo prodotto, produzione e commercializzazione vivono in un costante interscambio di informazioni. Inoltre, Pirelli rischierebbe di non poter accedere ai relativi brevetti e quindi a un knowhow fondamentale, in piena contraddizione con i principi alla base dello Statuto della società.Lo scorporo comporterebbe anche un rallentamento e impoverimento tecnologico, con la perdita del vantaggio competitivo e dell'attuale leadership nella innovazione. A questo si aggiungerebbero minori sinergie, maggiori costi dovuti alla duplicazione delle strutture operative, una significativa distruzione di valore e una conseguente minore solidità finanziaria.Infine, secondo il board, lo scorporo non permetterebbe comunque di superare le limitazioni imposte dalla normativa USA.
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Sport - Suzuki scende in campo: la S sulle maglie dellItalia al Six Nations 2026
La Suzuki diventa sponsor della Federazione Italiana Rugby per il campionato 2026, e sarà anche partner ufficiale della Nazionale Italiana nel Torneo Six Nations. La S della Casa di Hamamatsu sarà presente sulle divise degli Azzurri in tutte le partite della competizione, che prenderà il via il 5 febbraio. L'esordio dell'Italia è previsto il 7 febbraio all'Olimpico di Roma contro la Scozia. Le partite saranno trasmesse in diretta su Sky Sport e in streaming Una lisu Now TV; quelle degli azzurri saranno anche in chiaro su TV8. Una livrea speciale per la VitaraQuesta collaborazione sarà anche sottolineata da una versione speciale della Vitara Hybrid 4WD con tecnologia AllGrip, chiamata #16thman, con la livrea che richiama i colori della Nazionale.
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Audi - La nuova RS5 sarà un'ibrida plug-in da 600 CV: ecco la prima immagine dell'Avant
La presentazione della nuova Audi RS5 dovrebbe ormai essere imminente: in un post su Linkedin, poi cancellato, la Casa tedesca ha anticipato alcuni dettagli della prossima sportiva dei Quattro anelli, e in una story pubblicata sul proprio profilo Instagram ha anche mostrato per la prima volta la silhouette dell'Avant, con carrozzeria station wagon. Plug-in e integraleL'erede della RS4 (che potrebbe presto tornare al nome originale) monterà un powertrain ibrido plug-in: una novità assoluta per i modelli ad alte prestazioni di Ingolstadt, ma una strada già percorsa da altri, come la BMW con la sua M5. Con ogni probabilità, nel caso della RS5 si tratterà del 2.9 V6 biturbo da 450 CV utilizzato per il modello precedente, a cui viene affiancata un'unità elettrica per un boost di potenza, che potrebbe arrivare a quota 600 CV. Ancora da capire, invece, quale sarà la soluzione scelta per la trazione integrale, se quella permanente della "vecchia" quattro oppure la nuova Ultra, che alla bisogna disconnette l'albero di trasmissione. Arriverà insieme alla sorella maggioreLa nuova Audi RS5 dovrebbe arrivare entro la fine dell'anno, insieme alla RS6, che invece monterà il powertrain plug-in della Urus SE, con il V8 biturbo da oltre 700 cavalli.
