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Madrid rassicura Saic: la fabbrica della MG in Galizia si farà

4 Ruote - 1 ora 52 min fa
Saic Motor sembra aver superato uno dei maggiori ostacoli per la sua prima fabbrica europea. Il costruttore cinese ha già da tempo scelto la cittadina portuale di Ferrol, in Galizia, per costruire un impianto di assemblaggio per il marchio MG. Tuttavia, negli ultimi giorni è emersa una criticità che avrebbe anche potuto trasformarsi in un ostacolo insormontabile. In particolare, importanti testate spagnole hanno sollevato i potenziali rischi per la sicurezza nazionale legati alla vicinanza di una base navale della Marina militare al luogo scelto da Saic per il suo insediamento industriale. Il Ministero della Difesa è stato quindi costretto a intervenire per sgombrare il campo da qualsiasi dubbio: il dicastero, per la parte di sua competenza nel processo autorizzativo, darà il suo via libera al progetto.   Il progetto e i dubbi spagnoli In particolare, Saic ha scelto un'area all'interno del porto di Ferrol per realizzare un impianto con una capacità annua fino a 120 mila veicoli: la produzione dovrebbe iniziare nel 2028, e l'investimento da 200 milioni di euro è destinato a creare 2.300 posti di lavoro diretti e indiretti. Tuttavia, il terreno selezionato dai cinesi è vicinissimo (appena 5 chilometri) all'arsenale militare di Ferrol e al cantiere navale di Navantia, impresa pubblica specializzata nella produzione di imbarcazioni militari. Pochi giorni fa, diverse testate, tra cui El Mundo ed El Pais, hanno lanciato un allarme sulla base di alcuni rapporti interni dell'Esercito e del servizi segreti spagnoli: alti funzionari hanno sollevato il problema della possibile minaccia alla sicurezza nazionale rappresentata dal progetto cinese e il rischio di spionaggio su importanti infrastrutture militari: Ferrol, infatti, è un porto chiave per la marina spagnola ed è un sito di manutenzione per le fregate F-100 (Classe lvaro de Bazán) impegnate nelle missioni della Nato. Secondo le varie testate, i funzionari temono che la Saic possa ottenere informazioni sensibili sui movimenti quotidiani della marina e che Ferrol perda lo status di porto sicuro in seno a Nato e Ue.  Le rassicurazioni Immediatamente dopo la diffusione delle indiscrezioni, la ministra della Difesa, Margarita Robles, ha contattato il presidente della Xunta galiziana, Alfonso Rueda, per fornire le necessarie rassicurazioni sul sostegno al progetto una volta sottoposto all'esame e all'approvazione del governo. Il Ministero della Difesa, secondo un portavoce del governo galiziano, è impegnato da mesi in trattative con Saic e non ha espresso "alcuna preoccupazione in merito alla sicurezza". Dal ministero sono arrivate conferme in merito, nonché un'importante precisazione: il progetto sarà soggetto all'approvazione di un Comitato per gli Investimenti Strategici, che, dal canto suo, potrebbe imporre delle condizioni su temi come, per l'appunto, la sicurezza: si tratterebbe di clausole già applicate ad altre aziende che operano in zone vicine a installazioni militari.Sul tema, tra l'altro, è intervenuto il Ministro per la Trasformazione Digitale e la Pubblica Amministrazione, scar López, che ha difeso il progetto di Saic e ha espresso la convinzione che non ci sarà alcun problema per la sua realizzazione. Tuttavia, non ha escluso che vengano stabilite delle "condizioni" per garantirne la fattibilità e il rispetto della sicurezza nazionale. "Questi investimenti vengono analizzati ed è possibile che vengano formulate una serie di raccomandazioni , dal punto di vista economico o della sicurezza, che verranno prese in considerazione e renderanno l'operazione fattibile", ha garantito López, sottolineando l'importanza del progetto e pertanto la necessità che il governo prenda in considerazione tutti gli aspetti economici, industriali, occupazionali "e anche di sicurezza nazionale".In altre parole, nonostante qualche dubbio ai piani alti dell'esercito, il progetto della Saic non sembra a rischio. Almeno per ora.
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Louis Vuitton e Singer firmano due nuove Porsche 911 (esagerate)

4 Ruote - 1 ora 57 min fa
Tra le tante novità della Monterey Car Week ce n'è anche una che nessuno s'aspettava: Louis Vuitton ha collaborato con la Singer Vehicle Design per realizzare due special su base Porsche 911. Il punto di contatto tra l'officina californiana e la Maison francese è la La Fabrique du Temps in Svizzera, dove la genesi del progetto ha preso corpo attorno a un cronografo da plancia Tambour. Da lì, l'integrazione è diventata totale: un intero anno di ricerca e sviluppo è stato dedicato esclusivamente alla riprogettazione della strumentazione. Tachimetro, contagiri e manometri non sono solo semplicemente rivestiti di pelle, ma ripensati nei minimi dettagli grafici, con finiture in blu cobalto e arancione, indici e lancette che ricalcano l'estetica orologiera di lusso. Zero plastica La prima delle due vetture, la Porsche 911 Reimagined by Singer - Classic, è una coupé che celebra 172 anni di storia di Louis Vuitton. La livrea combina i colori iconici della maison parigina: zafferano, blu cobalto e giallo. Quest'ultimo non è casuale: è un omaggio ai bauli progettati per le spedizioni Citroën del 1924. Gli interni sono un trionfo di pelle naturale, trattata con le stesse tecniche di tintura dei bordi utilizzate per le borse più pregiate. Ogni elemento di plastica è stato bandito: pomelli, interruttori e bocchette d'aerazione sono realizzati di metallo rodiato (una lavorazione che migliora la finitura superficiale dei metalli non nobili), lavorati a mano con finiture lucide e satinate tipiche dell'alta orologeria. Persino i fori di ventilazione dei sedili, rifiniti a mano, riproducono il motivo del fiore Monogram tipico di Vuitton. Tetto apribile e parti d'oro Sotto la direzione di Nicolas Ghesquière, la Classic Turbo in versione cabriolet esplora invece un'estetica nautica. La carrozzeria è tinta in bianco Calcaire Lutétien (omaggio alla pietra parigina), impreziosita da dettagli di oro e legno pregiato. Il vano motore e il bagagliaio posteriore presentano una copertura di legno di teak verniciato, ispirata ai ponti dei motoscafi. Qui, l'orologio Tambour non è nel quadro strumenti, ma incastonato nella console centrale rivestita di pelle, accompagnato da una chiave d'accensione dorata. Il progetto si completa con dotazioni tecniche senza precedenti: sci di Titanal e acciaio, una tavola da surf di quercia e noce e un set di valigie su misura che include il celebre baule Bisten (nato nel 1892) e la borsa Keepall (1930), adattati millimetricamente agli spazi della 911 di Singer.
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Fiat Grizzly, l'erede della 500X arriverà anche a 7 posti

4 Ruote - 2 ore 4 min fa
La novità più importante per Fiat da qui alla fine dell'anno è rappresentata dalle due Grizzly, la SUV e la Fastback, che segnano il ritorno della Casa torinese nel segmento delle sport utility medie: non a caso, sono considerate le eredi spirituali della 500X. Accanto a questi due modelli, che verranno svelati in via definitiva al Salone di Parigi, Fiat ha presentato due varianti della microcar elettrica Topolino, la Sport e la Vilebrequin Edition.Andiamo a scoprire le novità Fiat da qui alla fine del 2026. Fiat Grizzly Le linee della Fiat Grizzly sono semplici e ben proporzionate: il frontale e il posteriore si caratterizzano per l'originale firma luminosa a LED, che richiama il disegno di una scacchiera. Per questi modelli è stato realizzato anche un logo specifico, con l'immagine stilizzata di un orso. Sette le tinte carrozzeria tra cui scegliere. Lunga quattro 450 cm, la Grizzly ha proporzioni studiate per massimizzare lo spazio in altezza e il volume dell'abitacolo, così da garantire confort nei viaggi lunghi e agio per le famiglie (arriverà anche a 7 posti), che potranno sfruttare un bagagliaio particolarmente capiente. Questa sport utility sarà declinata anche in una versione Suv-coupé, la Grizzly Fastback: poco più lunga della sorella, 450 cm, nonostante il tetto spiovente e la coda slanciata promette 600 litri di capacità di carico e una praticità adatta alle necessità di tutti i giorni. Costruite sulla piattaforma Smart Car di Stellantis, condivisa con la Grande Panda, le due SUV avranno motorizzazioni benzina, mild hybrid ed elettriche. Le indiscrezioni parlano di un benzina da 101 CV, versioni full hybrid da 110 e 145 CV e di una elettrica da 156 CV con batteria da 54 kWh. Si tratta però di dati non ancora confermati ufficialmente, e che verranno diffusi solo a Parigi.Quanto costa: da circa 20 mila euroQuando arriva: fine 2026 Fiat Topolino Sport Non è più veloce o potente della Topolino normale, ma vuole distinguersi con un look più grintoso. La Fiat Topolino Sport Special Edition introduce un'estetica specifica: gli esterni offrono quattro colorazioni con strisce a contrasto, badge dedicati sui passaruota, copricerchi e cornici dei fari in nero opaco. Nell'abitacolo si trovano la strumentazione digitale, sedili neri e il vano Dolcevita Box rivestito di vinile effetto carbonio. La dotazione integra inoltre gli altoparlanti Bluetooth Monsterlino. Ha un motore elettrico da anteriore da 8,2 CV e una batteria da 5,4 kWh per 75 km di autonomia dichiarata.Quanto costa: in promozione da 10.550 euroQuando arriva: già disponibile Fiat Topolino Vilebrequin Collector's Edition La serie limitata della microcar torinese nasce dalla rinnovata collaborazione con il brand francese di beachwear, e sarà prodotta in 200 esemplari. Questa versione speciale punta su una livrea bicolore bianco-blu, portapacchi posteriore cromato e un tetto apribile di tela beige. L'abitacolo, di ispirazione nautica, ospita sedili di ecopelle bianca. Invariato il powertrain: motore elettrico da anteriore da 8,2 CV e una batteria da 5,4 kWh da ricaricare con la presa Shuko.Quanto costa: da 13.490 euroQuando arriva: già disponibile
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Benzina a 1,987 euro e diesel a 2,082: nuovi rincari alla pompa

