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Aggiornato: 2 ore 3 min fa

Giulia e Stelvio sono state cancellate? Cosa dice davvero il piano Alfa Romeo

2 ore 20 min fa
Giulia e Stelvio sono state cancellate, addio Giulia e Stelvio e così via. Nelle scorse ore si è detto e scritto di tutto sulle due segmento D di Alfa Romeo, ma è utile fare un po' di chiarezza, senza proclami né letture di pancia.Il video e le slide del piano FaSTLAne 2030 Nelle slide mostrate durante la presentazione del piano industriale FaSTLAne 2030 le Alfa Romeo Giulia e Stelvio compaiono solo nella loro forma attuale (e, curiosamente, in un video erano presenti addirittura nelle versioni pre restyling, con i fari non aggiornati). vero, non c'è traccia di nuove generazioni o evoluzioni future, ma basare ipotesi di cancellazione dei progetti su una semplice immagine appare quantomeno forzato. Sappiamo che il prossimo anno il Biscione presenterà una nuova media, una C-SUV sulla piattaforma STLA One (batterie LFP, architettura a 800 volt e costi di produzione contenuti) con proporzioni che richiamano quelle di una hatchback come la Giulietta. A seguire dovrebbe arrivare una few-off in stile 33 Stradale, o comunque un modello a bassi volumi: potrebbe essere una berlina oppure la coupé tanto attesa dagli appassionati. Di più, dalla slide, non emerge.Da dove nasce l'ipotesi di cancellazione E proprio da qui nasce l'equivoco: da queste informazioni si è arrivati a ipotizzare l'annullamento delle nuove Giulia e Stelvio, inizialmente attese già quest'anno e poi rinviate, forse per criticità produttive o, più probabilmente, per una revisione dei progetti all'interno delle logiche del nuovo piano industriale Stellantis.Se però si osserva quella slide con maggiore distacco, il quadro cambia. Nella parte bassa sono rappresentate le nuove aggiunte alla gamma, mentre in quella alta compaiono i modelli attualmente in vendita. evidente che questi ultimi non resteranno invariati fino al 2030.Il futuro possibile di Giulia e Stelvio Per la Junior è lecito attendersi un restyling, per la Tonale potrebbe arrivare un ulteriore aggiornamento, oppure una sostituzione proprio con la nuova C-SUV. Quanto a Giulia e Stelvio, è ragionevole pensare che resteranno in produzione ancora per un periodo, senza escludere che possano essere rimpiazzate da nuove generazioni più avanti, magari intorno al 2028. In tal caso, però, non sarebbero comunque comparse nella sezione dedicata ai nuovi modelli, in quanto eredi dirette di vetture già esistenti.Ci sono poi i segnali meno espliciti, come il titolo della slide - Il futuro di Alfa Romeo ne arriveranno altre - o quel pianificate evidenziato con puntini di sospensione. Indizi che lasciano intendere come il piano mostrato non esaurisca necessariamente tutte le novità in arrivo.Nessuna conferma sulla cancellazione In sintesi, affermare che le nuove Alfa Romeo Giulia e Stelvio siano state cancellate non trova riscontri concreti. Non sono state citate nel piano industriale, ma lo stesso vale per molti aggiornamenti previsti su altri modelli dei vari marchi.Per capire quale sarà il destino della SUV avvistata nei mesi scorsi nei collaudi su strada, ormai vicina alla configurazione definitiva, servirà ancora tempo. L'unico dato certo è che le attuali Giulia e Stelvio resteranno in produzione fino al prossimo anno. Dal 2027 in poi, il loro futuro resta aperto.
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La ricarica più veloce del mondo arriva in Italia: a Bologna i primi 1.500 kW firmati Denza

5 ore 45 min fa
Denza, brand premium di BYD, apre ufficialmente le proprie attività commerciali in Italia con l'inaugurazione del suo primo showroom, realizzato in collaborazione con il gruppo Barchetti. La sede si trova a Bologna, in via Agucchi 74/6, su una superficie di oltre 500 metri quadrati, dove sono esposti i primi due modelli del costruttore cinese: la shooting brake Z9GT e la grande monovolume D9. "Bologna è una piazza centrale per il mercato automotive italiano, e la collaborazione con un partner di grande solidità come Barchetti ci permette una presenza coerente con il posizionamento premium e tecnologico di Denza", spiega Alessandro Grosso, country manager di BYD. Arriva la ricarica più veloce del mondo Nello spazio dello showroom Denza di Bologna verrà presto anche installata la prima stazione Flash Charging in Italia, con una potenza massima di ricarica di 1.500 kW. Nei prossimi mesi la rete proprietaria di BYD si estenderà su altri punti del territorio nazionale. Entrambi i modelli di Denza attualmente sul mercato supportano questa tecnologia, che permette di caricare dal 10% al 70% di batteria in cinque minuti, e di arrivare al 97% in meno di dieci. Denza Z9GT La shooting brake elettrica, con linee filanti e ricca di tecnologia, è disponibile sia in versione full electric che Super Hybrid DM-i, ed è il primo modello della Casa cinese a supportare la tecnologia Flash Charging (che abbiamo già visto in azione). Lunga 5,18 metri e con un passo di 3,12, offre spazio in abbondanza per passeggeri e bagagli (e c'è anche un piccolo vano refrigerato). Più di tutto, però, offre prestazioni mozzafiato: la full electric monta un powertrain con tre unità elettriche, una davanti e due dietro, per una potenza totale di 1.156 CV e 1.210 Nm. Lo 0-100 viene coperto in 2,7 secondi, e la velocità massima arriva a 270 km/h. La batteria, da 122,5 kWh, assicura un'autonomia di oltre 600 km. Il listino parte da 116.450 euro. Denza D9 Super Hybrid DM-i Questa grande monovolume (è lunga 5,25 metri) mette a disposizione un abitacolo particolarmente ricco, anche per chi siede dietro, che può contare su sedili riscaldati, ventilati e con funzione di massaggio, schienali reclinabili e ricarica a induzione. Il powertrain è composto da un 1.5 turbo benzina da 120 CV abbinato a due motori elettrici da 353 CV totali: la trazione è integrale, lo 0-100 coperto in 8,6 secondi e la velocità massima è autolimitata a 180 km/h. La batteria ha una capacità di 58,9 kWh, superiore a quella di una full electric media, che permette di muoversi a zero emissioni per oltre 200 km. Prezzi da 79.950 euro.
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Maserati e Cassino, i nodi irrisolti: che futuro ha in mente Stellantis?

