Fiat Multiplina, la microcar a quattro posti arriva nel 2028
Nell'ambito della giornata dedicata alla micromobilità, Fiat ha annunciato la Multiplina Concept, che anticipa la versione di serie di una nuova microcar elettrica a quattro posti, e che fino a oggi abbiamo sempre chiamato Quattrolino: arriverà nel 2028, affiancando la Topolino e il veicolo commerciale Tris, erede elettrico dell'Ape Piaggio. Una Topolino più grande Come si vede dalle prime immagini mostrate da Fiat, la Multiplina Concept sarà più lunga della Topolino (che misura 2,53 metri) e riprenderà alcuni degli elementi già visti sulla Quattrolino, a cominciare dal disegno dei gruppi ottici anteriori, con tre elementi a LED all'interno di un faro tondo, che nella parte alta "sfora" all'interno della cornice bianca del parabrezza. I gruppi ottici posteriori riprendono invece quelli verticali della Topolino. Quattro posti, tetto apribile Come la microcar torinese, anche la Multiplina ha due sole portiere, con i finestrini fissi che si aprono ribaltando la parte inferiore del vetro. I vetri della seconda fila avranno invece l'apertura a compasso. Possiamo immaginare che, anche su questo modello, il cavo di ricarica sia nascosto all'interno della portiera del passeggero. Nel render si intravede anche la capote in tela arrotolata: una soluzione che rende la Multiplina particolarmente adatta a muoversi nelle località di villeggiatura, e con la bella stagione. L'incognita dei motori La nuova Multiplina sarà un quadriciclo elettrico: una scelta coerente con la mobilità urbana a zero emissioni. Al momento non abbiamo informazioni ufficiali o dati tecnici, ma è molto probabile che la nuova citycar di Fiat sia un quadriciclo pesante L7e (mentre la Topolino è un quadriciclo leggero): una soluzione che permetterebbe di muovere con maggior disinvoltura il doppio dei passeggeri. Per legge, i quadricicli L7e possono avere una potenza massima di 15 kW (20 CV) e una velocità massima di 90 km/h. La batteria, vista la maggior disponibilità di spazio nel pavimento, dovrebbe avere una capacità superiore ai 5,4 kWh della Topolino, che di suo assicura un'autonomia di 53 chilometri (rilevati dal Centro prove).
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Alpine A290 Rallye Lacoste: 290 coccodrilli nascosti, un solo esemplare
Alpine e Lacoste hanno creato una one-off e una collezione coordinata, protagonista del video The Test con l'ambassador Lacoste Pierre Niney e il pilota ufficiale del BWT Alpine Formula One Team Pierre Gasly. La vettura è stata denominata Alpine Lacoste A290 Rallye - Beware of the Crocodile. Caratteristiche estetiche e modifiche alla carrozzeria La A290 non è stata soltanto rivista a livello cromatico: la carrozzeria presenta parafanghi e paraurti completamente nuovi, elementi aerodinamici aggiuntivi, una presa d'aria sul tetto e cerchi in lega con coperture aerodinamiche. Il bianco domina la scena, ma il rosso applicato all'ala posteriore richiama la classica lingua del coccodrillo Lacoste, presente fisicamente sulla superficie.Anche assetto e impianto frenante sono stati aggiornati in chiave racing, mentre il powertrain resta quello di serie della A290 Rallye, con una diversa regolazione dell'erogazione pensata per la guida nel misto stretto. Interni esclusivi in tessuto Lacoste e dettagli in 3D Gli interni sono dominati dal rosso: sedili e pannelli porta sono rivestiti nel classico tessuto Lacoste realizzato dallo specialista Potencier e il coccodrillo è riproposto su tutta la plancia attraverso piccoli loghi tono su tono.Gli elementi metallici sono rifiniti con un effetto anodizzato rosso, mentre alcune componenti inedite sono state stampate in 3D appositamente per questo esemplare. Per rafforzare ulteriormente il legame tra i due marchi, Alpine ha inserito un totale di 290 coccodrilli sulla vettura.
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Mirafiori si ferma più a lungo: tra componenti e mercato, i nodi della 500 ibrida
Stellantis ha comunicato alle organizzazioni sindacali la decisione di prolungare di una settimana il fermo estivo dello stabilimento di Mirafiori. L'impianto torinese resterà inattivo dal 27 al 31 luglio, oltre che nelle prime tre settimane di agosto già da tempo programmate.L'azienda ha attribuito la decisione alle difficoltà di approvvigionamento di motori, paraurti e sensori: in particolare, alcuni fornitori non riuscirebbero a tenere il passo dell'aumento della produzione della Fiat 500 ibrida. I timori dei sindacati Le organizzazioni sindacali temono, invece, che il fermo aggiuntivo - l'ennesimo dopo i giorni di inattività stabiliti dopo il ponte del 2 giugno e dal 24 al 26 giugno, in concomitanza con la festa di San Giovanni, patrono di Torino - sia legato a una domanda di mercato inferiore alle attese per il cinquino ibrido.A tal proposito, la Fim-Cisl ricorda la recente decisione di Stellantis di ridurre il ritmo produttivo della linea di assemblaggio da 430 a 400 vetture al giorno.Inoltre, poche settimane fa il responsabile delle attività europee, Emanuele Cappellano, non ha confermato l'obiettivo annuale dei 100 mila esemplari per entrambe le versioni della 500: Mirafiori produce ancora la variante elettrica. Dipende dalla dinamica di mercato. Non so dire se raggiungeremo l'obiettivo, ha affermato il dirigente proprio sulla possibilità di arrivare al target.Del resto, come rivelato dallo stesso Cappellano, nei primi tre mesi dell'anno Mirafiori ha sfornato circa 15 mila esemplari della 500, il che rafforza i timori dei sindacati su una chiusura d'anno lontana dai volumi promessi. La Fiom-Cgil teme, soprattutto, per i lavoratori assunti come interinali verso fine gennaio: tra luglio e settembre scadrà il 40% dei circa 500 contratti e il sindacato non esclude la possibilità di un nuovo ricorso allo strumento della cassa integrazione.