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Guida autonoma - Waymo, robotaxi nella bufera: sono aiutati da tecnici umani nelle Filippine
Dopo aver assicurato che i propri robotaxisono 10 volte più sicuri degli umani alla guida,Waymofinisce nella bufera politica. E gli umani c'entrano, ma non come vorrebbe l'azienda di veicoli autonomi (nonché spin-off di Google), che si è trovata ad ammettere l'impiego di operatori umani in remoto per assistere i robotaxi nelle situazioni più complesse e difficili.Non solo: il team che aiuta i mezzi non si troverebbe non negli Usa, dove Waymo opera, ma nientemeno che nelle Filippine. Quanto basta per scatenare il dibattito politico, non solo sull'affidabilità della guida autonoma, ma pure sulle problematiche di cybersecurity che questo assetto tecnico potrebbe generare. Robotaxi aiutati da lontanoGià sotto pressione per i recenti blackout e incidenti che hanno coinvolto i suoi veicoli autonomi, Waymo si è trovata a dover fornire ulteriori chiarimenti davanti alla Commissione Commercio del Senato degli Stati Uniti. Il Chief Safety Officer Mauricio Pea ha spiegato che, quando il software di guida autonoma si trova di fronte a scenari ambigui o difficili da interpretare, degli addetti possono inviare dati e indicazioni al veicolo, aiutandolo a prendere la decisione corretta.Pea ha chiarito che questo tipo di supporto non comporta in alcun caso un controllo diretto del volante o dei freni. Si tratta di un intervento che serve esclusivamente a sbloccare il sistema di guida autonoma quando quest'ultimo non riesce a procedere in autonomia. Smart working dalle Filippine e dubbi sulla cybersecurityL'aspetto che ha sollevato maggiori interrogativi riguarda però la localizzazione di questi operatori. Pea ha infatti confermato che il team incaricato di seguire i robotaxi lavora dalle Filippine, una scelta che la commissione ha immediatamente collegato ai rischi legati alla cybersecurity, alla gestione dei dati sensibili e all'impatto potenziale sul mercato del lavoro statunitense nel caso di un'ampia diffusione della tecnologia driverless. Di fronte alla richiesta di specificare il numero di addetti coinvolti, Waymo non ha fornito cifre.La rivelazione arriva in un momento delicato per l'intero settore della guida autonoma, già sotto osservazione da parte dei regolatori dopo una serie di incidenti che hanno coinvolto diversi operatori. La dipendenza da supporto umano remoto mette in discussione la promessa della vera autonomia dei robotaxi e potrebbe incidere sulla fiducia del pubblico verso una tecnologia che ambisce a rivoluzionare la mobilità urbana.
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Cina - Avatr 06T: la station wagon hitech con il laser sul tetto
La cinese Avatr ha diffuso le prime immagini della 06T, una station wagon che affianca la 06 berlina e che sarà proposta in versione elettrica e Range Extender. La scelta della carrozzeria Wagon conferma l'intenzione di molti costruttori di trovare alternative ai SUV, ma la 06T è importante anche perché è la prima ad adottare la nuova generazione di laser Lidar forniti da Huawei per la guida autonoma. Il LiDAR sul tetto e il nuovo design delle maniglieIl design della Avatr 06T è slanciato e personale: riprende chiaramente la berlina nella zona frontale, mentre nella zona posteriore propone i classici stilemi delle wagon moderne, con parafanghi allargati e un profilo aerodinamico superiore. Il Lidar, ovvero il sistema di telerilevamento che impiega impulsi laser per misurare le distanze e ricostruire l'ambiente circostante in 3D, è stato integrato nella parte anteriore del tetto. Un dettaglio tecnico rilevante riguarda le maniglie delle portiere: a differenza della berlina, sulla 06T non sono più totalmente a scomparsa, segno che il marchio è già allineato alle nuove omologazioni di sicurezza recentemente adottate in Cina. Fino a 1.250 km con elettroni e benzinaLe specifiche dei powertrain non sono state ancora rese note ufficialmente, ma è probabile che condivida la configurazione della sorella a tre volumi. Quest'ultima propone varianti full electric a due e quattro ruote motrici con circa 650 km di autonomia e la versione extended range (EREV). Quest'ultima utilizza un motore a benzina come generatore per caricare le batterie, permettendo di raggiungere i 1.250 km totali di percorrenza nel ciclo di omologazione cinese CLTC.