6 ore 14 min fa
Maserati e l'impianto di Cassino sono i due grandi problemi di Stellantis in Italia. Tuttavia, l'amministratore delegato Antonio Filosa non poteva essere più chiaro durante la presentazione di FaSTLAne 2030: il Tridente e l'impianto laziale hanno un futuro. Tuttavia, per maggiori dettagli, quantomeno rispetto alle indicazioni del piano strategico, bisognerà aspettare ancora diversi mesi.Parleremo a Modena a dicembre della strategia complessiva del marchio, della creazione di valore, dei clienti che Maserati vuole servire e di cosa faremo sullo stabilimento. Stiamo lavorando duramente per essere pronti a dicembre su Maserati e, di conseguenza, su Cassino, ha spiegato il manager. Cassino ha un futuro e si vedrà con il piano Maserati. Il piano Maserati coinvolge Alfa Romeo e Bottegafuoriserie Tra l'altro, il piano del Tridente avrà conseguenze anche sull'Alfa Romeo. Del resto, una delle slide di presentazione di FaSTLAne 2030 è dedicata al futuro del Biscione e a due novità di prodotto: oltre alla C-SUV da produrre in Italia, viene menzionato un nuovo progetto di Bottegafuoriserie, l'hub creativo e ingegneristico ospitato nella sede modenese della Maserati e dedicato a entrambi i brand. E per Filosa Cassino è un elemento di successo industriale per i due marchi.Dunque, bisogna avere ancora pazienza per avere ulteriori rassicurazioni, magari sulla possibilità che la strategia delle partnership venga estesa anche al marchio emiliano e alla fabbrica laziale.Una cosa è certa. Per il Tridente il piano indica non solo un rafforzamento delle attività e un ampliamento della gamma con due nuovi modelli di segmento E (probabilmente le eredi di Quattroporte e Levante), ma anche un chiaro riposizionamento nella fascia di mercato del puro lusso. In altre parole, Maserati assume un ruolo distinto e separato all'interno della nuova gestione del portafoglio di Stellantis. D'altro canto, l'alto di gamma richiede una netta differenziazione rispetto al mass-market e quindi una netta distinzione e un cambio di passo rispetto al passato.Il gruppo, infatti, ha deciso di affidare un ruolo prioritario a quattro marchi globali, Fiat, Jeep, Peugeot e Ram: saranno questi, insieme alla divisione per i commerciali Pro One, a ricevere i maggiori investimenti (il 70% dei 36 miliardi di euro stanziati su prodotti e brand) e a guidare il lancio dei nuovi asset globali. Poi ci sono cinque marchi regionali (Chrysler, Dodge, Citroën, Opel e Alfa Romeo), che andranno a beneficiare degli stessi asset globali, ma con una loro distintività.Saranno dunque limitati nel loro perimetro geografico? Dipende. Infatti, nel caso del Biscione, Filosa ha escluso una limitazione alla sola Europa. A chi gli chiedeva della presenza dell'Alfa Romeo negli Usa, il manager ha ricordato l'importante rete di concessionari per poi svelare nuovi sviluppi: Siamo riusciti a confermare una gamma e ora lanceremo, a partire dall'Europa, un nuovo modello. Stiamo lavorando per aggiungerlo anche negli Stati Uniti.In altre parole, il termine regionale non deve essere interpretato in senso letterale, quantomeno per il Biscione.
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Le novità del Transpotec Logitec 2026

7 ore 1 min fa
Ancora una volta, il Transpotec Logitec è riuscito a portare tutti e otto i marchi di veicoli industriali sotto le volte della Fiera di Milano. Un risultato importante per un'esposizione che nella sua storia ha spesso fatto i conti con assenze importanti nell'industria del camion. invece ancora incompleta la squadra dei leggeri. Assenti Ford Pro, Mercedes-Benz Vans, Renault e Toyota, la presenza dei veicoli commerciali è stata garantita grazie ai costruttori di camion che hanno nella gamma anche modelli leggeri; mentre, fra i cinesi, Maxus presente al Transpotec nel 2024 - è stata sostituita da Dongfeng. Un solo camion mai visto primaL'unica novità assoluta nel settore dei veicoli industriali è stata il MAN eTGM, che si rivolge a un mercato di nicchia, anche se paradossalmente dovrebbero essere propri i medio-pesanti che si muovono in ambito regionale e urbano i camion elettrici ideali. Il nuovo modello completa il programma di veicoli industriali elettrici della Casa del leone: si aggiunge all'eTGL medio, al pesante multiruolo eTGS e al pesante per lungo raggio eTGX. Condividendo molti componenti del powertrain con i fratelli, l'eTGM si concentra su un'unica versione di peso totale, 16 tonnellate, con una portata sul telaio di circa 10 tonnellate nella versione con 2 batterie da 160 kWh (225 km di autonomia dichiarata) e di 7,7 in quella con 4 batterie con 320 kWh totali (480 km di autonomia). In entrambi i casi, il motore eroga 210 kW-285 CV e 800 Nm. MAN ha anticipato un prezzo doppio rispetto al modello diesel. Donfeng arriva con una full rangePur incompleta, la partecipazione dei costruttori di veicoli commerciali si è rivelata vivace. Dongfeng conferma il proprio interesse per il mercato italiano con una gamma che copre già tutti i principali segmenti. I modelli più interessanti sono il pick-up medio Z9, un modello che è la copia della versione cinese del Nissan Navara, con motore turbodiesel 2.3 litri da 190 CV e 500 Nm, e il Captain, un più classico veicolo commerciale da 3,5 tonnellate di peso totale, che nella versione furgone è disponibile con capacità da 8 a 13,8 metri cubi. Ci sono anche l'autotelaio (al Transpotec era allestito con un cassone ribaltabile e una gru retrocabina) e il minibus, sempre con motore 2.3 litri ma da 136 CV e 350 Nm. Seguiranno le versioni elettriche con range extender. Completa anche la gamma di Suv con omologazione autocarro, con il più rustico Paladin, 2 litri a benzina, e il più sofisticato MHero, 1.5 ibrido plug-in con 686 cavalli complessivi e 848 Nm. Alla fiera di Milano-Rho era presenta anche una delegazione Dongfeng per esplorare la possibilità di avviare l'importazione anche dei camion. Si allarga ancora la gamma del Kia PV5Non tutte le novità annunciate recentemente dalla Kia per la gamma PV5, come i furgoni L1H1  e L2H2, erano presenti al Transpotec; c'era invece lo chassis con allestimento bar e una versione italiana del Passenger Wheelchair accessible vehichle (WAV) con accesso posteriore della sedia a rotelle, realizzato da Focaccia Group. Ed è arrivato l'annuncio, molto atteso in Italia, delle varianti furgone con tre posti in cabina. Come detto, buona parte degli LCV sono stati esposti da costruttori di camion, come MAN TGE, Iveco eJolly e Renault Trucks Master, ma senza particolari novità rispetto al passato. Anche Stellantis ha esposto modelli già visti in altre esposizioni, ma al Transpotec ha chiarito il futuro del Fiat Tris, il tre ruote elettrico con motore da 5,7 kW e autonomia di 85 km, esposto in una versione box da 2,7 metri cubi con 340 kg di portata, che in Italia sarà commercializzato anche con cabina dotata di portiere.
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Diesel in calo, stasera il governo decide sulle accise: in arrivo la proroga