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La transizione per le flotte aziendali secondo Scame
L'integrazione di veicoli a zero emissioni all'interno dei parchi auto aziendali rappresenta una sfida articolata che richiede nuove competenze tecniche, gestionali e fiscali. Scame, la specialista dei sistemi di ricarica per veicoli elettrici, è attiva anche nella consulenza ai fleet manager e, nel suo recente E-Mobility day dedicato ai gestori della mobilità aziendale, ha riunito un gruppo di esperti per analizzare le implicazioni della transizione ecologica per il mondo business.Il mercato: le flotte aziendali come motore del cambiamentoSull'interpretazione dei dati di mercato, che attestano un ritardo delle imprese nazionali nell'adozione di auto elettriche rispetto alla media europea, s'è soffermata Anna Forciniti, Impact-driven innovation advisor & founder di Evidentia SB, invitando a leggere questo gap come un'opportunità di crescita strutturale. Aggiungendo che la spinta all'elettrificazione non risiede esclusivamente in logiche di natura ambientale o di conformità ai criteri Esg (Environmental, social, and governance), ma si configura come una precisa strategia geopolitica volta all'indipendenza e all'efficienza energetica, fattore cruciale per abbattere i costi industriali e favorire la competitività a lungo termine delle aziende. Il total cost of ownership e il nuovo ruolo del fleet managerIl passaggio alla mobilità a spina impone una rilettura dei costi aziendali. Matteo Gizzi, head of E-mobility market intelligence di Motus-E, ha ribadito che il vero incentivo all'elettrificazione è di natura economica, purché l'investimento venga gestito in modo corretto. Analizzando il total cost of ownership (Tco) su un ciclo di 4 anni e 60.000 chilometri, Gizzi sostiene come il maggiore costo iniziale d'acquisto di un veicolo elettrico venga ampiamente ammortizzato dalla riduzione dei costi operativi, quali la manutenzione e l'energia. Affinché questa convenienza si concretizzi, è fondamentale gestire il costo del rifornimento: le simulazioni dimostrano che, mantenendo il mix di ricarica al di sotto di 0,60 euro per kWh, si ottiene un risparmio netto rispetto alle motorizzazioni tradizionali. In questo ecosistema complesso, il ruolo del fleet manager è mutato da puro gestore dei veicoli ad analista di dati, chiamato a interfacciarsi con l'energy manager, il dipartimento risorse umane e quello responsabile degli acqisti per bilanciare efficacemente i consumi dell'impresa.Fiscalità differenziata per le ricaricheGli aspetti fiscali sono stati affrontati da Stefania Prandelli, dottore commercialista e partner di Rivetti & Partners. Un tema che resta di difficile gestione è quello della ricarica domestica. Al momento, l'Agenzia delle Entrate considera l'energia rimborsata per la ricarica a casa come reddito tassabile per il dipendente, per via della complessa misurazione tra l'uso privato e l'uso lavorativo. Al contrario, l'installazione di colonnine in sede aziendale consente la totale deducibilità del costo e l'Iva detraibile per l'azienda. Inoltre, un'impresa dotata di pannelli fotovoltaici può se in possesso delle adeguate autorizzazioni vendere l'energia prodotta ai propri dipendenti fatturandola in conformità alla normativa vigente e aggiungendo l'Iva, oppure integrarla in piani di welfare aziendale, esentandola così da tassazione per il lavoratore. Infrastrutture di ricarica, power management e charging policyL'inserimento di veicoli elettrici nella flotta impone un adeguamento delle infrastrutture fisiche, tema esplorato da Gerald Avondo, head of Product and services E-Mobility di Scame. Per evitare di richiedere costosi e lenti aumenti di potenza alla rete nazionale, la soluzione tecnica risiede nel Dynamic power management (gestione dinamica del carico), in grado di monitorare il consumo totale dell'edificio e di dirottare la potenza residua esclusivamente verso le colonnine di ricarica.Dal punto di vista tecnico, è fondamentale che i fleet manager conoscano le differenze d'interfaccia. I caricatori in corrente alternata (AC) sono vincolati dal convertitore di bordo del veicolo, fattore dirimente per organizzare i turni di ricarica, così come è essenziale sapere in anticipo se la flotta prevede solo veicoli ibridi plug-in che spesso utilizzano esclusivamente connettori AC, rendendo inutile l'installazione di dispendiose colonnine in corrente continua (DC).Risulta dunque indispensabile adottare un documento aziendale specifico, la charging policy, attraverso il quale stabilire con chiarezza le regole di utilizzo delle infrastrutture interne, pubbliche e private: quali dipendenti hanno accesso prioritario, le fasce orarie consentite per le colonnine, la gestione delle code e delle notifiche per liberare gli stalli, fino all'assegnazione e al rimborso delle wallbox domestiche. Solo attraverso regole certe e un approccio sistemico, conclude Avondo, la complessità dell'elettrificazione può essere gestita con successo all'interno delle organizzazioni aziendali.
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La Cupra Raval sarà tra le protagoniste del Goodwood Festival of Speed
Cupra ha confermato la presenza all'edizione 2026 del Goodwood Festival of Speed, che si svolgerà dal 18 al 20 settembre prossimi. Il marchio spagnolo metterà al centro dell'attenzione la sportiva elettrica compatta Raval, al suo debutto in terra inglese. Modelli speciali sulla salita di Goodwood Nel comunicato ufficiale che annuncia la sua presenza a Goodwood, Cupra ha confermato di avere altri annunci in serbo per l'evento inglese, senza però fornire dettagli precisi sulle novità che saranno comunicate. confermato inoltre che sulla salita di Goodwood si esibiranno due modelli speciali, ma anche in questo caso non sappiamo ancora di cosa si tratta, e soprattutto se saranno della partita anche motori endotermici.
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Electra inaugura a Peschiera del Garda la sua prima stazione di ricarica da 1.000 kW
L'operatore Electra ha inaugurato a Peschiera del Garda, presso il centro commerciale ICS, la sua prima stazione di ricarica italiana da 1.000 kW. L'hub è uno dei più potenti oggi disponibili in Europa (ma BYD ha le colonnine Flash da 1.500 kW, inagurate di recente a Bologna), e permette una ricarica completa in 10 minuti, in condizioni ottimali. La postazione è dotata di quattro colonnine (con 8 punti di ricarica) capaci di erogare fino a 600 kW, e altre due (4 punti di ricarica) fino a 300 kW. I prezzi sono allineati al resto delle altre postazioni, indipendentemente dalla potenza erogata. Electra punta a installare, entro il 2027, altre 300 stazioni di questo tipo in tutta Europa. Electra diventa eMSP In occasione dell'inaugurazione della nuova stazione di ricarica, Electra ha cambiato anche il proprio modello di business: a partire dal 29 giugno, infatti, l'operatore diventa eMobility Service Provider (eMSP), ossia fornitore di servizi di mobilità elettrica che dà accesso - tramite un'unica app o la tessera RFID - a oltre 800 mila punti di ricarica in tutta Europa gestiti da diversi operatori. I prezzi dei kWh sono sempre visibili prima di iniziare una sessione: con le reti partner non ci sono extra nelle tariffe, e con alcuni operatori (tra cui Ionity, Fastned e Atlante) sono previsti sconti speciali. All'interno della app di Electra è presente anche un route planner per gestire lunghe tratte con pianificazione di soste e tempi di attesa, in base anche alla disponibilità di punti di ricarica.