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Olimpiadi invernali - Milano Cortina 2026, Alfa Romeo Stelvio e Tonale scortano la fiamma olimpica: le foto dal corteo
A poche ore all'inizio delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, la fiamma olimpica, portata da centinaia di tedofori, sta attraversando l'hinterland milanese verso il capoluogo lombardo. Una volta entrata in città, attraverserà alcune delle zone più importanti per arrivare alle 19:30 in piazza Duomo. Le Suv del Biscione con i tedoforiAd accompagnare i tedofori lungo il tragitto, tra forze dell'ordine, sponsor e cittadini accorsi per l'evento, ci sono anche le Alfa Romeo Stelvio e Tonale, negli allestimenti speciali Milano Cortina 2026 e con le livree personalizzate per le olimpiadi. Carrozzeria bianca, adesivi sul cofano e sulle fiancate che raffigurano le mascotte Tina e Milo. Sul tetto di alcune Stelvio sono presenti anche ripetitori e antenne per le comunicazioni tra gli addetti all'organizzazione. Gli altri eventi dell'Alfa RomeoLa Casa di Arese è Automotive Premium Partner delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 insieme agli altri brand italiani del gruppo Stellantis, che in totale metterà a disposizione oltre tremila mezzi per supporto e logistica. L'Alfa ha anche organizzato un'iniziativa per i suoi clienti più affezionati, che potranno visitare gratuitamente il Museo Storico di Arese e da lì, dopo una visita guidata, essere accompagnati alle gare (di cui devono però avere già il biglietto) con vetture appositamente predisposte.
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Mercato europeo - Volkswagen batte Tesla: ora è il primo brand elettrico in Europa, ma i cinesi corrono
Il sorpasso era nell'aria da tempo, ma ora è stato certificato dalla consueta analisi della Jato Dynamics sull'andamento del mercato europeo: nel 2025 la Volkswagen ha superato la Tesla, diventando il primo marchio in Europa per vendite di auto elettriche. Tedeschi in crescita, Musk in caloLa Volkswagen è riuscita a raggiungere la vetta del podio grazie a una crescita delle vendite del 56%, arrivando a 274.278 unità, mentre la Tesla, da mesi in netta difficoltà sui maggiori mercati europei, ha subito un calo del 27% scendendo a 236.357 veicoli.L'azienda texana rischia inoltre un ulteriore sorpasso da parte di marchi in forte crescita, tra cui BMW (terza con +15% e 193.652 Bev immatricolate) e Skoda (quarta con +117% e 171.703 unità). Seguono Audi, Renault, Mercedes, BYD, Kia e Volvo.Wolfsburg ha beneficiato in particolare dei risultati della ID.7, sfruttando il positivo slancio del mercato elettrico in Europa: nel 2025 sono stati immatricolati 2,6 milioni di veicoli a batteria, il 29% in più rispetto al 2024, per una quota del 20%. La Model Y rimane comunque la più vendutaNonostante tutto, la Tesla può consolarsi con l'ennesimo primato della sua Model Y, rimasta al vertice delle Bev più vendute con 274.000 unità, pur segnando un calo del 28%.Seguono la Skoda Elroq (93.000 unità nel suo primo anno completo) e la Tesla Model 3 (85.393, 24%).Anche in questo caso, però, il sorpasso sembra vicino, visto il ritmo con cui crescono le rivali: +530% la Renault 5, +137% la ID.7, fino al sorprendente +1.192% della Kia EV3. L'ascesa senza freni dei cinesL'analisi Jato non evidenzia solo le difficoltà della Tesla, ma conferma anche l'inarrestabile crescita dei marchi cinesi. Un dato su tutti: la Saic, grazie a un +26%, ha raggiunto il decimo posto tra i gruppi, superando sia Tesla che Nissan e diventando il secondo costruttore cinese in Europa, dietro a Geely (fortemente presente tramite Volvo).Nel complesso, i marchi cinesi hanno registrato un aumento dei volumi del 44%, con BYD e Omoda che hanno triplicato i risultati del 2024 e con nuovi player in forte ascesa: la Leapmotor ha già raggiunto 33.000 vendite al primo anno. Sulle strade sempre più ibride plug-in Il Dragone ha inoltre approfittato del boom delle ibride plugin, ricalibrando rapidamente la propria offerta per aggirare l'empasse dei dazi sulle elettriche. Nel 2025 la quota di auto a batteria dei marchi cinesi è scesa dal 40% al 35%, mentre ibride e PHEV hanno guadagnato otto punti percentuali."A differenza della prima ondata di marchi cinesi entrati nel mercato europeo, concentrata principalmente sui veicoli elettrici a batteria, gli operatori cinesi si stanno ora adattando alle preferenze regionali con un'offerta più diversificata", spiega l'analista Daniele Ministeri.In questo scenario spicca la BYD Seal U DMi: con 72.000 unità, è l'ibrida plugin più venduta in un segmento cresciuto del 34% fino a 1,3 milioni di unità.Forte anche la crescita delle ibride non ricaricabili (+10%), dove la Toyota si conferma leader con Yaris Cross, Yaris e Corolla ai primi tre posti. Il quarto? ancora cinese: la MG ZS.