4 Ruote - 2 ore 55 min fa
Continuano a salire i prezzi dei carburanti alla pompa. Secondo le ultime comunicazioni del ministero delle Imprese e del made in Italy, questa mattina, 13 agosto, il prezzo medio della benzina in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,987 euro/litro (+2 millesimi rispetto a ieri) e quello del gasolio a 2,082 euro (+6 millesimi). Sulla rete autostradale, invece, verde a 2,064 euro (+4 millesimi) e diesel a 2,158 euro (+4 millesimi). Il nuovo campanello d'allarme A penalizzare i listini sono sempre le conseguenze delle tensioni geopolitiche sulle quotazioni internazionali del greggio: il Brent, l'indice di riferimento in Europa, è oggi in leggero calo, ma tratta sempre intorno agli 88 dollari al barile, mentre pochi giorni fa era sceso sotto la soglia degli 80 dollari. La risalita è stata causata dall'incertezza sulle trattative tra Iran e Stati Uniti per chiudere la crisi mediorientale e, soprattutto, riaprire lo stretto di Hormuz al transito delle petroliere. Il Medio Oriente non è, però, l'unico problema a pesare sui mercati petroliferi. Ci sono anche le minacce della milizia yemenita degli Houthi al traffico nel Mar Rosso, così come il crollo della produzione di greggio e prodotti raffinati in Russia. In generale, non c'è una singola fase della catena del valore che va dai pozzi di estrazione ai serbatoi delle auto che non stia affrontando delle criticità. A tal proposito, l'ultimo campanello di allarme è stato lanciato dall'Agenzia internazionale dell'energia (Aie): la domanda di petrolio sta continuando a scendere in scia alla decisione di grandi Paesi come la Cina di ridurre i consumi interni, ma anche l'offerta è in contrazione a causa della persistente incertezza in Medio Oriente. Il divario è attualmente coperto dalle scorte strategiche, ma l'agenzia sottolinea come anche queste siano in una fase di rapido esaurimento. In concreto, i mercati petroliferi devono oggi affrontare una carenza di 1,8 milioni di barili al giorno solo per il terzo trimestre perché le "rinnovate ostilità" e le "interruzioni marittime" nello Stretto mettono in pericolo la produzione di greggio. Di conseguenza, è sempre più "urgente" riaprire Hormuz al traffico delle petroliere per ridurre fattori di rischio come il crollo della produzione russa.
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Lutto nell'auto: addio a Hiroshi Okuda, padre della Toyota Prius

4 Ruote - 4 ore 7 min fa
La Toyota dice addio a uno dei manager che hanno impresso un'impronta indelebile sulla sua storia. All'età di 93 anni è scomparso per cause naturali l'ex presidente Hiroshi Okuda.Non è un manager qualsiasi per l'azienda nipponica: a lui si devono, infatti, alcuni dei principali punti di forza dell'intero gruppo, tra cui l'impronta produttiva globale, l'ascesa nel panorama automobilistico globale e, soprattutto, la leadership nella tecnologia dell'ibrido, a partire dalla capostipite di tutte le auto elettrificate, la Prius. L'impronta di Okuda Okuda, nato vicino Nagoya nel 1932 e laureato in economia aziendale presso la prestigiosa Università Hitotsubashi di Tokyo, ha lavorato alla Toyota per ben 45 anni, ricoprendo incarichi manageriali di altissimo livello: tra il 1995 e il 2006 è stato prima amministratore delegato (fino al 1999) e poi presidente del consiglio di amministrazione.Primo manager esterno alla famiglia fondatrice ad assumere il timone della Toyota, è ricordato per aver ridato slancio a un'azienda allora in difficoltà finanziarie e commerciali per colpa dell'impatto di uno yen troppo forte sulle esportazioni e di problemi macroeconomici interni. All'epoca il Giappone, dopo lo scoppio di una bolla immobiliare e finanziaria verso la fine degli anni '80, era appena entrato in quella fase di stagnazione economica destinata a durare oltre 30 anni. Per rilanciare le sorti della società Okuda punta su prodotti innovativi, miglioramento della reputazione e internazionalizzazione. Sui primi due fronti, è cruciale il suo ruolo nello sviluppo della Prius: è lui a dare il via libera definitivo al progetto di cui era responsabile Takeshi Uchiyamada. La prima ibrida al mondo, lanciata in Giappone nel 1997, consente alla Toyota di migliorare immagine e reputazione, ma sono i progetti di espansione all'estero a dare slancio alle vendite e a porre le basi per il sorpasso su General Motors e la conquista della leadership globale . Okuda, per esempio, ad approvare la fabbrica francese di Valenciennes, l'aumento dei volumi produttivi e nuovi stabilimenti negli Stati Uniti. A lui, però, si deve anche la chiusura, per la prima volta nella storia dell'azienda, di un impianto giapponese. 
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BYD Seal 06, la nuova plug-in che percorre fino a 2.370 km con un pieno

4 Ruote - 4 ore 27 min fa
BYD ha presentato per il mercato cinese il Model Year 2027 della Seal 06, filante elettrica venduta anche in Italia con motorizzazione plug-in DM-i. In Cina, dove questo modello c'è anche in versione full electric, la gamma prevede dodici configurazioni, con prezzi che partono da 99.900 yuan (poco più di 12.800 euro) per la plug-in e da 109.900 yuan (poco più di 14 mila euro) per la BEV. Le novità del MY27 La BYD Seal 06 misura 4.870 mm di lunghezza, 1.890 di larghezza e 1.495 di altezza, mentre il passo è cresciuto di 30 mm e arriva a 2.820 mm. Il restyling interviene in maniera molto leggera sugli esterni, dove troviamo il nuovo disegno dei gruppi ottici anteriori a LED, con uno stile chiamato "Wave Star River", così come i condotti aerodinamici alle estremità dei paraurti. Le motorizzazioni La versione elettrica monta un motore da 240 kW (326 CV), che consentono alla Seal 06 di scattare da ferma a 100 km/h in 5,9 secondi. Due i tagli di batterie LFP disponibili, da 53 e 634 kWh, per autonomie - nel generoso ciclo di omologazione cinese - rispettivamente di 530 e 630 km. Gli accumulatori sono Blade Battery di seconda generazione, e possono quindi sfruttare la ricarica Flash Charging del costruttore cinese, che con potenze fino a 1.500 kW riduce a pochi minuti il tempo totale di ricarica. La plug-in fa più di 2 mila km Le versioni plug-in DM-i abbinano invece un 1.5 aspirato da 74 kW (101 CV) alla trasmissione ibrida EHS, con motore elettrico anteriore da 120 kW (163 CV) o 175 kW (238 CV) e batterie da 25 o 34 kWh: le autonomie in elettrico sono di 230 e 320 km. Con gli accumulatori carichi e il serbatoio della benzina da 65 litri, secondo la Casa è possibile percorrere fino a 2.370 km. C'è sempre lo schermo che ruota di 90 Limitati anche gli interventi in abitacolo, dove rimangono la strumentazione digitale da 8,8" e l'infotainment rotante da 15,6". Cambia lo stile della plancia, che prevede una fascia di plastica a tutta larghezza all'interno della quale è inserito il quadro strumenti. Sugli allestimenti top di gamma sono presenti anche un head-up display da 29" e l'assistente vocale con la AI di DeepSeek. Accanto alla guida assistita di livello 2, le versioni più ricche montano il sistema God's Eye 5.0 con LiDAR, per muoversi in maniera semi-autonoma in città e sulle autostrade.
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EVO 7 Kairos, la C-SUV da 174 CV che costa meno di 30 mila euro