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MIMO 2026: hypercar, supersportive, e quella voglia di auto che non passa mai
Si è chiusa la quinta edizione del MIMO Milano Monza Motor Show, che ancora una volta ha trasformato l'Autodromo di Monza in un grande punto d'incontro per appassionati dell'automobile. Al di là delle vetture da sogno e dello spettacolo, quello che colpisce è il pubblico: persone diverse, accomunate dalla voglia di vivere l'auto da vicino, in un momento storico in cui il settore continua a mutare a una velocità impressionante. Perché MIMO non è soltanto una vetrina di modelli esclusivi, è un luogo in cui convivono mondi molto diversi tra loro: da una parte le hypercar da oltre duemila cavalli, come la Giamaro Krafla, dall'altra le nuove proposte di mobilità dei costruttori, le tecnologie elettrificate e persino l'intelligenza artificiale. Il filo conduttore, però, resta sempre lo stesso: la curiosità verso il futuro dell'automobile. Tra artigianalità e pezzi da 90 Tra gli spazi più interessanti quello di ARES Atelier, che ha confermato la propria capacità di coniugare artigianalità e design esponendo alcune delle sue creazioni. Poco distante, BRS Motorsport ha richiamato gli appassionati con una selezione di vetture per nulla scontata: dalla Ferrari 458 Speciale Aperta alla Porsche 911 GT3 Manthey, passando per mamma e figlia con una Alpine A110 1.6 e una moderna A110 R. Tra le anteprime, una menzione speciale merita la 55-SGT, protagonista della giornata inaugurale, e che abbiamo anche avuto l'occasione di provare durante Ignition, la festa per i 70 anni di Quattroruote: un omaggio (con contenuti tecnici di prim'ordine) alla leggendaria 155 V6 Ti che dal '93 al '96 disturbò le case tedesche a casa loro, nel campionato DTM. Tra test drive e sensibilizzazione All'interno dei box dell'Autodromo si sono alternate le novità di Changan, Chery, Omoda & Jaecoo, Mercedes-Benz, Tesla e molti altri, mentre il pubblico ha potuto salire a bordo delle vetture nei test drive. Un modo concreto per avvicinare il pubblico alle tecnologie che, nel giro di pochi anni, entreranno nella quotidianità di milioni di automobilisti. E sempre di quotidianità si è parlato allo stand Cybex, dove è stato affrontato il tema della sicurezza dei più piccoli. Giro d'onore Fuori dai box, invece, è stata la pista a prendersi la scena. Le Supercar Parade hanno riportato, come da tradizione, centinaia di vetture sportive sulle sopraelevate e sul tracciato dell'Autodromo, mentre le competizioni della domenica, dal GT3isti Challenge alla Speed Cup, hanno ribadito il legame tra il MIMO e il motorsport. L'auto è sempre la protagonista Quella che resta, alla fine, è una sensazione già emersa nelle edizioni precedenti: l'automobile continua a suscitare interesse, anche in un periodo in cui il dibattito pubblico la mette spesso al centro di polemiche e trasformazioni. Cambiano le alimentazioni, i costruttori e i linguaggi. Non cambia, però, la voglia delle persone di vedere, ascoltare e capire da vicino un oggetto che per molti continua a rappresentare molto più di un semplice mezzo di trasporto. A ricordarlo è stato anche un incontro casuale tra i paddock. Un ragazzino arrivato da Cuba, che aveva scelto di trascorrere una giornata del suo viaggio in Italia proprio al MIMO: girava tra le supercar con gli occhi spalancati, fermandosi davanti a ogni vettura con curiosità autentica. Il sogno di trovarsi a pochi metri da Ferrari, Porsche e Lamborghini è uguale in tutto il mondo.
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Renault openR link, con l'aggiornamento arriva la AI di Google Gemini
cominciata lo scorso 15 giugno la distribuzione da parte di Renault dell'ultimo aggiornamento del suo sistema di infotainment openR link, che introduce Google Gemini in sostituzione di Google Assistant. Questo update è distribuito over-the-air tramite internet, ed è disponibile su tutti i modelli europei con questo sistema operativo, da Twingo a Rafale. Si può sempre cambiare idea Google Gemini introduce l'intelligenza artificiale di Mountain View nelle conversazioni con l'assistente di bordo, che diventa in grado di gestire richieste complesse e prolungate. L'integrazione all'interno dell'infotainment di bordo permette alla AI di controllare direttamente molte funzioni dell'auto, dal climatizzatore alla radio, dalle impostazioni all'autonomia residua (per i modelli elettrici). In un prossimo aggiornamento verrà introdotta la modalità Gemini Live, per avere conversazioni ancora più naturali, e con la possibilità di cambiare lingua nel corso della stessa sessione. L'attivazione di Gemini è facoltativa, e si può tornare al "vecchio" Google Assistant in qualsiasi momento.
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Abbiamo guidato la 55-SGT: drift e 750 CV, così rivive lanima dell'Alfa 155 DTM - VIDEO
Ci sono auto che definiscono una storia sportiva. Quando nel 1993 l'Alfa Romeo 155 V6 TI sbarcò nel DTM, dominò contro i colossi tedeschi a casa loro, chiudendo la stagione con 12 vittorie su 20 gare. Oggi abbiamo potuto provare in anteprima mondiale a Vairano l'erede spirituale di quel mito: la 55-SGT. Un progetto matto, nato per applicare i concetti del motorsport alle tecnologie odierne senza perdere di vista l'uso su strada. E che è stato uno dei protagonisti assoluti di MIMO 2026. Dalla piattaforma Giorgio al prototipo zero Sviluppata da SGT Automobili, realtà formata da professionisti del settore, la 55 SGT non è un restomod classico ma una reinterpretazione che prende forma a partire dalla piattaforma Giorgio di Giulia e Stelvio, qui adeguatamente modificata. Trattandosi del prototipo zero, la gestiamo con cautela, ma la tentazione di spingere è forte perché la coppia è pazzesca.Nata con il corredo genetico giusto, parti e ti rendi conto che la 55-SGT si guida senza pensare troppo. Considerando qualche piccolo dettaglio ancora da sistemare, comprensibile vista la fase prototipale dell'esemplare a nostra disposizione, riconosci subito il comportamento ben bilanciato delle auto da cui la 55-SGT deriva. Infatti, il connubio tra pilota e macchina è lineare, il passaggio tra input e reazione avviene in modo fluido e senza strappi. Carrozzeria in fibra di carbonio e aerodinamica attiva In accelerazione, come nella fase di sterzata, il cambio di stato è leggero se vuoi, oppure estremo se in quel momento le chiedi tutto. Specie il lavoro sullo sterzo lo apprezzi, e non è scontato. Le carreggiate allargate, che donano un appoggio superiore, hanno richiesto nuove tarature della scatola sterzo, e poi c'è il telaio. La piattaforma, come detto, è quel capolavoro che risponde al nome di Giorgio. La carrozzeria però è stata modificata. Infatti, oltre