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Cina - L'elettrica Xiaomi SU7 fa i fuochi dartificio, ma la batteria non centra - VIDEO
La Xiaomi, è proprio il caso di dirlo, getta acqua sul fuoco delle polemiche, proclamando la totale innocenza della batteria di una berlina elettrica SU7 che in Cina ha fatto letteralmente i fuochi d'artificio, diventando virale in un battibaleno. Parliamo proprio dell'auto prodotta dal colosso tech cinese che sta riscrivendo le regole del mercato e che dovrebbe sbarcare in Europa nel 2027. Dall'incendio a Yingkou alle accuse virali sui socialIl 1 febbraio 2026 a Yingkou, nel nord della Cina, una Xiaomi SU7 ha preso fuoco: l'incendio ha generato esplosioni simili a fuochi d'artificio, come testimoniato da diversi video diventati virali in rete. Grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco, nessun occupante della vettura è rimasto ferito. Nonostante ciò, sulle piattaforme social cinesi molti utenti hanno puntato il dito contro il pacco batteria, ipotizzando un difetto strutturale o un fenomeno di deriva termica. La risposta ufficiale di Xiaomi: colpa di un accendinoIn una nota ufficiale rilasciata nelle scorse ore, Xiaomi ha chiarito che l'origine dell'incendio non è da ricercare nella batteria, bensì nel sedile del conducente. Il proprietario del veicolo ha confermato la presenza di una fonte di innesco esterna lasciata incautamente nell'abitacolo. Secondo le ricostruzioni tecniche, un accendino antivento (dotato di fiamma blu ad alta intensità) sarebbe rimasto incastrato tra le guide del sedile: il movimento elettrico della poltrona ne avrebbe attivato il meccanismo, innescando il rogo.Xiaomi ha inoltre precisato che le esplosioni udite non riguardavano le celle al litio, ma erano dovute all'attivazione dei generatori di gas degli airbag sollecitati dalle alte temperature. Il sistema ad alta tensione e la batteria sono risultati integri dopo lo spegnimento. Perché gli incendi delle auto elettriche fanno notizia?Le auto elettriche non si incendiano più spesso delle auto termiche (anzi, finora i dati dicono il contrario, anche se la base statistica è limitta), il clamore mediatico di un'auto a batteria che prende fuoco resta altissimo. Anche perché lo spegnimento degli accumulatori richiede enormi quantità d'acqua e procedure specifiche. I video virali fanno il resto, ma non sempre riportano le reali cause tecniche degli incidenti, come dimostra il caso della SU7.
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Aston Martin e Breitling - Una partnership a tutta velocità per gli orologi di lusso
La Aston Martin ha siglato una nuova partnership con Breitling, diventando il partner ufficiale orologiero del marchio britannico. In estate sarà presentato il primo prodotto su misura, e la collaborazione verrà estesa anche al team Aston Martin Aramco Formula One, impegnato nel mondiale di Formula 1.Il primo orologio frutto della partnership sarà il Navitimer B01 Chronograph 43 Aston Martin Formula One Team, un modello esclusivo che segna il ritorno di Breitling nel mondo delle corse e celebra l'anima sportiva di entrambi i marchi. La velocità nel DNAI due brand condividono da sempre un legame profondo con il mondo della velocità. Breitling fu la prima, già nel 1907, a sviluppare un cronografo capace di misurare velocità fino a 250 miglia orarie. Aston Martin, invece, affonda le proprie radici nelle auto da corsa degli anni '20, dalle quali hanno poi preso forma le iconiche vetture stradali, dalle granturismo alle SUV fino alle moderne hypercar. Questa collaborazione unisce dunque heritage, tecnologia e passione per le performance, dando vita a un nuovo simbolo di stile e precisione.