4 Ruote - 5 ore 29 min fa
un'auto passata un po' inosservata, la EVO 7 Kairos. Che dopo il suo debutto al Salone di Torino dello scorso anno non s'è ancora fatta vedere a livello mediatico. Ma con un prezzo di listino sotto i 30 mila euro e dimensioni che consentono di trovare spazio a tutta la famiglia, questa C-SUV può essere un modello che vale la pena tenere d'occhio. Le origini, come sempre per le vetture del gruppo DR, sono cinesi e più precisamente lei è l'evoluzione della Jac JS6 (venduta in alcuni stati Europei, come la Svizzera, dove costa 29.900 euro in versione ibrida plug-in) e viene proposta, con un frontale rivisitato e altre modifiche, solo in versione termica con cambio automatico. La EVO 7 Kairos a benzina ha un prezzo di listino di 29.900 euro (28.900 euro in promozione con rottamazione o permuta), mentre per la versione a Gpl servono 31.900 euro. Le dimensioni La EVO 7 Kairos si presenta come una C-SUV dalle proporzioni generose, con una lunghezza di 4.605 mm, una larghezza di 1.890 mm e un'altezza di 1.700 mm, con un passo di 2.720 mm. All'interno, l'abitacolo è configurato per ospitare fino a 5 passeggeri, mentre il bagagliaio arriva a 490 litri dichiarati, un volume che rimane costante indipendentemente dalla motorizzazione scelta.  I motori Disponibile sia a benzina sia in versione bifuel a Gpl, la EVO 7 Kairos è spinta spinta da un quattro cilindri 1.5 turbo con distribuzione a catena, abbinato alla trazione anteriore e a un cambio automatico doppia frizione a sei rapporti. L'assetto prevede sospensioni anteriori MacPherson e posteriori indipendenti multilink, con cerchi di lega da 19 pollici di serie. In termini di prestazioni e consumi, la versione a benzina eroga 174 CV con una coppia di 288 Nm, per un consumo dichiarato di 7,4 l/100 km e 171 g/km di emissioni di CO2 nel ciclo Wltp. La variante a Gpl vede la potenza scendere leggermente, 162 CV, con 260 Nm di coppia; i consumi si attestano a 9,5 l/100 Km, ma con emissioni di CO2 più contenute, pari a 153 g/km. La versione a doppia alimentazione dispone di un serbatoio Gpl da 80 litri nominali (64 litri effettivi) oltre a quello da 55 litri per la benzina.  Gli interni All'interno, la EVO 7 Kairos è caratterizzata da un doppio schermo da 12,3" per quadro strumenti e infotainment, quest'ultimo con integrazione Apple CarPlay e Android Auto. Di serie sono previsti anche sedili sportivi riscaldabili, un impianto audio con otto speaker e un ampio tetto panoramico che aumenta la luminosità e la percezione dello spazio a bordo.
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Costi nascosti del noleggio auto: raccontateci la vostra esperienza

4 Ruote - Ago 12,2026
Scendi da un aereo, ritiri la tua macchina a noleggio e inizia l'ansia. Cos'è stato quel rumore? Ho preso un sassolino? E adesso chissà quanti soldi mi chiederanno: se non si stipula una polizza senza franchigia (spesso molto costosa), la mazzata può essere dietro l'angolo. Anche per danni di cui, magari, non sei tu il responsabile. O di cui non ti accorgi subito e non ti vengono segnalati al momento della riconsegna dell'auto. Come è successo al nostro Direttore Editoriale, che s'è visto recapitare una richiesta di pagamento da 900 euro più di un mese dopo la riconsegna di un'auto a noleggio per un minuscolo graffio su un cerchio (trovate qui sotto il resoconto dell'accaduto, dal suo post LinkedIn).  Danni di cui nessuno può dimostrare con certezza la responsabilità: sono cose che capitano spesso, anche a chi usa molto le auto a noleggio e sa come muoversi. Per questo abbiamo deciso di raccogliere le vostre esperienze, per capire quanto le aziende di noleggio sfruttino questi piccoli danni (magari nemmeno imputabili al cliente a cui chiedono i soldi) per guadagnare. Potete raccontarci la vostra disavventura alla riconsegna di un'auto a noleggio (a breve o lungo termine che sia) scrivendo a redazione@quattroruote.it. Intanto, per chi sta per prendere un'auto a noleggio, magari per le vacanze, qui sotto trovate  una piccola guida con i dieci punti da seguire per noleggiare un'auto e stare tranquilli. Cosa fare quando si noleggia un'auto L'Aniasa, l'Associazione che in Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, ha stilato un decalogo da seguire per cercare di evitare costi nascosti quando si noleggia un'automobile per qualche giorno. Come avete visto qui sopra, però, a volte può non bastare seguire alla lettera queste regole.Prenotare attraverso canali affidabili, distinguendo le società di noleggio da broker e intermediari.Controllare cosa è incluso nel prezzo e verificare l'eventuale costo dei servizi opzionali, come il seggiolino per bambini.Valutare con attenzione le coperture assicurative e informarsi sulle franchigie previste.Verificare modalità e tempi di pagamento, compresi eventuali depositi cauzionali.Conservare la conferma della prenotazione, preferibilmente via e-mail, con tutte le condizioni del servizio.Ispezionare il veicolo accuratamente prima di partire e far annotare sul contratto ogni eventuale danno già presente.Presentarsi con patente valida e carta di credito, verificandone preventivamente disponibilità e scadenza.Informarsi sulle procedure da seguire in caso di guasto, incidente o emergenza.Alla riconsegna, verificare insieme all'operatore lo stato dell'auto e richiedere sempre una ricevuta che attesti la chiusura del noleggio; se veicolo è riconsegnato fuori dall'orario di apertura, fotografarlo prima di depositare le chiavi.Riconsegnare l'auto con lo stesso livello di carburante previsto dal contratto per evitare addebiti aggiuntivi.
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La Fiat Panda 6x6 esiste davvero, ha sei ruote motrici e un cuore Abarth - VIDEO

4 Ruote - Ago 12,2026
Uno sguardo che riconosceresti tra mille, nella sua disarmante semplicità. Quattro linee nate dal genio di Giorgetto Giugiaro ed il gioco è fatto: la Fiat Panda è diventata un mito ovunque nel mondo, specialmente nella sua inarrestabile versione 4x4. Ma se vi dicessi che esiste anche una variante a sei ruote motrici? Un esemplare unico Non si tratta di uno dei classici tuning stravaganti che si vedono spesso arrivare dalla Germania. Questo veicolo è un esemplare unico, italianissimo, nato in provincia di Lecco, ed è la prima Panda 6x6 a sei ruote motrici reali. La cosa più sorprendente? Deriva proprio dall'auto che il suo ideatore, Federico Bonomelli, utilizzava tutti i giorni come vettura quotidiana, prima di decidere che era giunto il momento di trasformarla in qualcosa di mai visto. Federico lavora nel settore dei materiali compositi dal 1985 con la sua azienda, la Mako Shark, insieme alla moglie e ai tre figli, tutti ingegneri. In un ambiente del genere, dove la sperimentazione e lo studio strutturale sono all'ordine del giorno, l'idea di dare vita a un "Pandino" a sei ruote non suona poi così strana. Tra ingegneria e artigianato Il progetto ha preso forma partendo da due Panda 4x4, letteralmente unite per creare una base completamente diversa: un telaio allungato, tre assi e una meccanica totalmente ripensata. Un lavoro misto, a metà tra l'artigianato d'eccellenza e l'ingegneria applicata, sviluppato passo dopo passo senza le scadenze pressanti dei tempi industriali, ma con un'attenzione maniacale alla funzionalità e alla resistenza dei componenti. Molte parti meccaniche sono state fresate dal pieno, altre rinforzate con fibra di carbonio (specialità della casa), e altre ancora riprogettate da zero, poiché i componenti di serie non avrebbero mai retto alle nuove sollecitazioni. Ha un cuore Abarth Va da sé che una struttura del genere influisce sulla bilancia: la vettura pesa circa 400 kg in più rispetto all'originale. Per compensare questo aggravio di peso e muovere i tre assi, il piccolo motore di serie è stato sostituito: sotto il cofano pulsa ora il 1.050 cc che un tempo equipaggiava una A112 Abarth e che è stato rinvigorito grazie alla sovralimentazione tramite compressore. Questa Panda 6x6 è l'ennesimo dei progetti che hanno riguardato l'utilitaria italiana per eccellenza. E siamo sicuri che non sarà l'ultimo.
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Il gruppo Geely accelera in Europa: sei nuovi modelli in arrivo entro il 2026