7 ore 7 min fa
Il Consiglio dei ministri si prepara a varare già questa sera la proroga del taglio delle accise sui carburanti, in scadenza oggi. La misura dovrebbe essere estesa per circa altri 15 giorni, quindi fino alla prima settimana di giugno, mantenendo lo sconto differenziato tra benzina e diesel pari, rispettivamente, a 6,1 e 24,4 centesimi al litro IVA inclusa.Allo studio anche un intervento a favore degli autotrasportatori, ancora da definire nei dettagli. Come ha spiegato ieri il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, la dimensione degli effetti delle crisi geopolitiche dipende dalla durata del conflitto: in caso di un prolungamento, le conseguenze sarebbero molto serie. Non si tratta solo del prezzo della benzina, ma dell'intero funzionamento delle catene di fornitura.Il governo spera in BruxellesGiorgetti ha sottolineato la necessità di un intervento preventivo da parte di Bruxelles, spiegando che l'Unione europea non può agire solo quando il paziente è moribondo o morto. Il riferimento è alla richiesta avanzata dall'Italia di derogare al Patto di stabilità per sostenere le spese legate allo shock dei prezzi energetici. Una logica che, ha aggiunto, dovrebbe essere estesa anche agli investimenti destinati alla difesa. I prezzi dei carburanti oggi Prezzi carburanti oggiSul fronte dei prezzi, il costo del gasolio registra un lieve calo: secondo le rilevazioni più recenti, il prezzo medio scende a 1,974 euro al litro, in diminuzione di 4 millesimi, confermando il trend in discesa degli ultimi giorni. Eni ha inoltre ridotto di un centesimo i prezzi consigliati.La benzina mostra invece un leggero aumento, attestandosi a 1,966 euro al litro (+1 millesimo), con movimenti differenziati tra gli operatori: Tamoil ha ridotto i listini di 2 centesimi, mentre Q8 di 3.Tra gli altri carburanti, il GPL scende a 0,805 euro al litro (-1 millesimo), mentre il metano sale a 1,566 euro al kg (+1). In autostrada, la benzina self raggiunge 2,051 euro al litro, il gasolio 2,064, il GPL 0,911 e il metano 1,588 euro.Le rilevazioni aggiornateSecondo i dati aggiornati al 22 maggio, sulla rete ordinaria la benzina self service si attesta a 1,968 euro al litro, mentre il gasolio è a 1,981. Al servito, i prezzi salgono rispettivamente a 2,103 e 2,120 euro.Tra i principali marchi, i listini mostrano valori omogenei, con leggere differenze tra benzina e diesel, sia nella modalità self sia in quella servita.
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646 CV e 5 metri di SUV: la carta elettrica Voyah che Stellantis può giocare in Europa

7 ore 39 min fa
A poche ore dall'ufficializzazione della nuova joint venture di Dongfeng con il gruppo Stellantis, annunciata durante la presentazione del piano strategico FaSTLAne 2030, Voyah (marchio di lusso del costruttore cinese) svela il suo ultimo modello, la SUV elettrica Passion S.Filante e sportiva La Voyah Passion S viene definita dalla Casa una "SUV tecnologica e dinamica", destinata a giocarsela con modelli ad alte prestazioni come la Tesla Model Y Performance e la Xiaomi YU7. Lunga 5.050 mm, larga 1.998, alta 1.656, ha un passo di 3 metri esatti. Le linee sono filanti e proporzionate, con tanti dettagli aerodinamici che servono a gestire tutta la potenza del powertrain ma anche a dare carattere all'auto, dalla grande presa d'aria anteriore allo spoiler in carbonio sulla coda, passando per i cerchi di lega da 21" agli sfoghi per l'aria sul cofano e in corrispondenza dei gruppi ottici posteriori. Sulla sommità del parabrezza è montato un sistema Lidar per gli aiuti alla guida evoluti (e che potrebbe non essere presente su una eventuale versione destinata al mercato europeo).Arriverà anche in Europa? Al momento non c'è una conferma ufficiale se quest'auto arriverà in Europa, ma le probabilità giocano a suo favore: nella conferenza stampa del piano FaSTLane 2030, il ceo di Stellantis Antonio Filosa ha specificato che dalla joint venture con Dongfeng (di cui Stellantis detiene il 51%) arriveranno da noi modelli di grandi dimensioni, di segmento D ed E, che non andranno a cannibalizzare le quote di mercato dei segmenti in cui Stellantis è più impegnata, ossia A, B e C.
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Stellantis, Italia salva e apertura ai cinesi: il complesso equilibrio del piano Filosa

8 ore 7 min fa
Nessuna chiusura di impianti e nuovi investimenti su Alfa Romeo, Atessa e Pomigliano. Sono queste le principali evidenze per l'Italia emerse durante la conferenza stampa dell'ad di Stellantis, Antonio Filosa, al termine della lunga giornata di presentazione del nuovo piano industriale del gruppo.Filosa è stato interpellato esplicitamente sugli impegni per la rete produttiva italiana. "Non chiuderemo impianti in Italia e in Europa. Siamo in grado di ridurre la capacità produttiva di 800.000 unità senza chiusure, perché possiamo condividere la capacità produttiva con i nostri partner", ha assicurato il manager, sottolineando una serie di iniziative.Infatti, Filosa ha citato il rilancio della produzione su larga scala a Mirafiori con la Fiat 500 ibrida, il miglioramento produttivo a Melfi con cinque novità di prodotto, tra cui la Jeep Compass e la prossima Lancia Gamma, e investimenti ad Atessa per il nuovo Ducato. Il Piano Italia è pienamente in linea con gli impegni assunti, ma viene rafforzato con nuovi progetti industriali. Non c'è solo il progetto E-Car per Pomigliano ("Saremo più veloci di quanto crediate: la nostra strategia multi-modello partirà molto presto, tra fine 2027 e il 2028"), ma anche investimenti su Alfa Romeo per portare, per esempio, la prossima SUV di segmento C (foto sotto) in uno stabilimento italiano. Possibili altri accordi con i cinesiDel resto, sono due i fattori che stanno spingendo i costruttori cinesi a localizzare le produzioni in Europa, aprendo opportunità per i gruppi europei di condividere capacità e competenze: le normative sugli standard di CO2 e sul "Made in Europe". Per Filosa, quest'ultima aumenterà gli obiettivi di localizzazione necessari per le batterie, per i componenti elettrici e per tutti gli altri componenti. Ciò significa che se un partner cinese vuole entrare nel mercato europeo e diventare un produttore di grandi volumi, dovrà localizzare la produzione - e noi lo faremo insieme.Dunque, non sono da escludere possibili sviluppi, magari anche per l'Italia. Ci assicureremo quindi che queste partnership rispettino le normative e portino benefici localizzando componenti e parti, il che sarà positivo per tutti: per l'economia, per i posti di lavoro nei nostri stabilimenti, per la base di fornitori già presente e per l'aumento dei volumi produttivi, ha garantito Filosa."I costruttori cinesi per Stellantis sono partner più che concorrenti, ma gli accordi dovranno essere gestiti evitando sovrapposizioni commerciali e cannibalizzazioni", ha sottolineato ancora Filosa, secondo il quale le alleanze sono "un modo per imparare", condividere capacità, acquisti e catene di fornitura e quindi competere con concorrenti come BYD o Geely. Partner più che concorrenti A proposito di possibili cannibalizzazioni, Filosa ha chiarito alcuni aspetti delle partnership con Leapmotor e Dongfeng. Siamo azionisti al 51% della joint venture Leapmotor International, che controlla la distribuzione. E la distribuzione avviene esclusivamente tramite i nostri concessionari. Quindi né Leapmotor né noi vogliamo competere nello stesso showroom per lo stesso cliente. Per questo motivo decideremo insieme quali auto vendere attraverso la rete, ha precisato l'amministratore delegato. Ad esempio, è risaputo che in Europa siamo forti nei segmenti A e B. Inoltre lanceremo un'offensiva nel segmento C. Ora stiamo industrializzando a Madrid il modello Leapmotor per il segmento D, che attualmente è fuori dalla nostra portata. Lo stesso vale per Dongfeng. Una volta concretizzata la nostra partnership con Dongfeng, lanceremo nello stabilimento che condivideremo a Rennes il loro marchio di punta Voyah. Di nuovo: veicoli di grandi dimensioni che non saranno in competizione con i nostri nello stesso showroom. Per gli Usa meglio JLR Non è da escludere la possibilità di un ampliamento del raggio d'azione delle partnership anche per il Nord America, ma con alcune limitazioni. Credo che ci sia spazio in Messico e forse anche in Canada. Di sicuro, al momento, non c'è spazio negli Stati Uniti. Non lo vediamo, ha spiegato l'ad, aggiungendo che lo stesso principio vale anche per gli altri partner cinesi, senza escludere un'estensione degli accordi a ulteriori regioni come Africa e Medio Oriente.A ogni modo, non mancano ulteriori opportunità proprio per gli Usa. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, non vediamo nel breve e medio termine la possibilità di portare alcuni dei frutti di queste partnership. Ma vediamo il potenziale per collaborare con altri costruttori. Da poco abbiamo annunciato JLR. una partnership che può funzionare molto bene per entrambe le parti perché il profilo di ciò che industrializziamo e produciamo non è così diverso. Si tratta di SUV di grandi dimensioni, adatte all'off-road. Quindi c'è una certa sinergia nella concezione del prodotto che possiamo condividere. Credo che, se cerchiamo una partnership vantaggiosa per entrambe le parti negli Stati Uniti, questi siano i partner che vogliamo, perché condividiamo la visione del prodotto per un mercato che apprezza questo tipo di modelli.
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Fleet&Business allAutomotive Dealer Day