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Olimpiadi invernali - Milano Cortina 2026: come sopravvivere al traffico tra blocchi, chiusure e zone rosse
Uno stress-test per la mobilità milanese: ecco cosa sono le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 (da venerdì 6 a domenica 22 febbraio). Chi non può fare a meno dell'auto dovrà orientarsi in un labirinto di zone rosse, strade chiuse e forti limitazioni al traffico. Ecco i punti chiave per non rimanere intrappolati in coda sin da subito, tenendo presente che "l'apocalisse" annunciata è il 6 febbraio, giorno della cerimonia d'apertura. Si inizia oggi: blocco in zona MonumentaleDalle 14 a mezzanotte del 5 febbraio, per un evento ufficiale alla Fabbrica del Vapore, il quadrante Nord-Ovest di Milano subirà pesanti restrizioni. Le vie interessate includono: piazzale Baiamonti, via Ceresio, piazzale Cimitero Monumentale (chiuso), via Bramante, via Procaccini e via Cenisio. Verranno sospesi i mezzi ATM di superficie e la Metro 5 salterà le fermate Cenisio e Monumentale. Possibili ripercussioni su viale Certosa, corso Sempione e zona Garibaldi. Inoltre, fino al 18 marzo, le moto non potranno accedere alla corsia preferenziale 90-91 tra viale Serra e piazzale Lodi. 6 febbraio: il "Black Friday" della viabilità milaneseIl 6 febbraio sarà la giornata peggiore di tutte. Dalle 17, l'area intorno a Palazzo Reale e Piazza Duomo sarà blindata per la visita del Presidente Mattarella. Contemporaneamente, la zona della Triennale vedrà la chiusura di viale Alemagna e via Milton. Il corteo dei dignitari diretto allo stadio San Siro attraverserà arterie cruciali come via Senato, piazza della Repubblica, viale Jenner e il cavalcavia Bacula, che saranno soggetti a interruzioni totali.La cerimonia di apertura alle 20 renderà l'intero quadrante di San Siro una zona blindata. Alle 22, l'accensione del braciere all'Arco della Pace comporterà la chiusura di corso Sempione, via Pagano e via Bertani. Si consiglia caldamente di evitare gli spostamenti non necessari. Zone rosse e Security Perimeter: chi può passare?Oltre ai blocchi temporanei, sono istituiti dei Security Perimeter (zone rosse) intorno ai siti di gara e agli hotel delle delegazioni (come il Westin Palace e l'area di Santa Giulia). L'accesso è garantito solo previa esibizione di documenti, ma la sosta su strada è totalmente vietata. Nelle "Vie Olimpiche" la tolleranza sarà zero con rimozione forzata immediata. Consigli per i parcheggi di corrispondenza e Park & RideInutile cercare di avvicinarsi al centro. La strategia migliore è il Park & Ride. I parcheggi di Lampugnano, Molino Dorino e Famagosta si satureranno presto. Per chi arriva da Sud, si consiglia Rogoredo (vicino alla Ice Hockey Arena), mentre da Nord conviene puntare su Cascina Gobba. Per gli attraversamenti, le Tangenziali (A50, A51, A52) restano più affidabili della viabilità ordinaria. Come muoversi per chi arriva dalle autostradeDalla A8 (Venezia/Varese) e A4 (Torino): Evitate l'uscita viale Certosa. Meglio deviare sulla Tangenziale Ovest (A50) e uscire a Settimo Milanese/Via Novara per evitare il blocco di San Siro.Dalla A4 (Venezia/Bergamo): Utilizzate la Tangenziale Est (A51) e uscite a Lambrate o Cascina Gobba per evitare l'asse di via Melchiorre Gioia.Dalla A7 (Genova) e A1 (Bologna): Evitate via Ripamonti (Villaggio Olimpico). Meglio la Tangenziale Ovest verso Assago-Forum e proseguire con la Metro 2. Ulteriori limitazioni fino al 23 febbraioRestrizioni permanenti interesseranno lo Scalo Romana (via Ripamonti), il MiCo-Portello (via Scarampo) e le aree limitrofe alle arene di gara. Le metropolitane resteranno eccezionalmente aperte fino alle 2 di notte. Link utili per il monitoraggio in tempo realeComune di Milano - InfomobilitàATM - Stato delle lineePrefettura di Milano - Zone RosseSito Ufficiale Milano Cortina 2026