4 Ruote - Ago 12,2026
Il gruppo Geely è uno dei principali costruttori cinesi, da poco presente anche sul nostro mercato con i primi modelli che ne portano il nome: a rompere gli indugi nei prossimi mesi sarà la E2, versione per l'Europa della Xingyuan, l'auto più venduta in Cina nel 2025 e nella prima metà del 2026. All'interno della galassia Geely orbitano però diversi altri marchi, da Polestar a Volvo, passando per Zeekr, Lynk & Co e Lotus. Ecco tutte le novità in arrivo da qui alla fine dell'anno. Geely E2 La Geely E2 arriva in Italia grazie a Jameel Motors Italy, che ne cura la distribuzione: questa berlina elettrica è lunga 4.135 mm, larga 1.805, alta 1.580 e ha un passo di 2.645 mm. Il bagagliaio mette a disposizione 375 litri, che diventano 1.320 abbattendo gli schienali della seconda fila; a questi se ne aggiungono altri 70 litri nel frunk anteriore. Due le motorizzazioni in gamma: 60 kW (82 CV) e 150 Nm con batteria LFP da 35 kWh per 252 km di autonomia, e 85 kW (116 CV) con batteria da 47 kWh per 345 km. Per entrambi i modelli la velocità massima è limitata a 130 km/h. Ricca la dotazione di serie fin dalle versione d'accesso Pro e Max, rispettivamente con i motori da 82 e 116 CV: cerchi d'acciaio da 16", fari full LED, sedili in pelle vegana, quadro strumenti digitale da 8,8", infotainment da 14,6" con Apple CarPlay e Android Auto e guida assistita di livello 2. La più ricca Ultra completa la dotazione con i cerchi di lega da 16", il tetto nero a contrasto, il portellone elettrico, sedili anteriori e volante riscaldati, illuminazione ambientale, ricarica wireless e telecamera panoramica a 540.Quando arriva: autunno 2026Quanto costa: da 19.900 euro Geely Monjaro Il secondo modello della Casa cinese ad arrivare in Italia è la SUV plug-in Monjaro, già commercializzata negli Emirati Arabi e su altri mercati orientali. Lunga quasi 4,80 metri, quest'auto dovrebbe essere lanciata con un powertrain ibrido plug-in. In Cina è proposta con la motorizzazione full hybrid i-Hev: un sistema, presentato all'ultimo Salone di Pechino, che promette un'efficienza termica del 48,41%, tra le più alte in assoluto per modelli di questa categoria. E che potrebbe arrivare anche da noi.Quando arriva: fine 2026Quanto costa: prezzi non comunicati Volvo EX60 La nuova SUV svedese sta per arrivare sul mercato, affiancando l'attuale XC60 e introducendo la nuova piattaforma modulare Spa3. Lunga 480 cm, ha un passo di 297 cm e un bagagliaio di dimensioni generose: 494 i litri rilevati dal Centro prove, a cui si sommano i 73 del frunk. Ottima anche l'abitabilità, favorita dal pavimento piatto. Essenziale la plancia, in perfetto stile svedese, con pochi comandi fisici, infotainment da 14,6" basato sull'ecosistema di Google. La gamma della EX60 prevede tre varianti: la P6 a trazione posteriore da 374 CV, per 620 km di range Wltp, la dual motor P10 AWD da 510 CV (disponibile anche in versione Cross Country) e la top di gamma P12 AWD da 680 CV. Quest'ultima dichiara 810 km di percorrenza, uno 0-100 km/h in 3,9 secondi e ricariche in corrente continua fino a 370 kW. Quando arriva: già disponibileQuanto costa: da 65.350 euro Polestar 4 SUV Apriranno il 2 settembre gli ordini della nuova Polestar 4 SUV, versione "lunga" dell'attuale SUV-coupé (che da quel momento si chiamerà "Coupé" per distinguerla), prodotta a Busan in Corea del Sud: manterrà linee e design invariati fino alle portiere posteriori, per poi cambiare radicalmente in coda con tradizionale lunotto in vetro e forme più squadrate, pensate per offrire una maggiore capacità di carico e una lunghezza leggermente superiore agli attuali 484 cm. Rimane l'architettura a 400 Volt ma viene introdotta una nuova taratura del telaio. Le motorizzazioni sono due: single motor a trazione posteriore da 200 kW (272 CV) e dual motor a trazione integrale da 400 kW (544 CV). La batteria da 94 kWh consente un'autonomia fino a 630 km.Quando arriva: novembre (ordini da settembre)Quanto costa: da circa 70.000 euro Polestar 5 Evoluzione dei concetti stilistici introdotti dalla Concept Precept, la Polestar 5 è una grand tourer elettrica lunga cinque metri. Utilizza una batteria da 112 kWh (di cui 106 effettivamente utilizzabili) con architettura a 800 Volt, e può essere ricaricata con una potenza massima di 350 kW (10-80% in 22 minuti). La versione Dual motor offre 748 CV, 812 Nm e 670 km di autonomia nel ciclo Wltp. La Performance arriva a 884 CV, 1.015 Nm e brucia lo 0-100 in 3,2 secondi. La velocità massima è limitata a 250 km/h per entrambe, mentre il coefficiente aerodinamico è di 0,24. L'abitacolo a cinque posti integra un display da 14,5", un impianto audio da 1.680 Watt, 11 telecamere e 12 sensori a ultrasuoni. Il bagagliaio è da 365 litri, in aggiunta ai 62 del frunk.Quando arriva: settembreQuanto costa: da 119.800 Lotus Eletre X Nata inizialmente come auto soltanto elettrica, la prima Lotus della nuova era Geely diventa un'ibrida con range extender: il powertrain X-Hybrid abbina due motori elettrici a un 2.0 turbo da 204 CV usato come generatore, con batteria da 70 kWh che garantisce un'autonomia complessiva oltre i 1.200 km (di cui circa 350 in elettrico) e ricarica fino a 350 kW. Per l'Europa sono previsti due allestimenti, entrambi con sospensioni pneumatiche: la H550 da 550 CV (210 km/h, 0-100 in 4,9 secondi) e la H1000 al vertice della gamma, con 952 CV e 935 Nm (230 km/h, 0-100 in 3,3 secondi), quest'ultima con barre antirollio attive e impianto frenante maggiorato di serie.Quando arriva: settembreQuanto costa: da 99.990
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In Italia si potrà guidare un'auto già a 16 anni: ecco le novità in arrivo

4 Ruote - Ago 12,2026
Una delle novità più discusse e divisive del nuovo Codice della strada su cui il ministero delle Infrastrutture ha aperto una pubblica consultazione con le associazioni di settore che si concluderà il 13 settembre riguarda la possibilità di prendere la patente B a 17 anni. Diciamo subito che l'abbassamento di 12 mesi dell'età a cui sarà possibile mettersi liberamente al volante di una macchina non è un'iniziativa estemporanea dei ministeri delle Infrastrutture e dell'Interno, che su delega del parlamento hanno messo nero su bianco il testo che tra qualche mese, se non vi saranno clamorose retromarce, sostituirà integralmente il Codice attuale. Possibilità prevista dalla Ue Si tratta, in realtà, del più ampio recepimento della direttiva europea 2025/2205 approvata definitivamente dal parlamento di Strasburgo il 14 maggio scorso e che gli Stati dell'Unione devono attuare entro il 2029. Insomma, nulla di particolarmente clamoroso: si sa dall'1 marzo 2023 giorno in cui la proposta di direttiva che già conteneva questa finestra iniziò il suo iter legislativo che gli Stati membri dell'Unione avrebbero potuto prima o poi modificare l'età minima per il rilascio della patente di guida abbassandola a 17 anni per le categorie B e BE. Guida accompagnata Ma non è l'unica novità. La riduzione di un anno per il conseguimento della patente B, infatti, trascina indietro di 12 mesi anche l'età minima per la guida accompagnata (GA), attualmente fissata a 17 anni e che, dunque, si abbasserà a 16. Insomma, quando la norma entrerà in vigore, i titolari di patente A1 o B1 potranno mettersi alla guida con largo anticipo rispetto al passato. Come già accade, previa autorizzazione rilasciata dalla Motorizzazione civile dopo aver effettuato almeno dieci ore di corso pratico di guida in autoscuola e a due condizioni:Guida di una vettura che rientra nei limiti di potenza e potenza specifica per i neopatentati, ossia fino a 105 kW e fino a 75 kW/t;Nessun passaggero a bordo a parte l'accompagnatore, appunto. Che deve essere una persona in possesso da almeno 10 anni di patente B oppure di categoria superiore.
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Auto, utili in picchiata: crolla la redditività dei grandi costruttori