al design, il vero lavoro è sottopelle: l'intera sezione superiore è stampata in un unico pezzo di fibra di carbonio.Diego Iodice, uno dei tre fondatori e colui che ha curato lo sviluppo, ci ha spiegato la filosofia del team: "Quando si è realizzato questo omaggio si è voluta rispettare fedelmente l'origine, ma cercare di mettere dei contenuti nuovi". Per incrementare la rigidità torsionale sono state eliminate le portiere posteriori (solo accennate sulla fiancata) e i sedili dietro, facendo largo uso di carbonio, carbo-titanio e kevlar. Abitacolo ed ergonomia da vera vettura da competizione L'abitacolo deriva dall'esperienza dei fondatori nelle competizioni. Persino il posto guida è stato oggetto di modifiche. stato arretrato di 50 mm verso il centro dell'auto e la pedaliera riposizionata per ottimizzare pesi ed ergonomia. Sembra di stare su una vettura da corsa. Iodice mi ha ricordato l'esclusività della progenitrice: "Stiamo parlando di una macchina che all'epoca costava 5 miliardi, mentre una Formula 1 ne costava 3 e mezzo. Quando decisero di fare una vettura per il Turismo, era per dimostrare l'eccellenza dell'engineering italiano, anche in terra tedesca. Queste macchine si sono sempre fatte in Italia, non altrove". Trazione integrale specifica con modalità drift Come la sua ispiratrice, la 55-SGT adotta una trazione integrale specifica. Tramite i selettori sulla console si gestisce la ripartizione della coppia, che permette di passare da un 50:50 fino al 100% al posteriore in modalità drift, per esibirsi a ruote fumanti. Una possibilità che la Giulia Quadrifoglio non ha. Gli ammortizzatori sono regolabili - singolarmente sui due assi - direttamente dall'abitacolo, sia in rimbalzo sia in estensione, e anche l'aerodinamica prevede flap anteriori regolabili. Possono essere impostati dal pilota oppure, quando la pressione sui freni supera i 30 bar, tornano in posizione quasi verticale per spingere a terra l'asse anteriore in fase di frenata e ingresso curva. Il motore V6 delle Giulia e Stelvio Quadrifoglio Anche il motore è il noto propulsore delle Giulia e Stelvio Quadrifoglio. Offre tre mappature da 520, 560 e 620 cavalli, ma il potenziale è ben superiore. Diego mi ha confessato: "In collaborazione con Ferrari aveva con facilità 900 cavalli. stato fatto un downgrade per il modello stradale e noi abbiamo liberato una parte di potenza riguardando componenti esterne. Lo Stage 2 ci porterà a 750 cavalli con massima affidabilità". Prezzo e omologazione stradale Il prezzo è di circa 450.000 euro, donor car inclusa. Nonostante l'impostazione specialistica, la vettura è omologata per la strada e SGT ha già fatto intendere che arriveranno presto altri progetti.
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La Veloce12 Aperta celebra i 100 anni di Touring Superleggera
La carrozzeria Touring Superleggera presenta una nuova evoluzione del proprio progetto restomod su base Ferrari 550 Maranello. Si tratta della Veloce12 Aperta, che affianca la Veloce12 e la Barchetta, e che celebra i 100 anni di attività dell'atelier milanese. C'è spazio anche per i bagagli Rispetto alle versioni Coupè e Barchetta della 550, realizzate da Ferrari, la variante Targa è stata sviluppata completamente dalla Touring Superleggera. L'arco in alluminio e i due elementi smontabili rendono la vettura ideale compagna di viaggio a cielo aperto, senza rinunciare al confort di un modello chiuso. Il bagagliaio da 327 litri, con le valigie su misura, è perfetto per le esigenze di una coppia di viaggiatori. Il V12 è più potente La carrozzeria della Veloce12 è realizzata in fibra di carbonio e rispetto alla 550 Maranello di partenza presenta alcune modifiche ai gruppi ottici e alle prese d'aria. Il V12 da 5.5 litri con cambio manuale sei marce è dotato di un nuovo impianto di scarico firmato Supersprint e tocca quota 503 CV: la Targa scatta da ferma a 100 km/h in 4,4 secondi e tocca i 290 km/h di velocità massima. Assetto e freni sono stati rivisti grazie alla collaborazione con Tractive e Brembo.
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Jeep, i piani per lEuropa: focus sul segmento B, arrivano due nuove SUV
Il segmento B sarà il nuovo focus di Jeep. A qualche settimana dalla presentazione del piano industriale Stellantis, il brand ha fatto chiarezza sulle sue strategie europee per il futuro: da una gamma di due modelli come quella attuale (più la Grand Cherokee, non citata, ndr), entro la fine del decennio il marchio americano arriverà ad avere nelle proprie concessionarie sei differenti vetture. Avenger e Compass, come già noto, verranno affiancate dalla Recon (100% elettrica, ma forse destinata a montare, più avanti, un range extender) già il prossimo anno, che sarà seguita da due SUV di dimensioni compatte e da un modello grande, di segmento D, basato su piattaforma Dongfeng. Le due B-Suv Oltre all'Avenger - che tutti conosciamo e che la Jeep considera come un modello di richiamo fondamentale per la propria gamma, in grado di attrarre clienti interessati a una hatchback - la Casa americana punta ad ampliare la propria presenza nel segmento delle SUV attorno, o poco al di sopra, dei quattro metri di lunghezza, con un modello compatto e uno più grande, entrambi disponibili anche con trazione integrale e con powertrain multienergia.Descritte come B-Suv Compact (comunque più grande della Avenger) e B-Suv Large, queste vetture differiranno, oltre che per dimensioni, anche per carattere: una dovrebbe essere una SUV a tutti gli effetti, mentre l'altra potrebbe strizzare maggiormente l'occhio al mondo off-road, magari con forme più boxy e reminiscenze del passato del marchio.Non si è parlato di nomi, ma è possibile che una di queste due possa essere l'erede della Renegade. Rispondendo a una domanda diretta di Quattroruote, i vertici Jeep hanno confermato l'impiego della nuova piattaforma Stla One per entrambe le vetture (la Avenger rimarrà su CMP, ndr), rimandando al prossimo decennio l'eventuale introduzione di una vettura al di sotto del segmento B, cugina delle future E-Car Fiat e Citroën: Al momento non è nel piano. Ma il mondo non finisce oggi e quindi più avanti faremo le nostre analisi anche per delle E-Car. La D-SUV in Cina Meno informazioni sono trapelate sulla nuova D-Suv in arrivo in collaborazione con il marchio cinese Dongfeng. Quello che sappiamo, e che i manager della Jeep ci hanno confermato, è che si tratterà di una vettura irriconoscibile rispetto ai modelli del produttore asiatico: Lo stile sarà 100% Jeep, così come le capacità off-road e l'esperienza di guida a trazione integrale. Per la produzione ci si affiderà a uno stabilimento cinese ed è probabile che pure questa vettura venga proposta con motori multienergia.