Mag 21,2026
Cosa potrà succedere in caso di approvazione della proposta di regolamento promossa dalla Commissione Europea per fissare percentuali minime di immatricolazione di auto ibride plug-in ed elettriche dal 2030? Come si comporteranno sul mercato le auto a seconda delle diverse alimentazioni e come evolveranno i loro valori residui? Quattroruote Fleet&Business ne ha discusso oggi con l'industry del settore in un convegno all'Automotive Dealer Day 2026 alla Fiera di Verona, moderato dal nostro direttore Gian Luca Pellegrini. Le valutazioni espresse da Italo Folonari, presidente dell'Aniasa, e Lucio Tropea, ceo di Smart Italia hanno accompagnato le ultime elaborazioni del mercato del noleggio a lungo termine di Quattroruote Professional.L'ottovolante delle quotazioniVincenzo Bozzo, Operational/Digital Marketing & Automotive Strategic Projects Director della business unit dell'Editoriale Domus dedicata ai servizi per i professionisti e l'industria automotive, ha aperto l'incontro illustrando come in due anni il diesel è passato da oltre il 45% delle immatricolazioni flotte a poco più del 20%, le plug-in hybrid sono salite di diciotto punti percentuali con un'accelerazione marcata nell'ultimo anno, mentre le elettriche pure si sono limitate a guadagnare appena quattro punti. Dopo 48 mesi un'auto a benzina tradizionale conserva quasi il 59% del valore iniziale, una diesel oltre il 54%, le full hybrid si attestano su livelli analoghi alle benzina mild, mentre è ben più pesante la svalutazione delle due soluzioni artificialmente spinte dalla normativa, ovvero plug-in ed elettriche. Le Bev cedono diciassette punti rispetto alle benzina ma il loro peso sul mercato resta marginale - mentre le plug-in arretrano di dieci punti. E le marche cinesi guadagnano terreno anche nel segmento corporate. Il mondo del noleggio ha ancora margini per intervenire sulle decisioni UEPellegrini ha proiettato questi dati sia sulla prospettiva di possibili adeguamenti alla normativa fiscale italiana sulle auto aziendali sia della proposta di introduzione di quote minime di auto plug-in ed elettriche a partire dal 2030. Un'eventualità, quest'ultima, su cui Folonari confida che le associazioni come Aniasa e i singoli Paesi possano ancora incidere sul disegno definitivo della Clean corporate vehicles. Il mondo dell'autonoleggio sostiene il presidente dell'Aniasa, non si sottrae alle sue responsabilità nella riduzione delle emissioni climalteranti e inquinanti, ma provvedimenti come la revisione dei fringe benefit o la proposta UE vanno contro il principio della neutralità tecnologica e finiscono per colpire la parte più virtuosa del mercato. A questo proposto, Folonari ha aggiunto che il noleggio, con la sua focalizzazione sulle motorizzazioni più sostenibili e suoi cicli di sostituzione frequenti, rappresenta un creatore di usato di qualità che partecipa e potrebbe partecipare in misura sostanziale allo svecchiamento del parco. L'evoluzione tecnologica delle elettriche e della loro reteSui valori residui s'è concentrato Tropea, sostenendo che gli interrogativi sulla svalutazione delle auto elettriche sono legittimi, ma che l'industria è consapevole della necessità di intervenire a salvaguardia del valore residuo e può farlo con relativa tranquillità, avendo il vantaggio di conoscere con un certo anticipo l'evoluzione tecnologica e di efficienza delle prossime vetture a batteria: ci sono anche altri aspetti che concorrono alle strategie di avvicendamento dei modelli: la crescita di potenza delle architetture, per esempio, dovrà comunque fare i conti con la progressione della rete di ricarica. Non penso che l'attuale generazione di auto elettriche risulterà obsoleta fra tre o quattro anni.I prodotti di Pechino piacciono alle impreseQuanto al ruolo delle auto cinesi nel noleggio, Folonari ha rivelato che, rispetto ai dati sul circolante, quelli sugli ordini descrivono una crescita ancora più impetuosa, raddoppiano nella locazione a lungo termine e addirittura triplicano in quella a breve nel giro di pochi mesi. Il noleggio è per sua natura servizio, a volte indipendentemente dal prodotto, e quindi non pone barriere: finché i costi saranno, concorrenziali, il trend delle auto cinesi continuerà. Il brand sta quindi sparendo? Vincono i prodotti più interessanti, sostiene Tropea. Attualmente le Case cinesi non sono competitivi quanti a varietà di carrozzerie, sono molto focalizzati sulle Suv, ma possono crescere. Intanto però l'invecchiamento del parco richiede risposte urgenti e potrebbe aggravarsi se aziende e dipendenti, spaventati dai costi, uscissero dalla logica dell'auto aziendale per orientarsi verso forme di rimborso dei costi di mobilità. Folonari conferma che questi segnali stanno arrivando, ma probabilmente non stravolgeranno il mercato e il noleggio resterà a formula apprezzata; altrimenti ne andrebbe del trasferimento di auto usate più ecologiche e sicure ai privati attraverso il mercato dell'usato, e della trasparenza fiscale anche delle operazioni di post-vendita, non garantita da una gestione da parte del singolo dipendente.
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Geely punta su Milano: al centro italiano il design globale del gruppo