4 Ruote - Ago 12,2026
I grandi costruttori tradizionali sono nel pieno di una situazione non certo facile per lo stato di salute delle loro finanze. A dimostrarlo è un'analisi condotta dal Center of Automotive Management di Bergisch Gladbach, nel land tedesco della Nordreno-Vestfalia, che ha esaminato l'andamento di fatturato e utile operativo dei quindici produttori globali nei primi sei mesi dell'anno. Il rapporto AutomotivePerformance del centro guidato da Stefan Bratzel è un chiaro campanello d'allarme per l'intera industria europea, americana e giapponese, perché evidenzia un forte calo della redditività nonostante un fatturato sostanzialmente stabile. "Il divario tra l'andamento dei ricavi e quello degli utili è il vero segnale d'allarme del primo semestre: se l'utile operativo cala dodici volte più rapidamente dei ricavi, il settore non perde quote di mercato, ma redditività, e questo è strategicamente più pericoloso", avverte Bratzel. Il gap tra fatturato e margini In particolare, il fatturato totale è calato solo dell'1,4% rispetto al primo semestre del 2025, mentre l'utile operativo è peggiorato in modo più che proporzionale: l'Ebit (acronimo di Earnings Before Interest and Taxes, utili prima degli interessi e delle tasse, ndr) è infatti diminuito del 17,5% a 35,6 miliardi e il relativo margine è sceso dal 3,5% al 3,3%. "Ciò dimostra che non è tanto l'entità del fatturato a essere sotto pressione, quanto piuttosto la capacità di convertire il fatturato in utile operativo", sottolinea il centro studi tedesco. Ancor più grave è il calo dell'utile operativo medio per autovettura consegnata, sceso da 1.409 euro a 1.187 euro (-16%). Il Cam evidenzia anche il considerevole ampliamento del divario tra i vari costruttori: otto si sono posizionati al di sopra delle media, sette al di sotto. Molti hanno subito un calo "significativo" dell'indicatore e i miglioramenti di alcuni costruttori come Stellantis, Nissan e Mazda non sono stati sufficienti a compensare il calo della media.Tra l'altro, il confronto tra i produttori rivela risultati "significativamente divergenti": Mercedes-Benz e BMW, con rispettivamente 4.122 e 3.142 euro, formano un gruppo di testa ben distinto e mantengono la loro posizione di produttori premium. GM, Toyota, Hyundai-Kia, Volkswagen, Tesla e Ford, d'altro canto, operano all'interno di un intervallo molto più ristretto, compreso tra 1.315 e 1.694 euro. "Il valore medio di 1.187 euro per autovettura riflette quindi non tanto uno standard di settore uniforme quanto una posizione intermedia che si discosta considerevolmente dai due principali produttori premium", avverte ancora il Cam. Il segnale d'allarme Sotto la media si collocano Suzuki (1.059 euro), Renault (966 euro), Mazda (960 euro), Mitsubishi (755 euro), Nissan (525 euro) e Stellantis (471 euro). Per Mazda, Nissan e Stellantis, i risultati positivi rispetto alla perdita del 2025 sono da attribuire principalmente alla riduzione dei costi, ai piani di ristrutturazione e alla bassa base di confronto. La loro ripresa è quindi più un "successo operativo temporaneo", che "un'inversione di tendenza strutturale". Allo stesso tempo, BMW, Toyota, Hyundai-Kia, GM, Tesla e Volkswagen stanno registrando profitti per autovettura significativamente inferiori a causa dell'impatto "particolarmente negativo" del'intensa pressione competitiva in Cina (BMW, Toyota e Volkswagen), dei dazi e dei costi promozionali (Hyundai-Kia) e degli oneri di ristrutturazione e di difficoltà di mercato (GM e Tesla). Honda rappresenta un'eccezione a causa delle elevate svalutazioni legate al riallineamento della sua strategia sui veicoli elettrici. Per Bratzel, "il calo dell'Ebit per autovettura è un segnale d'allarme che indica come molti produttori non siano attualmente in grado di compensare adeguatamente gli elevati costi di trasformazione attraverso prezzi, mix di prodotti ed efficienza. Le aziende fortemente dipendenti dal mercato cinese, e che devono gestire ingenti investimenti in elettromobilità, software e nuove strutture produttive, sono sottoposte a una pressione particolare. In futuro, il fattore determinante non sarà tanto il volume delle vendite, quanto la capacità di ridurre la complessità, controllare i costi e offrire veicoli tecnologicamente interessanti con una penetrazione di prezzo sufficiente"."Ciò che conta non è solo chi registra i profitti più elevati oggi, ma quale modello di business rimane sostenibile a lungo termine, in un contesto di continue pressioni sui prezzi, sugli investimenti e sulla trasformazione aziendale. Le dimensioni non proteggono automaticamente dal calo della redditività", aggiunge Bratzel. "I produttori devono razionalizzare le strutture dei costi, consolidare il proprio potere di determinazione dei prezzi e concentrare gli investimenti in modo più efficace. Chi non riesce a raggiungere questo equilibrio rischia di perdere terreno strategico, nonostante le vendite elevate e i risultati positivi continui." E i cinesi? Sarebbe interessante fare un confronto con i produttori che stanno cambiando le carte in tavola a livello globale, ossia realtà cinesi come BYD, Geely, Saic o Chery. Tuttavia, non sono stati inclusi a causa della carenza di dati "pienamente comparabili". Tuttavia, il centro ritiene probabile che nel periodo "i principali produttori cinesi abbiano ulteriormente incrementato i propri ricavi e la presenza sul mercato internazionale" anche se non si aspetta che la forte crescita si sia tradotta "in margini più elevati o in un aumento dell'Ebit per veicolo" perché "le economie di scala dei costruttori verticalmente integrati sono compensate dall'intensa concorrenza sui prezzi e dagli elevati costi per modelli, software, impianti ed espansione"."Il fatto che i principali produttori cinesi siano ancora assenti da questa analisi distorce il quadro a favore delle aziende consolidate. Se si includono BYD e gli altri produttori di grandi volumi, il parametro di riferimento per le strutture di costo competitive si sposta considerevolmente verso il basso. Il vero punto di riferimento per la redditività per veicolo non sarà più stabilito a Toyota City o a Wolfsburg, ma a Shenzhen", mette in guardia il direttore del Cam.  Prospettive cupe Non manca una parte riservata alle prospettive. Il Cam non prevede "miglioramenti significativi nella seconda metà dell'anno: i dazi statunitensi, l'intensa concorrenza sui prezzi in Cina, la volatilità dei tassi di cambio e ulteriori aggiustamenti ai portafogli di veicoli elettrici continueranno probabilmente a pesare sull'Ebit e sui margini". "Se queste pressioni dovessero persistere, anche gli utili per veicolo rimarranno probabilmente sotto pressione per molti produttori. La riduzione dei costi, la minore complessità e un mix di prodotti più redditizio possono stabilizzare le performance, ma non saranno sufficienti a compensare completamente queste pressioni per tutti i produttori", aggiungono da Bergisch Gladbach."Per l'intero 2026 si sta delineando un riallineamento strutturale della classifica degli utili, piuttosto che una flessione ciclica. La questione cruciale non è se i risultati diminuiranno, ma quali produttori saranno in grado di adeguare la propria struttura dei costi con sufficiente rapidità a un livello di margine permanentemente inferiore", sottolinea ancora il centro, secondo cui "i produttori con una solida disciplina dei costi, prezzi robusti, un mix di prodotti di qualità e oneri di ristrutturazione limitati saranno in una posizione migliore per difendere i propri margini e la redditività per veicolo. Le aziende che subiscono una forte pressione per adattarsi al mercato cinese, ai dazi o ai veicoli elettrici rischiano ulteriori cali degli utili. Allo stesso tempo, l'espansione internazionale dei fornitori cinesi sta aumentando la pressione competitiva e di adattamento sui produttori consolidati".
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Bentley porta un pezzo d'Italia a Monterey: nasce Stazione Remota

4 Ruote - Ago 12,2026
Alla Monterey Car Week di questa settimana, Bentley presenta il nuovo evento Stazione Remota (scritto in italiano), nato dalla partnership con Tutto Bene, iniziativa promossa dall'hub di cultura automobilistica Race Service e dallo studio di design milanese BorromeodeSilva. Un raduno informale Questa prima edizione sarà solo su invito e si svolgerà sabato prossimo a Carmel Valley, con un format più informale rispetto ai raduni classici: sono infatti previsti test drive con vetture delle famiglie Continental GT e Bentayga, un DJ set su vinile e caffè servito dal "Joe's Bentayga", una Bentayga rosa e verde scuro con macchinetta ca espresso nel bagagliaio. Le auto esposte Tra i modelli presenti presso Stazione Remota ci sono la Bentayga X Concept, che anticipa una futura off-road della Casa inglese, la sportivissima Continental Supersports in livrea "Dragon", con colorazioni Black Crystal e Dragon Red II che si fondono tra loro. Per gli appassionati della storia del motorsport, da non perdere la Super Sports originale del 1926, modificata nel 1934 con un motore da 4.5 litri al posto del 3 litri originale e portata in gara 40 volte negli anni Trenta da Kit Baker-Carr. Prodotta in 18 esemplari, è la prima volta che quest'auto arriva negli Stati Uniti. Gli altri appuntamenti Accanto a Stazione Remota ci sarà la Home of Bentley, con la collezione di merchandising 1919 presentata al Goodwood Festival of Speed; la Casa inglese sarà poi presente al The Quail con uno stand da quattro vetture: Supersports, Flying Spur S, GTC S e Bentayga Artenara. Da ultimo, il presidente Frank-Steffen Walliser sarà uno dei giurati del 75 Pebble Beach Concours d'Elegance di domenica.
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Benzina e diesel, si arresta la discesa: tornano a salire i prezzi alla pompa