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Crisi Volkswagen: rispunta lipotesi di vendita per Ducati e Lamborghini
Il gruppo Volkswagen rimane sotto i riflettori dei mercati finanziari. Le indiscrezioni su un nuovo piano di ristrutturazione particolarmente doloroso, unite al recente accordo per la cessione della ex MAN Energy Solutions, stanno alimentando di nuovo speculazioni su ulteriori operazioni di dismissione di attività o marchi. In Borsa, infatti, è tornata in auge l'ipotesi di una cessione per due simboli della Motor Valley italiana, Ducati e Lamborghini. Cessioni e indiscrezioni Come detto, ad alimentare le speculazioni è stata la sottoscrizione di un accordo per cedere a Bain Capital il 51% di Everllence, la ex MAN Energy Solutions specializzata nella produzione di grandi motori diesel per navi, turbine per il settore energetico e altre soluzioni industriali. L'operazione, che una volta completata dovrebbe portare Wolfsburg a incassare circa 7,4 miliardi di euro, è stata spiegata con la volontà del costruttore di rafforzare significativamente la propria posizione finanziaria e, al contempo, di razionalizzare il proprio portafoglio di investimenti.In altre parole, la cessione, da tempo sul tavolo del management e capace di attrarre l'interesse di numerosi investitori (Bain ha battuto la concorrenza di altri fondi come CVC ed EQT), è l'ennesima prova di una strategia di ridimensionamento del perimetro operativo del gruppo Volkswagen. Tutto estremamente positivo. Peccato che, dopo 48 ore, il costruttore sia finito nel tritacarne delle polemiche per le indiscrezioni su un possibile piano per tagliare 100 mila dipendenti, ossia un sesto dell'attuale forza lavoro, e chiudere altri quattro impianti in Germania, oltre a quelli già destinati alla dismissione in forza dell'ormai famoso accordo di Natale del 2024 sottoscritto con i rappresentanti dei lavoratori. Ducati e Lamborghini La cessione, le indiscrezioni sul piano di tagli e le continue dichiarazioni del management sulla necessità di nuove misure di efficientamento e ristrutturazione hanno quindi fatto da detonatore per le speculazioni borsistiche. Del resto, i vertici non hanno mai fatto mistero della possibilità di cedere asset considerati non più strategici, come partecipazioni nelle divisioni per le batterie PowerCo e per la guida autonoma ADMT (Autonomous Driving Mobility & Transport). Inoltre, negli ultimi mesi sono state già vendute azioni della controllata dei camion Traton.Insomma, Wolfsburg sta cercando qualsiasi modo per trovare risorse da destinare al possibile piano di ristrutturazione (destinato a generare oneri consistenti, per cui è necessario individuare adeguate coperture) e soprattutto agli investimenti per il futuro. Ecco perché l'ipotesi di una cessione di Ducati o Lamborghini non sarebbe peregrina, pur non essendo ancora del tutto concreta. Il Financial Times riporta il pensiero di alcuni consulenti che hanno lavorato all'operazione Everllence: a loro avviso, il successo dell'asta, caratterizzato da continui rilanci e da una forte competizione tra i partecipanti, è un buon viatico per altre dismissioni.In poche parole, si spera che recenti e non meglio precisate proposte di acquisto per Ducati (un'ipotesi già emersa nel 2017 e poi bloccata dai sindacati tedeschi) oppure di quotazione per Lamborghini trovino terreno fertile ai piani alti di Wolfsburg. Per alcuni analisti, però, le probabilità di realizzazione di operazioni del genere sono per ora basse, anche considerando che altre potenziali operazioni, come la cessione di PowerCo, rischiano di rivelarsi tutt'altro che redditizie.A ogni modo, nulla è da escludere. Non a caso si parla anche di valutazioni in corso sul marchio americano Scout: Volkswagen starebbe già portando avanti uno studio di fattibilità per attrarre investitori esterni. Inoltre, il responsabile Scott Keogh ha di recente rivelato come un'opzione di valorizzazione sia rappresentata dalla quotazione in Borsa. Una cosa è certa: a Wolfsburg qualcosa bolle in pentola. Per avere maggiori dettagli non bisognerà aspettare molto tempo: l'amministratore delegato Oliver Blume dovrebbe presentare i suoi piani al consiglio di sorveglianza già nelle prossime settimane.
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Audi Q7, la certezza del diesel: come va e quanto consuma con il V6 3.0 TDI
L'Audi Q7 si aggiorna puntando su una maggiore disponibilità di spazio (declinata a 6 o 7 posti), su un'architettura digitale inedita e su un approccio stilistico più marcato, per confermare la sua attitudine ai lunghi viaggi. Lunga 5,06 metri, con un passo di tre metri, la SUV di Ingolstadt cresce in altezza di cinque centimetri rispetto alla serie uscente. Un'importante innovazione sul fronte della sicurezza riguarda i fari Matrix LED abbinati ai moduli OLED 3.0: la Q7 porta al debutto la proiezione sull'asfalto degli indicatori di direzione, studiata per allertare in modo più efficace pedoni e ciclisti nelle ore notturne. Al lancio, lato powertrain, sarà presente solo l'unità turbodiesel. Abitacolo e infotainment La transizione digitale passa attraverso un'architettura basata su Android Automotive con integrazione dell'intelligenza artificiale. La scenografia, però, prevale sulla praticità d'uso.La totale assenza di tasti fisici in plancia rende pulito l'insieme, ma costringe a focalizzare l'attenzione sul display centrale. Non solo per gestire la temperatura e l'intensità del flusso, ma anche per regolare le bocchette d'aerazione.Gli ottimi comandi vocali consentono comunque di assolvere alcune funzioni a voce. Decisamente pratico il tasto ad asterisco sulla razza destra del volante, che consente di accedere al menu delle scorciatoie per disattivare alcuni ADAS. Lo spazio non manca La capacità di carico del bagagliaio spazia da 670 a 2.075 litri per la cinque posti, versione protagonista di questa prima presa di contatto. Se l'auto è provvista delle sospensioni pneumatiche, si ha pieno controllo del pianale di carico.La soglia è a filo e, soprattutto, sono presenti una serie di tasti all'interno del bagagliaio che consentono, oltre ad abbassare il pianale, di abbattere (e riposizionare) la seconda fila di sedili, così come di spostare avanti o indietro le due sedute anteriori.Ovviamente lo spazio per gli occupanti è generoso in tutte le direzioni e su tutte le sedute. Solo chi siede al centro nella fila posteriore trova la seduta leggermente più rigida, nonostante la qualità del pellame. La certezza del diesel In fase di lancio, la gamma motori è incentrata sul V6 3.0 TDI associato al sistema mild hybrid a 48 Volt, dotato di compressore elettrico, turbocompressore e unità elettrica posta fra motore e cambio.Sono