Mag 21,2026
L'asse automotive Cina-Milano si fa ancora più saldo: aperto nel 2023, il Geely Innovation Center Italia, nel capoluogo lombardo, assume la guida estetica internazionale del colosso automobilistico asiatico. Nella Torre Diamante di Porta Nuova, la multinazionale di Hangzhou fonda la propria filosofia di disegno industriale nel fulcro di un network creativo tra i più determinanti al mondo. L'ambizione è infatti quella di plasmare la mobilità di domani facendo dialogare l'approccio europeo, la spinta tecnologica e la vocazione globale.  Cinquina vincente La scelta del centro milanese come uno dei cinque hub della rete mondiale - con Shanghai, Ningbo, Göteborg e Coventry - è il risultato di una presenza in Europa sviluppata e rafforzata nel tempo: l'azienda cinese, proprietaria di Volvo Cars e Lotus, detiene il 50% di Smart ed è il principale azionista privato di Mercedes-Benz, senza contare Polestar e Lynk & Co. La sensibilità del Vecchio Continente diviene quindi un elemento dell'identità del gruppo, per costruire un linguaggio capace di generare connessioni tra culture differenti, prendendo spunto dalla Ripple Aesthetics, ispirata alle increspature del Lago Ovest di Hangzhou. Parola d'ordine, raffinatezza Fra i princìpi che guidano lo sviluppo, c'è la ricerca di un'estetica universalmente riconoscibile attraverso superfici pulite e raffinatezza: è qui che Milano assume un ruolo chiave. Tant'è vero che, alla Design Week 2026, Geely ha presentato Anima Mundi, installazione immersiva firmata dallo studio milanese Dotdotdot. Una scelta che conferma come l'hub milanese sia il motore pulsante di una strategia su vasta scala. 
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Fiat 127: lauto che ha cambiato per sempre lidea di utilitaria - VIDEO

Mag 21,2026
Quando arriva, nel 1971, la Fiat 127 segna un prima e un dopo. Non solo per la Casa torinese, ma per l'idea stessa di utilitaria, che diventa europea. E questo perché l'auto che raccoglie il testimone della 850 (oltre che il suo propulsore, derivato dalla Sport Coupé) viaggia su altre lunghezze d'onda. Anche per la configurazione meccanica: il quattro cilindri viene montato trasversalmente, davanti, insieme alla trazione anteriore (mutuata dalla 128). Il tutto in una macchina compatta che non si vergogna di esserlo.Ma la rivoluzione arriva l'anno dopo il debutto, quando spunta la terza porta e la 127 diventa una vera e propria hatchback. Dettaglio sostanziale, visto che la trasforma in un'icona di modernità, oltre che in una due volumi con tanto di schienale posteriore abbattibile. Il contesto storico degli anni Settanta e la maturità dell'autoTutto questo succede in quegli anni Settanta complessi, tesi e pure di piombo. Ma anche Figli delle stelle. E se nelle radio - oltre ad Alan Sorrenti - passano soprattutto Battisti e De André, Mina e Guccini, la gente la domenica va a ballare a suon di disco music. Le letture sono per lo più impegnate (La storia di Elsa Morante è il caso letterario del decennio), mentre la cronaca è decisamente pesante: Pasolini viene ritrovato morto a Ostia, Moro in un baule a Roma. Per non parlare degli attentati terroristici che punteggiano lo Stivale, da Piazza della Loggia a Brescia all'aeroporto di Fiumicino.Inevitabilmente, anche il prodotto automobile è figlio di questi tempi. E diventa più maturo, consapevole. Per necessità (c'è pure la crisi petrolifera) o virtù (deve costare meno e durare tanto). Il capolavoro di industrial design firmato Pio ManzùMa la 127 è anche qualcos'altro. Un vero e proprio monumento di industrial design firmato Pio Manzù. La carrozzeria di questa scultura semovente ha superfici pulite, inequivocabili. Il cofano a conchiglia è uno stilema che viene da lontano (gli anni 50): a metà tra la citazione colta e il dettaglio di classe (come dimostra la sua longevità nei decenni a venire).La 127 è compatta, solida, quasi monolitica. Ma le sue forme non puzzano di austerità. Profumano di funzionalità. Com'è consuetudine allora, anche la 127 costa un tanto al cc. Sì, perché ci sono stati anni in cui le auto venivano vendute ancora a peso: una 500 costava circa 500.000 lire e quindi una 127 (col suo bel 903 cm) viaggiava sulle 900.000. La conquista dello spazio e i motivi di un successo straordinarioMa al di là del prezzo, la 127 seduce per qualcos'altro: la conquista dello spazio. Perché la terza porta di cui sopra si spalanca su un baule che mette d'accordo famiglie e artigiani. E poi ci sono la manutenzione semplice e il comportamento stradale sincero (sospensioni a ruote indipendenti e freni a disco davanti). Morale, colpisce per la linea, ma fa innamorare per l'intelligenza. E tipi così, diciamocelo, non se ne incontrano spesso. Neanche oggi... Il successo del modello conferma che intuizioni e realizzazioni sono andate nella giusta direzione. Nel '72 è Auto dell'Anno e, dal '73 al '78, è la più venduta d'Europa. Sei anni che sanno di titolo costruttori. E per non perdere la priorità acquisita, Fiat introduce serie e restyling a più non posso: dalla Special alla Panorama (la station wagon a tre porte), passando per la Sport, con quei 70 CV (poi 75) e, soprattutto, spoiler e adesivi che la facevano andare forte anche nei parcheggi. Un'auto versatile che ha reso la modernità accessibile a tuttiDritta al punto, risponde a tutte le esigenze dell'automobilista moderno (e non solo a quello di allora). Per questo piace a tutta la famiglia. E se è l'onestà progettuale ad averla resa il successo che è stato, è quella sua forma aggraziata ad averla resa beniamina anche delle giovani automobiliste (mia mamma compresa). Insomma, con la Fiat 127 la modernità diventa per tutti e il design industriale fa sempre più rima con praticità, oltre che con originalità.
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Alfa Romeo, torna la Giulietta? Ma stavolta è una SUV

Mag 21,2026
Torna l'Alfa Romeo Giulietta. O meglio, torna un'Alfa Romeo di segmento C. Ad annunciarlo è stato il gruppo Stellantis che, durante la presentazione del suo nuovo piano industriale FaSTLAne, ha mostrato anche un'anteprima della vettura (foto sotto, mentre qui sopra c'è una nostra elaborazione). La nuova Alfa, però, non sarà una classica hatchback, ma adotterà forme rialzate, vicine a quelle di una crossover o SUV. Stile in evoluzione Lo stile evolve le attuali linee del marchio, con un frontale prominente che integra un'evoluzione del Trilobo. Il cofano, piuttosto lungo, dovrebbe ospitare una nuova gamma di motori multienergia: l'impiego di unità ibride è pressoché certo, così come il debutto di una versione elettrica. La vettura, attesa dopo il 2027, condividerà tecnologie che verranno introdotte da una Peugeot nello stesso periodo, probabilmente l'erede spirituale della 208, evolvendole per un segmento superiore.Per le versioni elettriche è prevista un'architettura in grado di supportare sistemi a 800 Volt, anche se non è scontato che la nuova segmento C Alfa Romeo utilizzi questa soluzione. Le batterie saranno LFP con struttura cell-to-body.La nuova Alfa Romeo Giulietta - se questo sarà il nome definitivo della segmento C attesa tra il 2027 e il 2028 - potrà inoltre integrare soluzioni come lo sterzo steer-by-wire, il sistema di infotelematica STLA SmartCockpit e le tecnologie di connettività e guida assistita STLA Brain.
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Stellantis: 60 nuovi modelli nel piano 2030, cosa cambia per Fiat e tutti gli altri brand