4 Ruote - Ago 12,2026
Si interrompe la discesa (comunque lenta) dei prezzi alla pompa di benzina e gasolio. A pesare è il deciso rimbalzo delle quotazioni petrolifere: in pochi giorni, il Brent ha guadagnato quasi 10 dollari al barile, passando da 80 dollari circa a poco meno di 90 per colpa dell'incertezza legata alle tensioni diplomatiche in Medio Oriente tra Iran e Stati Uniti. Sulle quotazioni, però, influiscono diversi altri fattori, tra cui le minacce della milizia yemenita degli Houthi alla navigazione nel Mar Rosso e i problemi alla rete di raffinazione in Russia.  I prezzi del Mimit Questa mattina 12 agosto, secondo quanto comunicato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio della benzina in modalità 'self service' lungo la rete stradale nazionale è di 1,985 euro al litro (+2 millesimi rispetto a ieri), mentre il gasolio quota a 2,076 euro a(+3 millesimi).Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio al fai-da-te è di 2,060 euro per la verde (+4 millesimi) e 2,154 euro per il diesel (+3 millesimi). 
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Volkswagen vende un'altra società: IAV verso Accenture

4 Ruote - Ago 12,2026
Negli ultimi mesi, la dirigenza del gruppo Volkswagen ha chiarito più volte l'obiettivo di rivedere il perimetro delle attività operative tramite una profonda razionalizzazione, che ha già portato alla cessione di diversi cespiti come la maggioranza di Italdesign e di Everllence. Il programma delle dismissioni è, però, destinato ad andare avanti nei prossimi mesi.Tra le società candidate ad uscire dal gruppo di Wolfsburg figura un'altra azienda di servizi di engineering: si tratta di Ingenieurgesellschaft Auto und Verkehr, meglio nota come IAV, che tra l'altro ha raggiunto pochi giorni fa un accordo con i sindacati per un massiccio piano di ristrutturazione. Cessione e tagli In particolare, il gruppo avrebbe intenzione di cedere la maggioranza della società con sede a Berlino al colosso della consulenza Accenture entro la fine dell'anno. Attualmente, Wolfsburg detiene il 50% del capitale di IAV. Un altro 40% è nelle mani della stessa IAV, mentre il restante 10% è in possesso di Aumovio, produttore di componentistica scorporato l'anno scorso da Continental. L'operazione, secondo Automobilwoche, dovrebbe portare Accenture ad acquisire il 70% del capitale e Volkswagen a mantenere una quota del 30%.  Per ora, le indiscrezioni non sono state commentate né dal gruppo guidato da Oliver Blume né dalla società berlinese. In attesa di conferme o smentite, l'unica certezza riguarda il recente accordo con l'IG Metall per un profondo ridimensionamento dell'organico di IAV: l'azienda, come tante altre in Germania, è da mesi alle prese con la crisi dell'industria dell'auto tedesca e con la progressiva riduzione degli investimenti da parte di Case e fornitori. Per affrontarne le conseguenze, è stato concordato il taglio di 2 mila dei 5 mila dipendenti entro la fine del 2027.
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Emissioni UE, Porsche lascia Volkswagen e si allea con Xpeng

4 Ruote - Ago 12,2026
Nuovi sviluppi nella configurazione dei "pool" per le emissioni formati dai vari costruttori operanti nell'Unione europea. La Porsche ha lasciato a sorpresa il gruppo gestito dalla sua casa-madre Volkswagen per allearsi con la cinese Xpeng.  Perché Porsche ha lasciato Volkswagen? Per capire i motivi alla base di quanto comunicato il 5 agosto scorso dalla Casa di Zuffenhausen alle istituzioni europee, bisogna partire dal funzionamento del pooling. Si tratta di uno degli strumenti previsti dai regolamenti comunitari sugli standard emissivi: consente alle Case di unire le proprie flotte per soddisfare i requisiti e quindi evitare il pagamento delle multe per il superamento dei limiti di CO2 o comunque ridurre l'importo delle sanzioni.L'uscita della Porsche dal pool della Volkswagen è sorprendente solo fino a un certo punto. La decisione di Zuffenhausen potrebbe infatti aiutare il gruppo Vollkswagen a raggiungere i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni dopo aver fallito il target del 2025: il costruttore tedesco ha registrato una media di 100 g/km, superando il limite dei 93,6 g/km.Il gruppo è ora costretto ad accelerare il taglio delle emissioni nel 2026 e nel 2027 per evitare le sanzioni: il nuovo meccanismo di compliance triennale concede, infatti, la possibilità ai costruttori di calcolare su tre anni (2025-2027) e non più su uno soltanto il rispetto del limite di flotta medio dei 93,6 grammi di CO2 per chilometro, compensando eventuali deficit in uno o due anni con i risultati migliori degli altri periodi. Dunque, a Wolfsburg devono per forza di cose mettere a segno risultati decisamente migliori per non pagare multe a oggi quantificate in 400/500 milioni di euro l'anno nel triennio. Porsche, però, rischia di rappresentare un peso insormontabile a causa delle nuove strategie produttive incentrate su modelli più ibridi che elettrici e del calo delle vendite di auto a batteria.  A sua volta, la Casa di Zuffenhausen è destinata a beneficiare del contributo di Xpeng, la cui gamma europea è costituita solo ed esclusivamente da auto elettriche. Tra l'altro, il raggruppamento Porsche-Xpeng, che sarà gestito proprio da Porsche e sarà valido fino a tutto il 2027, è un pool aperto: altri marchi potranno aderire a condizione di presentare la relativa richiesta entro e non oltre il 5 settembre prossimo. 
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Jaguar Type 01, primo sguardo agli interni della GT elettrica

4 Ruote - Ago 12,2026
In occasione della Monterey Car Week Jaguar ha svelato gli interni della controversa Type 01, il modello che segna la svolta del marchio britannico come costruttore esclusivamente elettrico. La versione definitiva della "Jaguar rosa" sarà presentata il prossimo 6 ottobre a New York. Approccio "svedese" Lo stile minimalista dell'abitacolo della nuova Jaguar segna un indubbio punto di rottura rispetto a quanto visto in precedenza, e del resto non ci aspettavamo niente di diverso. Farà discutere gli appassionati della Casa di Gaydon, anche se con meno veemenza rispetto al polverone mediatico sollevato dalla Concept Type 00, che anticipava le linee della nuova gran turismo inglese. Si presenta "al contrario" Per nulla convenzionale la plancia, con soluzioni diametralmente opposte a quelle che siamo soliti vedere oggi: dietro il volante non c'è un piccolo schermo con le informazioni principali per la guida, ma un grande display ad alta definizione, che si prolunga fin quasi a centro plancia. Dove, invece, spicca l'assenza di uno schermo centrale per l'infotainment, sostituito da una piccola plancetta (grande circa come uno smartphone) dedicata ai comandi del climatizzatore e del volume. Niente pulsanti, siamo inglesi E i comandi fisici? Pochissimi, tutti concentrati sulle due razze del volante, sui comandi dei finestrini nella portiera e nella leva del piantone, per la selezione della marcia. Manca anche lo specchietto retrovisore, sostituito da una telecamera al posteriore, le cui immagini verranno proiettate su uno schermo alla base del parabrezza, alla stessa altezza degli specchietti esterni. Dietro non c'è il lunotto L'abitacolo è diviso al centro da una lunga "spina dorsale" che lo percorre da parte a parte, definendo quattro spazi individuali con altrettante sedute singole; semplici ed eleganti i rivestimenti, con colori chiari. Lungo la parte superiore delle portiere corre una finitura che richiama l'ottone, su cui è inciso il logo del giaguaro che salta. Il grande tetto panoramico si estende fino alla seconda fila di sedili, dietro cui non c'è il lunotto (come sulla Polestar 4). Oltre 1.000 CV di potenza I dati tecnici definitivi della nuova Jaguar Type 01 verranno svelati insieme alla versione definitiva dell'auto, a ottobre: sappiamo però che la nuova GT inglese avrà un powertrain composto da tre motori elettrici, capaci di erogareoltre 1.000 CV e più di 1.300 Nm di coppia. Non mancheranno torque vectoring, retrotreno sterzante e sospensioni pneumatiche su tutte e quattro le ruote. La batteria dovrebbe avere una capacità di 118 kWh, la stessa della futura Range Rover elettrica.
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Auto mild hybrid, i 10 modelli che consumano meno - VIDEO