previsti due livelli di potenza: 245 CV (500 Nm) e 299 CV (630 Nm). Il doppio sistema di sovralimentazione elimina eventuali ritardi di risposta: la reazione è immediata, ma senza il classico calcio nella schiena.La progressione è lineare, anche considerando una massa di circa 2.450 kg. I consumi rilevati dal computer di bordo sono in linea con la stazza della vettura e con un percorso di prova prevalentemente montano: 11,4 km/l. Sospensioni pneumatiche e retrotreno autosterzante Ci sono due elementi fondamentali di cui tenere conto: le sospensioni pneumatiche e il retrotreno autosterzante. Le prime filtrano senza compromessi le imperfezioni del manto stradale e, anche nelle modalità più dinamiche (Dynamic), mantengono un buon grado di morbidezza, senza penalizzare il confort.Il secondo limita gli effetti di un passo di tre metri su strade ricche di curve. Le ruote posteriori sterzano fino a 5 gradi in controfase fino a 60 km/h oppure nella stessa direzione oltre tale velocità.La Q7 mostra un'agilità interessante per una vettura di queste dimensioni. Lo sterzo è sempre puntuale e preciso, più consistente e rapido nelle risposte. I tornanti, anche i più stretti, scorrono con facilità, complice anche il cambio Tiptronic, che nelle modalità più sportive privilegia il freno motore. Morbida quando serve Diversa la situazione se si privilegia l'efficienza di marcia, optando per le modalità Efficiency o Comfort. In questo caso, la taratura più morbida delle sospensioni accentua i movimenti della scocca e riduce un po' l'efficacia nella guida più brillante.Per chi preferisce un approccio meno impegnativo, la modalità Auto è quella più equilibrata. La Audi Q7 si adatta alla situazione di marcia: sui lunghi rettilinei privilegia l'efficienza, mentre quando aumenta il ritmo passa a una risposta più dinamica.La vettura resta sempre coerente con la sua natura, con i lunghi trasferimenti autostradali come terreno ideale. Gamma e prezzi La nuova Audi Q7 arriverà nelle concessionarie a settembre. I prezzi di partenza sono fissati a 87.150 euro per la motorizzazione 3.0 TDI da 245 CV e a 89.850 euro per la variante 3.0 TDI da 299 CV. Tre gli allestimenti:Business Advanced: prezzi a partire da 87.150 euro, questa declinazione include il display dedicato al passeggero, il climatizzatore a tre zone e la Top view camera 3D surround a 360 gradi.S line: disponibile a partire da 96.500 euro per la versione da 245 CV e 99.200 euro per quella da 299 CV. Le sospensioni pneumatiche adattive Sport e lo sterzo integrale sono di serie. Identity: con un listino che parte da 115.550 euro (245 CV) e arriva a 118.250 euro (299 CV), introduce i fari anteriori Led Plus con funzione Matrix abbinati alle luci posteriori Oled digitali.
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Aston Martin a Goodwood con tutte le sportive: dalla DBX S alla Valhalla da 1.060 CV
Aston Martin ha confermato la presenza ufficiale al Goodwood Festival of Speed 2026. Accanto alla AMR25 di Formula 1 che sarà impegnata anche sul percorso della salita con Jak Crawford e Jessica Hawkins, la Casa di Gaydon mostrerà agli spettatori la sua gamma sportiva al completo: le recenti DB12 S, Vantage S e DBX S, la classica Vanquish, la nuova Valhalla a motore centrale e la hypercar Valkyrie. La tecnica dei modelli S, Vanquish e Valhalla La gamma dei modelli S è al centro dell'attenzione per la sua caratterizzazione sportiva: una messa a punto dell'assetto e del powertrain più aggressiva rendono questi modelli ancora più coinvolgenti e per tutte l'unità motrice è il V8 4.0 di origine AMG: eroga 727 CV sulla DBX S, 700 CV sulla DB12 S e 680 CV sulla Vantage S. La Vanquish rimane invece fedele al V12 biturbo, che raggiunge quota 835 CV, mentre la nuova Valhalla propone il V8 ad albero piatto e il pacchetto plug-in hybrid per 1.060 CV totali.
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Ferrari Luce, in Cina finisce in un lampo: perché l'elettrica è già sold-out
La Ferrari Luce ha scatenato un ampio e feroce dibattito: qui potete leggere cosa ne pensano quattro grandi designer, mentre qui c'è il resoconto del dibattito che abbiamo ospitato a Ignition). In ogni caso, a Maranello possono già dirsi soddisfatti delle prime risposte del mercato. Infatti, uno degli obiettivi dichiarati - conquistare i consumatori cinesi - è stato centrato fin da subito: la prima elettrica del Cavallino rampante è appena arrivata sul mercato locale, ma risulta già sold-out.La Casa emiliana, stando a diverse ricostruzioni di stampa, avrebbe allocato sul mercato cinese 88 esemplari della Luce, venduti integralmente in tempi rapidissimi. Insomma, il pubblico locale ha accolto l'elettrica esattamente come previsto a Maranello. Posizionamento ad hoc I clienti cinesi potrebbero aver approfittato anche di un posizionamento particolarmente favorevole rispetto ai listini occidentali. La Luce è stata lanciata a 3.988.000 yuan, pari a circa 510 mila euro al cambio attuale.In Europa, invece, il listino parte da 550 mila euro: in altre parole, ai clienti cinesi è stato riservato un vantaggio nell'ordine del 7%. Una scelta che potrebbe riflettere la volontà di Ferrari di rispondere alla crescente pressione nel segmento delle supercar elettriche, dove modelli come Yangwang U9 o Xiaomi SU7 Ultra stanno acquisendo visibilità.Resta però un altro elemento decisivo nelle dinamiche d'acquisto locali: la ricerca dello status-symbol. In Cina, il marchio del Cavallino rampante conserva un appeal fortissimo, a differenza di quanto accade per altri costruttori premium europei o occidentali, sempre più esposti alla concorrenza locale.
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Dal 1982 al digitale: la Pajero riparte da un elemento iconico
Mitsubishi ha diffuso un video teaser della nuova Pajero, introducendo una delle novità tecniche: il Multi Meter. Sul sito dedicato all'iconica fuoristrada, la Casa giapponese ha mostrato i quadranti del sistema digitale, ispirato agli indicatori analogici della prima serie del 1982 e pensato per fornire al guidatore le informazioni chiave per la guida in off-road: altitudine, temperatura esterna, roll e pitch, oltre alla distribuzione della coppia sugli assi e sui due lati della vettura. La quinta serie e le ipotesi tecniche Mitsubishi ha in programma il lancio della quinta serie del Pajero entro la fine del 2026 e il marchio tornerà presto operativo anche in Italia. Finora è stato mostrato solo un teaser del frontale e non sono disponibili ulteriori dettagli tecnici: l'ipotesi più plausibile resta quella del telaio a longheroni derivato dal pick-up Triton, mentre sul fronte powertrain non è escluso l'arrivo di varianti elettrificate da affiancare ai tradizionali diesel.