Mag 21,2026
Nuovi modelli, razionalizzazione dei marchi e 60 miliardi di investimenti: è questo il nuovo piano strategico FaSTLAne che il gruppo Stellantis ha presentato ad Auburn Hills, a pochi chilometri da Detroit, sede americana del gruppo.Una delle novità più rilevanti è la piattaforma STLA One, una nuova architettura pensata per massimizzare sinergie e competitività. Proprio le sinergie saranno uno dei pilastri del futuro di Stellantis: il gruppo ha già stretto alleanze con altri colossi dell'auto, da Jaguar Land Rover a Dongfeng, fino a Leapmotor. L'obiettivo principale, a livello di prodotto, sarà quello di lanciare, da oggi al 2030, 60 nuovi modelli e 50 aggiornamenti significativi, per tutti i marchi. In totale, vedremo 39 veicoli con motori termici o mild hybrid, 24 ibridi, 15 ibridi plug-in o con range extender e 29 elettriche pure. Sono stati annunciati 23 lanci (12 nuovi modelli e 11 restyling) nei segmenti A e B per i marchi Fiat, Citroën, Jeep, Peugeot e Opel. Forte anche l'offensiva per il segmento C: entro il 2030 arriveranno 20 modelli dei marchi Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Jeep, Peugeot, Opel, Citroën e DS, di cui 11 modelli totalmente inediti e nove aggiornamenti di prodotti già esistenti.Nella nuova strategia sono previsti quattro brand globali cui dare precedenza: Fiat, Jeep, Peugeot e Ram. Più cinque marchi globali: Alfa Romeo, Citroën, Opel, Chrysler e Dodge.Gli altri brand finiranno sotto il controllo dei marchi principali: Fiat controllerà anche Lancia e Abarth, mentre la Citroën avrà sotto di sé DS. STLA One, la nuova architettura modulareIl pilastro tecnologico del nuovo corso industriale di Stellantis è rappresentato da STLA One, un'architettura globale modulare che debutterà nel 2027 con l'obiettivo di rivoluzionare i segmenti B, C e D.Progettata per accorpare cinque piattaforme in un'unica soluzione scalabile, STLA One punta a una riduzione dei costi del 20% e alla produzione di oltre 2 milioni di unità entro il 2035, arrivando a coprire più di 30 modelli.Questa strategia, definita "modular by design", introduce una flessibilità multi-energia senza compromessi in termini di efficienza tra i diversi powertrain e integra tecnologie annunciate già da anni ma mai arrivate in produzione, come STLA Brain, STLA SmartCockpit e il sistema steer-by-wire.Sul fronte dell'elettrificazione, l'architettura supporterà sistemi a 800 volt per ricariche rapide e adotterà batterie con chimica LFP (litio-ferro-fosfato) con struttura cell-to-body, soluzione che consente di ridurre costi e impiego di materie prime critiche.Entro il 2030, Stellantis prevede che il 50% dei propri volumi si baserà su sole tre piattaforme globali, con un riutilizzo dei componenti fino al 70%, rafforzando un ecosistema industriale semplificato e più competitivo rispetto ai principali rivali europei.La diffusione della piattaforma STLA One inizierà con un modello Peugeot, forse la nuova generazione della 208, per poi proseguire, nell'ordine, con Opel, Jeep e Alfa Romeo. L'obiettivo è di arrivare fino a un milione di vetture prodotte annualmente su questa base. FiatFiat sarà uno dei marchi più importanti per l'intero gruppo Stellantis. Nelle nuove logiche di razionalizzazione, il brand di Torino si è distinto per il suo alto potenziale di redditività e grazie alla sua presenza a livello quasi globale sarà uno dei marchi che guiderà il lancio delle nuove tecnologie e degli asset globali della nuova strategia. Fiat è stata infatti collocata al pari di Jeep, Peugeot e Ram: a questi quattro marchi (e a Pro One, per i veicoli commerciali) Stellantis dedicherà il 70% degli investimenti destinati ai marchi.In totale, la Fiat lancerà cinque nuovi modelli, tra cui una E-Car (che verrà presentata al Salone di Parigi per poi arrivare sul mercato nel 2029) e tre vetture SmartCar. Oltre alle già annunciate Fiat Grizzly e Fiat Grizzly Coupé (o Fastback), il marchio italiano punta a lanciare una serie di novità per la mobilità urbana. Sono infatti in arrivo una vettura di taglia simile alla 500 (forse la E-Car), rappresentata nelle slide come una futuristica concept, e una sorella maggiore della Topolino, con forme che rimandano a quelle della Fiat 600 Multipla, un modello già in passato citato da Olivier Franois come sogno nel cassetto da riportare in produzione. Sullo sfondo, i più attenti noteranno anche il tre ruote già lanciato dal marchio e, in mezzo al mare, una Fiat 500 anfibia. La E-Car sotto i 15 mila euroPer ampliare il proprio bacino di clienti, il gruppo Stellantis lancerà nel 2028 una nuova famiglia di compatte elettriche dal prezzo estremamente contenuto. L'obiettivo è quello di proporla sul mercato con un prezzo inferiore ai 15 mila euro, con l'inizio della produzione previsto tra due anni. Stellantis ha già annunciato che questa vettura 100% elettrica avrà dei prezzi di listino in tutto e per tutto paragonabili a quelli delle utilitarie Fiat e Citroën. La presentazione del modello di serie, o di una concept che ne anticiperà le forme, dovrebbe avvenire già dopo l'estate, al Salone di Parigi: la prima ad arrivare sul mercato, tra due anni, dovrebbe essere la E-Car Citroën, seguita nel 2029 dalla E-Car Fiat. AbarthSecondo la nuova strategia di Stellantis, d'ora in poi il marchio dello Scorpione sarà direttamente controllato dalla Fiat. Non sono stati invece fatti annunci riguardo a nuovi modelli o versioni. Alfa RomeoIl marchio del Biscione è stato indicato come uno dei marchi regionali più forti, alla pari di Opel, Citroën, Dodge e Chrysler. Come questi brand, anche l'Alfa Romeo beneficerà di una maggiore differenziazione rispetto agli altri marchi. Tuttavia, non dovrebbe ricevere per prima i nuovi "asset globali", che verranno inizialmente introdotti sui brand "core", con più altro potenziale di redditività: Fiat, Jeep, Peugeot e Ram.Al momento non si è ancora parlato del futuro di Giulia e Stelvio. MaseratiStellantis ha annunciato la propria intenzione di rafforzare la Maserati: al momento non è dato sapere se tramite partnership o con investimenti mirati, ma l'intenzione del gruppo è quella di rilanciare il marchio e ampliare la gamma con due nuovi modelli di segmento E, una berlina e una Suv. Per scoprire più dettagli sulla futura strategia del Tridente dovremo però aspettare ancora un po': a dicembre brand presenterà la sua roadmap dettagliata per il futuro durante un evento che si terrà a Modena. LanciaIl futuro di Lancia è assicurato da un riposizionamento del brand. Definito come "importante in Italia" (al pari di DS in Francia), lo storico brand piemontese verrà gestito direttamente da Fiat e verrà "sviluppato come marchio specializzato". JeepEntro il 2030, oltre a un complessivo aggiornamento della gamma, la Jeep lancerà anche un nuovo modello, la Wrangler Scrambler. Coperta da un telo sulle slide di presentazione, ha forme da pick-up ed è possibile che sia una sorta di sorella minore della Gladiator e derivata dalla Wrangler. PeugeotPeugeot, tra i marchi principali del nuovo piano, lancerà sette nuovi modelli nei prossimi quattro anni. Si tratterà di una nuova shooting brake di segmento D realizzata su base Dongfeng e di veicoli più piccoli. In arrivo ci sono infatti una Suv di segmento C e due modelli a ruote basse, tutti basati sula nuova piattaforma STLA One e dotati di motori multienergia. Novità anche per il segmento B, con due nuove piccole elettriche (sempre su STLA One) con carrozzeria hatchback e Suv.  CitroënCitroën riporterà in vita la 2CV (il teaser è qui sopra), che diventerà uno dei modelli chiave di questa nuova strategia e dovrebbe essere l'interpretazione francese della E-Car di Stellantis. In arrivo anche due Smart Car e altri quattro modelli, per un totale di sette nuove vetture entro il 2030. Si tratterà principalmente di Suv, di varie dimensioni, ma anche di una crossover con linee che ricordano quelle di una berlina/fastback, forse una riedizione della C5X o della C4X. DSAl pari di Lancia, DS è stata ridimensionata e verrà controllata da Citroën. Per il momento, tuttavia, non sono stati annunciati nuovi modelli. Articolo in aggiornamento
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Stellantis lancia FaSTLAne 2030: 60 miliardi di investimenti, nuova strategia su marchi e alleanze