4 Ruote - Ago 11,2026
La guerra in Medio Orientesta facendo volare i carburanti verso prezzi record, in alcuni casi mai visti. In questa particolare situazione, un'auto con powertrain benzina mild hybrid può rappresentare una risposta concreta al caro carburanti di questi mesi: di seguito trovate i dieci modelli mild hybrid a benzina che consumano meno, sulla base dei dati degli ultimi cinque anni forniti dal Centro Prove Quattroruote.Alcune motorizzazioni non sono più a listino, ma ve le proponiamo ugualmente, perché in questo periodo anche un usato fresco può avere perfettamente senso. I modelli mild hybrid benzina più efficienti secondo il Centro Prove Nota: i costi sono calcolati in base alle ultime quotazioni disponibili al momento della stesura di questo articolo, pubblicate dal Mimit il 2 aprile e riferite all'1 aprile 2026.Nota 2: la lista non comprende le motorizzazioni ibride del gruppo Stellantis (come la Grande Panda o la Citroën C3, per esempio) e di alcuni modelli di altre Case perché il loro funzionamento è quello di un full hybrid, capace di muovere l'auto - anche se per pochi metri, o nelle manovre - con la sola trazione elettrica e il motore termico spento. Suzuki Swift 1.2 Hybrid Top L'auto mild hybrid che consuma meno è anche il modello di maggior successo della Suzuki in Italia (nel 2025 ha rappresentato il 36,8% delle vendite della Casa giapponese). Il Centro prove ha rilevato per la Swift una media di 5,03 litri di benzina ogni 100 chilometri, pari a 19,88 km/l. Disponibile con un'unico motore da 81 CV e, volendo, anche con la trazione integrale, ha un listino che parte da 21.450 euro. Fiat Panda Cross 1.0 FireFly S&S Hybrid La citycar torinese è stata messa sotto esame nel 2022, quando ancora si chiamava Panda: adesso è venduta con il nome di Pandina, per non confonderla con la Grande Panda, ma il motore è lo stesso mild hybrid da 65 CV. La media rilevata dal Centro prove è di 5,89 l/100 km, per una percorrenza media di 16,98 chilometri con un litro. Tre gli allestimenti a listino, con prezzi da 15.950 euro. Hyundai Bayon 1.0 Hybrid 48V XClass La motorizzazione mild hybrid della crossover coreana non è più a listino (la nostra prova è del 2021), ed è un peccato: in media, la Bayon ibrida consuma 6,01 l/100 km, pari a 16,64 km/l. Il modello attuale, aggiornato nel 2024, offre solo motorizzazioni a benzina senza elettrificazione: si parte da 22.800 euro. Volkswagen T-Roc 1.5 eTSI DSG Life La nuova generazione della SUV tedesca ha debuttato lo scorso anno, quando è stata esaminata anche dal Centro prove (nella versione da 115 CV), registrando un ottimo risultato: 6,16 l/100 km, pari a 16,23 km/l. In città le cose non cambiano molto: i chilometri percorsi con un litro di benzina sono 16,05. Disponibile anche con potenza di 150 CV, la T-Roc parte da 33.900 euro. Fiat 500 Berlina Hybrid Torino La piccola citycar torinese si è rinnovata lo scorso anno, prendendo la carrozzeria dell'elettrica 500e e il motore della Pandina ibrida, il Firefly da 65 CV. Risultato? Nei test del Centro prove i consumi medi sono di 6,26 l/100 km, pari a 15,97 km/l. Disponibile anche cabrio, e presto nella versione "3+1", la 500 ibrida parte da 19.900 euro. Kia Stonic 1.0 T-GDi 115 CV Style Questa piccola crossover (è lunga 4,17 metri) si è rinnovata lo scorso anno, ereditando lo stile delle Kia più recenti, introdotto con la EV9. Messa alla prova nel 2025, la Stonic ha registrato consumi medi di 6,28 l/100 km, pari a 15,92 km/l. Disponibile anche con motori a benzina, la versione mild hybrid parte da 26.250 euro. Mazda3 e-Skyactiv-G M Hybrid Nagisa La media giapponese monta un 2.5 aspirato con impianto mild hybrid, ed è una soluzione controcorrente che però funziona: i test del Centro prove, condotti nel 2024, hanno rilevato un consumo medio di 6,4 l/100 km, pari a 15,63 km/l. Lo stesso motore è disponibile anche sulla crossover CX-30, che per via dell'aerodinamica meno favorevole consuma qualcosa di più: 6,85 l/100 km. La Mazda3 parte da 28.350 euro, la CX-30 da 28.450 euro. Kia Xceed 1.5 Mhev Evolution La crossover coreana è disponibile (fino a esaurimento scorte) con motori benzina, bifuel a Gpl e mild hybrid, quest'ultimo con una potenza di 160 CV: messa sotto esame nel 2021, ha registrato un consumo medio di 6,62 l/100 km, che corrispondono a 15,11 chilometri con un litro di benzina. Il listino di questo modello parte (per la versione mild hybrid) da 29.600 euro. Suzuki S-Cross 4WD Starview La crossover giapponese è il secondo modello della Casa di Hamamatsu a conquistarsi un posto nella classifica dei modelli mild hybrid più "risparmiosi": nei test del 2021, il Centro prove ha rilevato un consumo medio di 6,85 l/100 km, pari a una percorrenza media di 14,68 km/l. Come tutte le Suzuki a listino, anche la S-Cross è disponibile con la trazione integrale: prezzi da 29.450 euro. Dacia Bigster 1.2 TCe Mhev Extreme La SUV di segmento D della Casa di Mioveni è disponibile con motorizzazioni ibride mild - anche bifuel a Gpl - e full di derivazione Renault. L'ibrida leggera da 140 CV, nei nostri test del 2025, ha un consumo medio di 7,11 l/100 km, pari a 14,06 chilometri con un litro. Quattro gli allestimenti, anche con trazione integrale: il listino di questo modello parte da 24.800 euro.
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Caro carburanti - Auto a benzina, i 10 modelli che consumano meno - VIDEO