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Fiat Pandina Tributo Autobianchi: un dettaglio nelle foto spia anticipa la serie speciale
Abbiamo sorpreso sulle strade italiane il muletto di una versione speciale della Fiat Pandina, completamente coperto da camuffature tranne che per un particolare, volutamente lasciato scoperto per essere fotografato, dove si legge Tributo Autobianchi. Questo modello non è ancora stato annunciato ufficialmente, ma l'avvio dei test su strada potrebbe far pensare che la sua presentazione sia ormai imminente. Richiami alle Autobianchi storiche Difficile capire come si distinguerà dal modello attuale la Pandina Tributo Autobianchi: quasi certamente sarà realizzata sull'allestimento Cross, con le protezioni in plastica nera attorno ai fari anteriori e i rigonfiamenti dei fendinebbia integrati nella mascherina. Dall'unico dettaglio visibile sembra che il colore della carrozzeria riprenda il marroncino caratteristico di alcuni modelli della Casa milanese, mentre la parte inferiore del muso è coperta da un rivestimento nero, che potrebbe nascondere qualche elemento esclusivo, come una griglia con richiami alle cromature della A112 e della Y10. Il motore non cambia Per quanto riguarda gli interni della Pandina Tributo Autobianchi, possiamo aspettarci un livello di finitura superiore, oltre a materiali e lavorazioni che richiamino i modelli prodotti a Desio, a cominciare dal velluto per i rivestimenti dei sedili. Quel che è certo è che la vettura monterà l'unica motorizzazione attualmente in gamma per la citycar torinese, ossia il 1.0 mild hybrid da 65 CV, abbinato al cambio manuale a sei rapporti. La storia dell'Autobianchi Autobianchi nasce nel 1955 come joint venture tra Bianchi, Fiat e Pirelli, con l'obiettivo di riportare la Bianchi nel settore automobilistico e di produrre modelli basati su soluzioni tecniche già collaudate dal gruppo torinese. Il cuore produttivo del marchio è stato lo stabilimento di Desio, in provincia di Milano, da cui sono usciti modelli come la Bianchina del 1957, basata sulla Fiat 500, la A112 del 1969 e la Y10, alla base della successiva famiglia Lancia Y/Ypsilon. Dopo la chiusura dell'impianto brianzolo nel 1992, la produzione della Y10 venne trasferita in altri stabilimenti del gruppo fino al 1995, anno in cui si chiuse la storia produttiva del marchio Autobianchi.
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Bosch, dimissioni a sorpresa: Hartung lascia nonostante il contratto fino al 2031
Bosch ha annunciato un sorprendente cambio al vertice: Stefan Hartung ha rassegnato le dimissioni dall'incarico di presidente del consiglio di gestione e amministratore delegato.A sostituirlo, con decorrenza dal primo luglio prossimo, sarà l'attuale vice Christian Fischer, affiancato da Markus Forschner e Markus Heyn nel ruolo di vicepresidenti del consiglio di gestione. Le dimissioni hanno colto di sorpresa azienda e azionisti. Proprio lo scorso anno, Hartung aveva ottenuto un'estensione del contratto fino al 2031. Il manager, che ha lasciato l'incarico di sua iniziativa e in accordo con gli azionisti, ha motivato la decisione con la volontà di dedicarsi a nuovi impegni sociali e attività imprenditoriali al di fuori del Gruppo Bosch.Entrato in Bosch 22 anni fa, dopo l'avvio di carriera in McKinsey, Hartung ha guidato la maggiore azienda di componentistica al mondo per circa quattro anni e mezzo. Si tratta della più breve permanenza al vertice nella storia della multinazionale.Un elemento che rende le dimissioni ancora più inattese è la tradizionale stabilità della governance: in circa 140 anni di storia, Bosch ha avuto soltanto sette amministratori delegati.
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Benzina da 180 CV o full hybrid: Kia Seltos arriva in Italia, ecco quanto costa
Aprono gli ordini per il mercato italiano della Kia Seltos, la nuova SUV di segmento C della Casa coreana, che arriva con due motorizzazioni e quattro allestimenti: Business, Style, GT-Line e X-line. I prezzi partono da 31.500 euro per la benzina e da 35.000 euro per la full hybrid. La scheda tecnica Lunga 4.430 mm, larga 1.830 e alta 1.610 mm, la Kia Seltos ha un passo di 2.690 mm. Il bagagliaio mette a disposizione 536 litri (483 per la AWD), che diventano 1.511 (1.458) abbassando gli schienali della seconda fila. La versione con il 1.6 quattro cilindri turbobenzina da 180 CV c'è con cambio manuale a sei marce oppure con un automatico a sette rapporti a doppia frizione, anche 4x4. In alternativa c'è la full hybrid da 154 CV a trazione anteriore, oppure da 178 CV con la trazione integrale data da un secondo motore elettrico sull'asse posteriore. Kia Seltos Business Il listino apre con l'allestimento Business, che di serie prevede cerchi di lega da 16", fari anteriori full LED, maniglie a scomparsa, sensori di parcheggio anteriori e posteriori. In abitacolo troviamo il display panoramico che integra quadro strumenti e infotainment (entrambi da 12,3") e plancetta per il climatizzatore da 5,3", il climatizzatore bizona, il cambio shift-by-wire (full hybrid) e la telecamera posteriore. Presente su tutta la gamma la guida assistita di livello 2 con monitoraggio dell'angolo cieco. Kia Seltos Style L'allestimento intermedio Style aggiunge i cerchi da 18", la vernice metallizzata (o perlata) con la griglia in nero lucido e gli specchietti richiudibili elettricamente. A bordo i sedili sono rivestiti in Kia Tex Classic (quello del conducente a regolazione elettrica), ci sono le sedute anteriori e il volante riscaldabili, il sensore pioggia e la piastra di ricarica a induzione. Kia Seltos GT-line e X-line Gli allestimenti più ricchi completano la dotazione con il portellone posteriore elettrico e l'assistente di parcheggio, i cerchi da 19", i vetri posteriori oscurati e i fari full LED, la pedaliera in alluminio, il volante sportivo e i rivestimenti in Kia Tex Signature, il navigatore connesso e le luci ambientali. La X-line si distingue per alcuni dettagli estetici come le protezioni sottoscocca e le decorazioni delle portiere in nero lucido. I pacchetti optional Per la Style è disponibile il pacchetto Techno e Design (1.600 euro) per avere i vetri posteriori oscurati, le luci ambientali, i fari full LED, una presa USB anteriore da 100 Watt e il sistema audio Harman & Kardon a 8 altoparlanti. Per GT-line e X-line c'è il pacchetto Techno (1.000 euro) con chiave digitale, porta USB da 100 W a impianto Harman & Kardon. Sempre per queste due versioni c'è il tetto panoramico ad apertura elettrica (1.250 euro) e il pacchetto Premium (1.400 euro) aggiunge il riscaldamento per tutte le sedute, la ventilazione per quelle anteriori (lato guida con memoria e funzione massaggio) e l'head-up display. Il listino della Kia Seltos Seltos 1.6 2WD MT Business: 31.500 euroSeltos 1.6 2WD MT Style: 34.000 euroSeltos 1.6 2WD DCT Business: 33.500 euroSeltos 1.6 2WD DCT Style: 36.000 euroSeltos 1.6 2WD DCT GT-line: 39.000 euroSeltos 1.6 AWD DCT Style: 38.000 euroSeltos 1.6 AWD DCT X-line: 41.000 euroSeltos 1.6 HEV 2WD DCT Business: 35.000 euroSeltos 1.6 HEV 2WD DCT Style: 37.500 euroSeltos 1.6 HEV 2WD DCT GT-line: 40.500 euroSeltos 1.6 HEV AWD DCT Style: 40.000 euroSeltos 1.6 HEV AWD DCT X-line: 43.000 euro