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Mercato italiano - MG sceglie Ayvens per il noleggio lungo termine
MG Motor ha avviato una partnership strategica con Ayvens per il canale del noleggio a lungo termine. Con questa collaborazione, il brand inglese di proprietà del gruppo cinese Saic, punta a rafforzare la sua presenza sul mercato italiano, dove in meno di cinque anni ha raggiunto una quota del 3,3% e ha superato il traguardo delle 50.000 unità a fine 2025. I dettagli della nuova offertaL'accordo prevede che Ayvens Italia gestisca il contratto di noleggio (sottoscrivibile dai clienti anche negli oltre 140 punti vendita di MG sul territorio nazionale), fornendo un contributo a 360 gradi: dalla valutazione del credito sino ai servizi post-vendita. In tal modo, il brand inglese potrà ampliare la sua offerta di servizi anche in un canale dal peso crescente sul totale delle immatricolazioni. Infatti, per Andrea Bartolomeo, Country Manager e vice presidente di Saic Motor Italy, la partnership è "un passo decisivo in un mercato in cui la quota di noleggio rappresenta ormai il 30%". L'offerta, rivolta a privati e aziende, include pacchetti full-service per soddisfare diverse esigenze di mobilità e opzioni di personalizzazione dei servizi e riguarda tutta la gamma MG, tra cui le MG3, ZS e HS nelle motorizzazioni benzina, full hybrid e plug-in hybrid e tutti i modelli elettrici. Per Ayvens, l'alleanza con MG è "un'opportunità fondamentale per arricchire la nostra offerta sul mercato italiano", sottolinea Antonio Stanisci, Commercial Director Ayvens Italia.
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Test - Toyota GR Yaris Aero Performance: la compatta più vicina a unauto da rally
La Aero Performance è arrivata nella gamma Toyota GR Yaris e l'asticella già molto alta si alza ancora. Si tratta di un'evoluzione profonda, pensata per rafforzare il legame tra la versione stradale e il mondo sportivo di Toyota Gazoo Racing. Il primo contatto alla guida di questa compatta è avvenuto in un contesto tutt'altro che casuale: il Rally di Montecarlo, primo e leggendario appuntamento del Mondiale WRC 2026, una delle prove più dure e selettive tra strade tortuose, neve e ghiaccio a perdita d'occhio. Dalle competizioni alla stradaFin dal debutto nel 2020, la GR Yaris è stata sviluppata con un obiettivo chiaro: portare su strada l'esperienza maturata nelle competizioni. Un metodo che passa dall'analisi dei dati raccolti in gara al confronto diretto con i piloti, fino allo studio dei componenti sottoposti alle massime sollecitazioni. La nuova Aero Performance rappresenta l'ultimo passo di questa filosofia e introduce sei inediti elementi aerodinamici, progettati per migliorare prestazioni, raffreddamento e stabilità alle alte velocità e nelle frenate più decise. Dettagli tecnici e aerodinamica derivano dal motorsportTra le modifiche più evidenti spicca il nuovo cofano in alluminio con ampio condotto di estrazione del calore, ispirato alla Yaris GRMN e sviluppato nelle competizioni del Campionato rally giapponese. Dal mondo Super Taikyu arrivano invece lo spoiler anteriore ribassato, pensato per ridurre la portanza e affinare il bilanciamento aerodinamico complessivo un lavoro a cui ha contribuito anche il pilota professionista