Mag 21,2026
Stellantis ha presentato ad Auburn Hills (Michigan) il nuovo piano strategico: si chiama FaSTLAne 2030 e prevede investimenti per 60 miliardi di euro nei prossimi cinque anni.Il piano si basa sulla priorità di mettere il cliente al centro e su una maggiore disciplina nell'allocazione del capitale verso regioni e marchi in grado di generare i migliori rendimenti. FaSTLAne 2030 è il risultato di mesi di lavoro disciplinato in tutta l'azienda ed è progettato per guidare una crescita redditizia a lungo termine. Con il cliente al centro di tutto ciò che facciamo, il piano realizzerà il nostro obiettivo: consentire alle persone di muoversi con i brand e i prodotti che amano e di cui si fidano, sfruttando una combinazione unica di punti di forza, ha commentato l'ad Antonio Filosa.Abbiamo persone fantastiche, una scala globale, marchi capaci di connettere e ispirare, solide radici locali e una rete di concessionari partner attenta alle esigenze distintive dei clienti, oltre a un focus costante su innovazione ed eccellenza esecutiva, aggiunge Filosa. Questi elementi ci permettono di offrire valore, funzionalità e accessibilità, amplificando anche i benefici delle partnership strategiche 'win-win': abbiamo tutto ciò che serve per raggiungere gli obiettivi di FaSTLAne 2030. Oltre 60 nuovi modelli entro il 2030Il piano si fonda su sei pilastri strategici. Il primo riguarda una gestione dei marchi profondamente rivista: l'obiettivo non è solo massimizzare l'efficienza del capitale, ma anche evitare duplicazioni e sostenere la redditività.Stellantis punta così a lanciare entro il 2030 oltre 60 nuovi veicoli e circa 50 aggiornamenti rilevanti per tutti i marchi e le diverse alimentazioni. Nel dettaglio, 29 saranno elettriche, 15 plug-in hybrid o a autonomia estesa, 24 hybrid e 39 con motorizzazioni tradizionali o mild hybrid. Priorità a Jeep, Ram, Peugeot e FiatIl nuovo approccio individua quattro marchi globali prioritari per guidare lo sviluppo dei nuovi asset: Jeep, Ram, Peugeot e Fiat. A questi sarà destinato circa il 70% degli investimenti legati a marchi e prodotti, insieme alla divisione Pro One per i veicoli commerciali.Accanto a loro opereranno cinque marchi regionali - Chrysler, Dodge, Citroën, Opel e Alfa Romeo - che utilizzeranno asset globali mantenendo una propria distintività.DS e Lancia saranno invece gestiti rispettivamente da Citroën e Fiat, assumendo un ruolo più specializzato. Lo stesso vale per Abarth, destinata a passare sotto il marchio torinese. Maserati, sempre più lussoIl piano prevede anche un rafforzamento di Maserati, destinata a diventare un marchio sempre più focalizzato sul puro lusso. La gamma sarà ampliata con due nuovi modelli del segmento E, attesi nei prossimi anni. Piattaforme, motori e tecnologieUn altro capitolo del nuovo piano è dedicato a piattaforme, propulsori e tecnologie, su cui il gruppo investirà oltre 24 miliardi di euro (40% del totale stanziato) nei prossimi cinque anni. Le architetture saranno modulari, a partire dalla nuova Stla One, e dovranno esprimere il 50% dei volumi globali entro il 2030. Sul fronte motoristico è confermato il nuovo approccio "multi-energia": il gruppo ha in programma l'estensione dell'attuale offerta, "con nuovi ibridi, nuovi veicoli elettrici a batteria e motorizzazioni termiche ad alta efficienza. Entro il 2030, quasi il 50% dei volumi annuali globali sarà dotato di soluzioni di propulsione multiregionali, con flessibilità energetica integrata nel portafoglio prodotti", aggiunge il costruttore.Quanto all'ambito prettamente tecnologico, la strategia parte da un principio che si rifà a una famosa frase di Henry Ford: "La tecnologia conta solo se migliora la vita quotidiana dei clienti". A tal proposito, l'intelligenza artificiale sarà integrata in tutta la catena del valore e lo sviluppo di tecnologie globali avverrà "in collaborazione con partner di primo livello, da implementare poi localmente nei marchi e nei prodotti in ciascuna regione". Stellantsi fa riferimento tre specifiche architetture: STLA Brain, l'architettura software e di calcolo centrale scalabile; STLA SmartCockpit, un nuovo modo per i clienti di interagire con i propri veicoli; STLA AutoDrive, il sistema scalabile di guida autonoma". Tutte queste tecnologie saranno lanciate nel 2027 ed entro il 2030 dovranno coprire il 35% dei volumi annuali globali (la percentuale dovrà superare il 70% entro il 2035). Partnership "reciprocamente vantaggiose": c'è anche TataAltro capitolo riguarda l'avvio di "partnership reciprocamente vantaggiose". L'obiettivo è sviluppare e finanziare prodotti congiuntamente con altri costruttori per "accedere a nuovi mercati, ampliando le soluzioni tecnologiche, aumentando l'utilizzo della capacità produttiva e migliorando la competitività di approvvigionamento. A tal proposito si citano i recenti accordi con Leapmotor, il rilancio dell'alleanza con Dongfeng e la lettera d'intenti con Jaguar Land Rover.Inoltre, si cita anche un altro costruttore: "Con Tata, l'Azienda sta migliorando la sua competitività delle regioni Asia Pacifico, Medio Oriente e Africa, e Sud America, attraverso sinergie su produzione, fornitori, prodotti e tecnologie". E non mancano indicazioni sui vari partner su architettura informatica, software, ADAS, intelligenza artificiale e tecnologia delle batterie. Tra questi si menzionano Applied Intuition, Qualcomm, Wayve, Nvidia, Uber, Mistral AI e Catl. Tagli alla capacità europea per 800 mila unitàUn ulteriore pilastro verte sull'ottimizzazione dell'impronta industriale. Stellantis punta ad aumentare il tasso di utilizzo della capacità grazie al lancio di nuovi prodotti. Tuttavia non mancano specifiche misure in ambito regionale. In Europa, per esempio, la capacità dovrebbe essere ridotta di oltre 800 mila unità, attraverso la riconversione di alcuni impianti, come Poissy (Francia) e facendo leva sulle partnership (come a Madrid,  Saragozza e Rennes), con l'obiettivo di preservare i livelli occupazionali. L'utilizzo degli impianti aumenterà quindi dal 60% all'80% nel 2030. Negli Stati Uniti, l'incremento di produzione dovrebbe migliorare il tasso di saturazione all'80% nel 2030, mentre in Medio Oriente e Africa, il piano prevede la localizzazione di prodotti per raggiungere il pieno utilizzo della capacità. Il time-to-market dovrà scendere a 24 mesiFaSTLAne 2030 fornisce anche alcune indicazioni sul fronte della cosiddetta "execution". Tra le tante cose, è previsto che, nello sviluppo del prodotto, il time-to-market passi dai 40 mesi attuali a 24, mentre sul fronte dei costi è stato lanciato un programma (Value Creation Program) per generare 6 miliardi di euro di riduzione dei costi annuali entro il 2028.Inoltre, viene confermata una politica di maggior autonomia per ogni singola regione operativa. Anche con il nuovo piano ognuna potrà "definire e implementare piani su misura che si adattino meglio alle realtà dei mercati locali e alle preferenze distintive dei clienti". Più peso al Nord America L'autonomia si accompagna con tutta una serie di obiettivi. In Nord America, dove sarà destinato il 60% dei 36 miliardi di euro su marchi e prodotti, Stellantis punta a una crescita del fatturato del 25% e a un margine operativo dell'8-10%. A tal fine si dovrà espandere la copertura del mercato del 50% con 11 nuovi modelli e 35% dei volumi in più, aumentare l'offerta con 7 nuovi prodotti sotto i 40.000 dollari e 2 sotto i 30.000, migliorare la competitività di costo attraverso il VCP.Nell'Europa allargata gli opbiettivi di una crescita dei ricavi del 15% e un margine del 3-5% sarà raggiunto tramite una rifocalizzazione del portafoglio di marchi, una maggior differenziazione dei marchi e della copertura del mercato con un'offensiva del segmento C e la E-Car da produrre a Pomigliano d'Arco. In totale arriveranno 50 novità tra modelli inediti  (12 nei segmenti A e B, 11 in quello B) e aggiornamenti (rispettivamente 11 e 9).In Sud America, i ricavi dovrebbero crescere del 10% e il margine arrivare all'8-10% anche grazie a un'offensiva di prodotto in Brasile e Argentina e iniziative di crescita per altri Paesi. Per il Medio Oriente e l'Africa, Stellantis si è posta l'obiettivo di aumentare i, fatturato del 40% e di registrare un margine del 10-12% non solo localizzando prodotti, ma anche aumentando le importazioni dei partner asiatici. Infine, per l'area Asia-Pacifico è confermata la strategia "asset-light" incentata sulle partnership strategiche.
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F1, GP Canada: il primo vero esame della stagione, tra Sprint e aggiornamenti