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F1, GP dAustria: Russell torna alla vittoria dominando
George Russell completa l'opera iniziata sabato con una pole position costruita con un mix di astuzia e talento, conquistando il Gran Premio d'Austria con una gara di assoluto controllo. Grazie a questo successo, il britannico recupera dieci punti su Andrea Kimi Antonelli - oggi terzo al traguardo - e si porta a quaranta lunghezze dal compagno di squadra nella classifica iridata. Russell interrompe inoltre un digiuno di vittorie che durava dal Gran Premio d'Australia, prova inaugurale della stagione.Russell non nasconde la soddisfazione: Incredibile tornare sul gradino più alto. Mancava da un po', quindi stasera me la godrò di sicuro. Max e la Red Bull sono stati incredibilmente veloci questo weekend, complimenti a loro. Ho dovuto spingere a ogni singolo giro, sapevo quanto fossero rapidi quelli dietro.La sua è stata una corsa quasi impeccabile. Scattato bene dalla prima piazzola in griglia, ha difeso la testa e ha costruito un margine consistente su tutti grazie a un primo stint solido con gomma Medium. Qualche difficoltà l'ha incontrata nella fase centrale, dove sono riemerse le note incertezze nella gestione della Hard, ma superato il momento critico ha controllato con lucidità il vantaggio su Verstappen e Antonelli, conquistando così la seconda affermazione stagionale. Max recupera dopo l'incidenteOttima prova di Max Verstappen, secondo, finalmente in grado di mostrare la reale competitività della RB22 dopo l'incidente che lo aveva estromesso anzitempo dalla Q3. L'olandese, davanti al pubblico di casa Red Bull, è stato l'unico vero grattacapo per Russell, senza però mai trovare lo spunto decisivo per poterlo raggiungere e sopravanzare. stata una gara molto positiva per noi, i primi giri sono stati piuttosto divertenti, ha commentato Verstappen. Onestamente credo che la macchina fosse in una buona finestra per metà gara, poi abbiamo accusato qualche problema che mi ha impedito di trovare un buon ritmo. Ma chiudere secondo così vicino alla vittoria mi rende molto felice. Ho preso una botta alle ginocchia nell'incidente di ieri, non è piacevole, ma oggi è andata bene. Podio dolceamaro per AntonelliPer Antonelli resta un podio dal retrogusto amaro. Anche oggi il bolognese ha dimostrato di essere, in termini di ritmo, l'unico potenzialmente in grado di insidiare Russell, ma la posizione di partenza e i problemi di feeling ai freni fin dai primi giri gli sono costati due posizioni e un margine di tempo rivelatosi decisivo. Sfortunato anche nelle due esposizioni della Virtual Safety Car, avendo effettuato la sosta sempre poco prima del suo inserimento. Dopo lo "zero" di Barcellona, però, torna a muovere la classifica con un risultato pesante nella rincorsa al titolo.Kimi ha così commentato la sua gara: Ero un po' troppo esaltato nei primi giri e non ho guidato bene, ho commesso qualche errore di troppo. Ma una volta cambiate le gomme mi sono resettato e il passo era forte. Peccato solo essermi unito alla festa un po' troppo tardi. Il resto della Top 10Oscar Piastri firma un buon quarto posto, anche se i venti secondi dal podio fanno male; netto il divario con il compagno Lando Norris, settimo. Stesso discorso per la Ferrari, oggi letteralmente dispersa rispetto a Barcellona: Hamilton si accontenta del quinto posto a parecchi secondi dal vincitore, mentre va anche peggio a Leclerc, irriconoscibile rispetto alle ottime qualifiche. Il monegasco chiude ottavo a 45 secondi da Russell e a quasi venti da Hamilton.Bene invece Isack Hadjar, sesto e ancora una volta all'altezza del compito affidatogli dalla Red Bull: portare punti pesanti senza perdere terreno da Verstappen. Il parigino ha preceduto Norris, Leclerc e le due Racing Bulls di Liam Lawson e Arvid Lindblad, entrambe in zona punti a completare la Top 10.Così nelle retrovieAltra giornata beffarda per l'Audi, con Gabriel Bortoleto e Nico Hulkenberg appena fuori dai punti, undicesimo e dodicesimo. Anonime le Alpine, con Pierre Gasly tredicesimo e Franco Colapinto quindicesimo, separate dalla prima Haas di Oliver Bearman. Esteban Ocon ha portato la seconda VF-26 in sedicesima posizione, in una gara in calando dopo essere addirittura risalito in undicesima piazza al termine del primo giro.Alexander Albon non va oltre il diciassettesimo posto, a conferma del momento difficile della Williams, zavorrata dal sovrappeso che incatena le monoposto di Grove. Altra gara da dimenticare per l'Aston Martin: Fernando Alonso chiude ultimo, gravato anche da una penalità per eccesso di velocità in pit lane, mentre Lance Stroll è stato richiamato ai box al giro 47 per il ritiro.Corsa complicata anche per Carlos Sainz, tra i ritirati anzitempo: al giro 24, in pieno rettilineo, lo spagnolo ha visto spegnersi volante e vettura, parcheggiando a bordo pista e innescando la prima Virtual Safety Car. La dinamica lascia pensare a un problema di batteria, vero tallone d'Achille della power unit Mercedes in questa prima metà di 2026.In casa Cadillac, infine, le attese erano alte: al Red Bull Ring le MAC-26 si sono presentate con diversi aggiornamenti, ma non se ne sono potuti apprezzare gli effetti. Valtteri Bottas si è ritirato al terzo giro e Sergio Perez appena due passaggi più tardi, entrambi traditi dal surriscaldamento dei freni.
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