Kazuya Oshima.Al posteriore debutta un grande alettone regolabile manualmente, progettato per garantire maggiore stabilità alle alte velocità e in frenata, con la possibilità di aumentarne o ridurne l'incidenza in funzione dell'utilizzo, ad esempio in pista. Il pacchetto aerodinamico si completa con un nuovo rivestimento del sottoscocca, derivato ancora una volta dalle competizioni Super Taikyu, e con specifici condotti aerodinamici sia anteriori sia posteriori: i primi migliorano la direzionalità nelle frenate più impegnative, i secondi ottimizzano il flusso d'aria sotto l'auto, riducendo resistenza e turbolenze. Motore turbo e cambio manuale: un feeling da rallyentro il cofano ritroviamo una conferma: l'1.6 turbo a tre cilindri, capace di erogare 280 CV e 345 Nm, abbinato esclusivamente al cambio manuale a 6 rapporti. Un cambio solido, duro, con innesti tutt'altro che delicati - e forse poco amichevoli per un uso rilassato in città - ma che restituiscono una sensazione di coinvolgimento totale, quella che chi ama guidare cerca istintivamente.Lo sterzo è stato ulteriormente affinato: con il maggior grip generato dall'aerodinamica si può osare di più anche sugli angoli dell'avantreno, dando a questa compatta una rapidità nei cambi di direzione che richiama immediatamente il mondo delle corse. Ma non quello delle piste perfette: è una sensazione più ruvida, vera, tipica delle auto da rally su strada aperta. Insomma, la Toyota GR Yaris Aero Performance è probabilmente l'auto più vicina a una vera vettura da rally che si possa guidare legalmente su strada. Prezzi e versioniToyota GR Yaris: 52.000 euroToyota GR Yaris Aero Performance: 58.000 euro
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Nuova Suv - Xpeng GX: all'ammiraglia cinese piace il lusso Range Rover
La Xpeng ha presentato per il mercato cinese la sua nuova ammiraglia a ruote alte, la GX, dotata di powertrain range extender. Anche se, a guardarla da fuori, questa Suv di lusso fa pensare ad altre "range": la Range Rover, per essere precisi. Sembra un inglese di lussoLunga oltre 5,2 metri, la Xpeng GX riprende lo stile della Range Rover, in particolare nella fiancata, nello sviluppo orizzontale di cofano e tetto, che appare sospeso sopra i montanti neri, e il taglio verticale della coda. A ricordare la Suv inglese ci sono anche il taglio dei sottili gruppi ottici anteriori e il caratteristico colore champagne della carrozzeria.Le differenze si fanno più evidenti nella coda, dove al posto dei fari a sviluppo verticale c'è una striscia a Led che attraversa il portellone da parte a parte. Portellone che, per inciso, sembra avere una ribaltina separata, proprio come la Range Rover. A scomparsa le maniglie delle portiere (altro elemento in comune con la Suv inglese), che la Cina dovrebbe vietare a partire dal prossimo anno. Elettrica, ma ci sono pure i pistoniLa GX monterà un powertrain con range extender, ossia un'unità elettrica che dà trazione alle ruote, una batteria di media capacità e un motore termico che si occupa esclusivamente di ricaricare gli accumulatori. L'autonomia combinata dovrebbe superare i 1.000 chilometri. Le specifiche precise saranno svelate nei prossimi giorni: l'auto verrà presentata al Salone di Pechino di fine aprile, e il ministero dei trasporti cinese dovrebbe pubblicare i dati tecnici quanto prima. Nei prossimi anni la Xpeng introdurrà le motorizzazioni Reev (che la Casa chiama Xpeng Kunpeng Super Electric System) su altri modelli della sua gamma, tra cui la berlina P7 e la Suv G6, per ora solo sul mercato cinese.