4 Ruote - Ago 11,2026
Tra guerra in Medio Oriente, petrolio in salita e carburanti sempre più cari, scegliere l'auto giusta oggi conta più di ieri. Non solo elettrico o ibrido: anche la benzina, se efficiente, può essere una risposta concreta.Abbiamo quindi messo in fila le dieci auto a benzina - prive di elettrificazione - che consumano meno, sulla base dei dati del Centro Prove degli ultimi cinque anni.Alcune motorizzazioni non sono più a listino ma ve le proponiamo ugualmente, perché in questo periodo anche un usato "fresco" può avere perfettamente senso.Nota: i costi sono calcolati in base alle ultime quotazioni disponibili al momento della stesura di questo articolo, pubblicate dal Mimit il 20 marzo e riferite al 19 marzo. Toyota Aygo X 1.0 VVT-i 72 CV ActiveLa citycar giapponese è stata appena aggiornata, con l'introduzione della motorizzazione full hybrid della Yaris. Il modello precedente, con il motore puramente termico, nelle prove del 2022 ha registrato un consumo medio di 5,34 litri di benzina per 100 chilometri, che corrisponde a una percorrenza media di 18,7 km/l. Un valore di poco lontano dalla media in città: 5,32 l/100 km, pari a 18,8 km/l. Questo modello non è più in commercio: la full hybrid attualmente a listino parte da 20.850 euro. Kia Picanto 1.0 20th Anniversary Edition La citycar a cinque porte della Casa coreana è stata esaminata dal Centro prove nel 2024, dopo il facelift con cui ha adottato il frontale dei modelli più recenti della Kia. La Picanto con il 1.0 benzina aspirato da 68 CV consuma mediamente 5,71 l/100 km, che corrispondono a una percorrenza di 17,5 km/l. In città il valore scende a 5,47 l/100 km: sono 18,3 i chilometri percorsi con un litro di carburante. Il listino della Picanto parte da 17.800 euro. Hyundai i10 1.0 MPI TechLa "sorella" della Picanto (le due Case fanno parte dello stesso gruppo) monta lo stesso motore, con una potenza ridotta a 63 CV: i consumi, registrati nei test del 2020, hanno rilevato una media di 5,87 l/100 km, pari a 17 chilometri con un litro. In città il valore rilevato è di 5,81 l/100 km (17,2 km/l). La i10 è disponibile anche con il 1.0 T-GDi turbo da 90 CV, che ha consumi molto simili: media di 5,91 l/100 km (16,9 km/l), 5,83 in città (17,2 km/l). Il La coreana ha prezzi che partono da 18.500 euro. Volkswagen Polo 1.0 TSI StyleLa compatta di Wolfsburg, messa alla prova nel 2021 con il 1.0 turbo benzina da 95 CV, registra un consumo medio di 5,93 litri per 100 chilometri, per una percorrenza media di 16,9 km/l. In città la Polo consuma 6,26 l/100 km, che corrispondono a 16 km/l di benzina. Il listino di questo modello, disponibile con potenze da 80 a 207 CV per la GTI, parte da 23.900 euro. Seat Ibiza 1.0 EcoTSI 95 CV FRLa compatta spagnola è stata recentemente oggetto di un leggero restyling, che non ha però coinvolto le motorizzazioni. Il 1.0 da 95 CV è lo stesso della cugina di piattaforma Polo: non stupisce quindi che i consumi siano sovrapponibili. La media rilevata dal Centro prove nel 2024 è di 5,95 l/100 km, pari a 16,8 km/l, che in città sale a 6.03 l/100 km (16,6 km/l). Il listino della Ibiza parte da 16.000 euro. Citroën C3 100 CV MaxLa crossover francese ha debuttato nel 2024 (anche in versione mild hybrid e full electric), quando il Centro prove ha rilevato, con la motorizzazione termica da 100 CV, un consumo medio di 6,14 litri / 100 km, pari a 16,3 km/l. Quasi identici i consumi in città: 6,17 l/100 km, pari a 16,2 km/l. Prezzi da 16.400 euro. Volkswagen TaigoLa SUV-coupé tedesca (derivata dalla T-Cross) è disponibile solo con motori a benzina, da 95 a 150 CV: quando è uscita, nel 2021, il Centro prove l'ha subito messa sotto esame, rilevando un consumo medio di 6,16 l/100 km, pari a 16,2 km/l. In città la Taigo consuma 6,62 l/100 km, pari a 15,1 chilometri con un litro di carburante. Il listino di questo modello parte da 26.000 euro. Jeep Avenger 1.2 Turbo SummitLa B-SUV, da sempre best seller tra le compatte a ruote alte, è disponibile anche con powertrain ibridi e full electric. La termica da 100 CV, testata dal Centro prove nel 2023, consuma 6,2 l/100 km, pari a 16,1 km/l. In città si comporta meglio: il consumo scende a 6.04 l/100 km, con una percorrenza media di 16,6 chilometri con un litro. La Jeep Avenger parte da 25.200 euro. Opel Astra 1.2 Turbo 130 CV GS LineLa media del Blitz è stata aggiornata di recente, perdendo le motorizzazioni puramente termiche, che erano ancora disponibili nel 2021, quando l'auto è stata esaminata dal Centro prove. Il consumo medio rilevato è di 6,2 l/100 km, pari a 16,1 km/l. In città si sale a 6,63 l/100 km, che corrispondono a 15,1 km/l. Il listino della nuova Astra (che c'è anche a gasolio) parte da 32.450 euro per la mild hybrid da 145 CV. Dacia Jogger 1.0 TCe 110 Extreme UpLa versione "lunga" della Sandero Stepway, disponibile anche a sette posti, offre anche powertrain full hybrid e a Gpl. La versione benzina da 110 CV, testata nel 2022 e ancora a listino, registra consumi di 6,2 l/100 km (16,1 km/l), che in città scendono a 6.06 l/100 km (16,5 km/l). La Jogger a benzina parte da 20.700 euro.
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Inarrestabile Pandina: è sempre lei la più venduta in Italia

4 Ruote - Ago 11,2026
La Fiat Pandina rimane saldamente al primo posto tra le auto più vendute in Italia nei primi sette mesi del 2026: dopo di lei, con un distacco decisamente importante, ci sono le best seller di Jeep e Dacia, la Avenger e la Sandero, entrambe oggetto di un recente restyling.Di seguito, la classifica delle dieci auto di maggior successo di questa prima metà dell'anno con prezzi, allestimenti e dotazioni. 1. Fiat Pandina Non sembra esserci modo di arrestare il successo della citycar torinese, che nei primi sette mesi dell'anno registra la bellezza di 71.312 nuove immatricolazioni, più del doppio della Avenger, che occupa la seconda posizione. Lunga 369 cm, la Pandina rimane un punto di riferimento per praticità e funzionalità. Si viaggia discretamente comodi in quattro: in cinque (omologazione su richiesta) si sta stretti. Una sola motorizzazione in gamma, il mild hybrid 1.0 da 65 CV, disponibile in tre allestimenti: Pop, Icon e la "suvveggiante" Cross. Prezzi da 15.950 euro. 2. Jeep Avenger La B-SUV americana, oggetto di un recente restyling che ha coinvolto soprattutto gli interni, rimane uno dei modelli di maggior successo sul mercato italiano: da gennaio ne sono state immatricolate 30.371. Lunga 408 cm e con un passo di 255, permette a quattro adulti di viaggiare abbastanza comodi, mentre il bagagliaio mette a disposizione 261 litri (misurati dal Centro prove). Ricca la gamma di motori: a benzina da 101 CV (da 25.700 euro), mild hybrid da 110 e 145 CV 4xe (da 27.700 euro) e full electric da 156 CV (da 39.400 euro). Quattro gli allestimenti, compresa la nuova serie 85th Anniversary. 3. Dacia Sandero La compatta della Casa di Mioveni si conferma al terzo posto, con 26.948 nuove immatricolazioni. Dopo il restyling di inizio anno, nei mesi scorsi la gamma motori si è ampliata con il powertrain full hybrid da 155 CV, già visto su altri modelli del gruppo Renault. Lunga 410 cm, la Sandero è disponibile in due varianti di carrozzeria: Streeway e Stepway, con protezioni in plastica e assetto rialzato. Oltre al full hybrid, a listino ci sono i motori benzina e bifuel a Gpl, anche con cambio automatico. Prezzi da 14.800 euro. 4. Fiat Grande Panda La segmento B della Casa torinese conquista il quarto posto, con 25.996 immatricolazioni dall'inizio dell'anno. Costruita sulla piattaforma Smart Car, è disponibile con motori benzina da 101 CV, mild hybrid da 110 CV e full electric da 83 kW (113 CV) e batteria da 44 kWh. Tre gli allestimenti, con prezzi da 17.900 euro per l'elettrica, da 21.400 euro per l'ibrida e da 23.900 euro per la BEV. 5. Citroën C3 La cugina francese della Grande Panda (è costruita sulla stessa piattaforma) ha motorizzazioni analoghe: benzina da 101 CV, mild hybrid da 110 CV e full electric da 113 CV. Anche per lei tre allestimenti a listino (You, Plus e Max), con prezzi da 16.700 euro. Da gennaio a luglio le immatricolazioni di questo modello sono state 23.694. 6. Leapmotor T03 Sfruttando gli incentivi dello scorso ottobre, combinati con una politica di prezzo particolarmente aggressiva, la piccola citycar di Leapmotor si conferma l'elettrica più venduta in Italia, con 22.358 nuove immatricolazioni. Listino da 18.900 euro per l'unico allestimento disponibile (Design), con batteria da 37 kWh e una dotazione di serie molto ricca (c'è anche il tetto panoramico). 7. Toyota Yaris Cross Con 21.425 nuove immatricolazioni, la piccola B-SUV giapponese sorpassa la Yaris da cui deriva. lunga 418 cm (24 in più), a tutto vantaggio di passeggeri e bagagli, che hanno a disposizione 341 litri, misurati dal Centro prove. Due le motorizzazioni full hybrid, da 116 CV e 131 CV, quest'utima anche in versione AWD-i, con la trazione integrale data da un secondo motore al posteriore. Quattro gli allestimenti, listino da 28.750 euro. 8. Toyota Aygo X Il recente aggiornamento ha introdotto il powertrain full hybrid derivato da Yaris, che sostituisce il precedente motore a benzina. Una scelta che avvantaggia consumi ed efficienza, e che viene premiata dagli automobilisti italiani: nei primi sette mesi dell'anno sono state immatricolate 20.504 unità. 9. Renault Clio La sesta generazione della comaptta francese è arrivata da pochi mesi sul mercato, riscuotendo subito i favori degli automobilisti: sono 20.433 le nuove immatricolazioni dall'inizio dell'anno. La nuova Clio è disponibile con motori a benzina da 114 CV, full hybrid da 155 CV e bifuel a Gpl da 120 CV con cambio automatico. Tre gli allestimenti, prezzi da 18.900 euro. 10. Peugeot 208 Chiude la top ten delle auto più vendute nei primi sette mesi del 2026 la compatta francese, che registra 19.886 nuove targhe. Le motorizzazioni sono quelle condivise con le altre "quattro metri" del gruppo Stellantis: benzina da 101 CV, mild hybrid da 110 e 145 CV, full electric da 136 e 156 CV (e più avanti arriverà la GTi da 281 CV). Sei gli allestimenti, listino da 22.350 euro.
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