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Made in Europe - Volkswagen e Stellantis avvertono Bruxelles: per salvare l'auto servono etichette e incentivi
Oliver Blume e Antonio Filosa, amministratori delegati del gruppo Volkswagen e di Stellantis, lanciano un appello congiunto alle istituzioni europee attraverso un intervento pubblicato su Il Sole 24 Ore, Les Echos e Handelsblatt. Al centro c'è uno dei pilastri del recente pacchetto Automotive della Commissione Ue: il trattamento preferenziale da accordare alle produzioni europee.In sintesi, i due manager ribadiscono una posizione sostenuta da tutta la filiera: ogni veicolo che soddisfa i criteri del Made in Europe dovrebbe ricevere un'etichetta dedicata e beneficiare di diversi vantaggi, come incentivi nazionali all'acquisto o corsie preferenziali negli appalti pubblici. Un dilemma strategico per l'auto europeaL'intervento si apre con un'analisi del contesto geopolitico e delle due sfide centrali per l'industria automobilistica europea: la concorrenza di importatori provenienti da Paesi con norme meno rigorose e l'esposizione ai rischi del commercio internazionale.Il caso più evidente è quello delle batterie. L'Europa sta investendo miliardi per sviluppare e produrre una tecnologia cruciale. Al tempo stesso, i clienti si aspettano veicoli elettrici accessibili, condizione fondamentale per la diffusione della mobilità elettrica.Tuttavia, spiegano Blume e Filosa, più basso è il prezzo di un'auto, maggiore è la pressione per importare le batterie più economiche possibili. Ne deriva un conflitto tra riduzione dei costi a breve termine, dipendenza da Paesi terzi e resilienza strategica di lungo periodo. Le Case si trovano quindi davanti a un vero dilemma strategico. La risposta: rafforzare il Made in EuropePer risolvere il dilemma, Blume e Filosa indicano una direzione precisa: puntare con decisione sul Made in Europe. Il loro ragionamento si basa su due principi fondamentali. Prima di tutto, chi vende veicoli ai clienti europei dovrebbe produrli in condizioni equivalenti, assicurando così una concorrenza realmente leale. Inoltre, le risorse dei contribuenti europei devono essere impiegate per sostenere la produzione interna e attirare nuovi investimenti nel continente.Il concetto di Made in Europe deve essere definito con criteri chiari, evitando qualsiasi deriva protezionistica. L'obiettivo è costruire o rafforzare la resilienza europea nelle componenti più strategiche. Per i veicoli elettrici, questo significa considerare la produzione del veicolo, il powertrain elettrico, le celle delle batterie e le componenti elettroniche più rilevanti.Secondo i due manager, gli obiettivi devono essere ambiziosi ma realistici. Occorrono incentivi intelligenti per sostenere una crescita stabile della produzione europea. L'etichetta Made in Europe e i sussidi all'acquisto, però, non bastano: servono anche misure capaci di compensare i costi aggiuntivi richiesti dalla produzione interna, come bonus CO inseriti nel regolamento sulle emissioni. Se un costruttore rispetta i requisiti Made in Europe per una parte significativa della sua flotta, il bonus dovrebbe essere applicato all'intera gamma di veicoli elettrici. In questo modo, le aziende sarebbero incentivate a mantenere la produzione nell'Ue e a reinvestire i miliardi risparmiati in sanzioni in progetti strategici sul territorio europeo. L'Europa deve decidere cosa vuole diventareSecondo Blume e Filosa, questo approccio permette di mantenere aperto il mercato europeo garantendo concorrenza leale, sostenendo crescita e occupazione e mantenendo i costi sotto controllo. Ma avvertono che i requisiti di localizzazione, da soli, non bastano a risolvere tutte le sfide. Serve una politica industriale completa, con sussidi mirati per la produzione di celle per batterie europee e incentivi all'acquisto dei veicoli elettrici prodotti in Europa.In un contesto globale in cui molti Paesi difendono con fermezza le proprie industrie, l'Europa deve decidere se vuole limitarsi a essere un mercato di destinazione o se intende rimanere una potenza industriale. Se attuata nel modo corretto, concludono i due dirigenti, una strategia Made in Europe potrebbe trasformarsi in una vera storia di successo europea.
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