Mag 21,2026
Dopo due settimane di pausa, la Formula 1 torna in pista al Gilles Villeneuve di Montreal con un fine settimana piazzato in un periodo del calendario completamente nuovo per l'evento canadese. I temi caldi sono principalmente due: il format Sprint - che riduce a una sola sessione il tempo utile per mettere a punto le monoposto - incrocia l'arrivo dei primi pacchetti aerodinamici significativi della stagione.Mercedes e McLaren tirano la prima vera lineaA Miami la Mercedes ha vinto la quarta gara su quattro con la W17 in versione standard, rimandando volutamente gli aggiornamenti proprio in vista del Canada. La logica di Brackley è chiara: portare a Montreal un pacchetto stimato in due-tre decimi su una pista dove il vantaggio della power unit di Brixworth, in particolare nella gestione dell'ibrido, è strutturalmente più alto.La McLaren, che a Miami ha già introdotto il 60% del proprio update, completa qui il restante 40%. Il gap dalla Ferrari, dopo il pessimo avvio, si è ridotto a 16 punti nel Costruttori. Non è un margine che lascia molta tranquillità a Maranello. Ferrari: Montreal come esame di riparazioneIl pacchetto di aggiornamenti portato a Miami (aerodinamica e meccanica) non ha reso quanto promesso in simulazione per il Cavallino. Nessuna parte è stata bocciata, ma il delta atteso non è arrivato. Montreal serve a capire se è un problema di sfruttamento di assetto, finestra gomma, condizioni o se la direzione di sviluppo è sbagliata.I dati raccolti nella due settimane di analisi raccontano due facce diverse: da una parte, una Ferrari ottima nei tratti guidati, dove la trazione resta un punto di forza, in difficoltà nei rettilinei per le note carenze di ricarica dell'ibrido. La SF-26 monta uno scarico soffiato, l'ala reverse e masse radianti ridotte grazie al 6 cilindri 067/6, un motore che lavora "caldo" per scelta progettuale. Tutto questo per compensare i 22-25 cavalli che il propulsore di Enrico Gualtieri paga a quello Mercedes in potenza massima, oltre al deficit di rigenerazione.L'altro nodo è la gomma. A Miami la rossa è uscita dalla finestra di funzionamento, in particolare con la Hard. Le scelte di assetto per Montreal sono state riviste, ma la verifica si farà in pista, nonostante la sola sessione di libere a disposizione. Se il lavoro al simulatore è stato fatto bene, il format Sprint può perfino diventare un vantaggio relativo. Se no, il weekend si complica in fretta. Pirelli, graining e la variabile meteoLa Pirelli porta le tre mescole più morbide della gamma - ossia C3, C4, C5 - su un asfalto rifatto nel 2024, liscio e poco abrasivo. L'usura fisica resterà contenuta; il degrado, invece, sarà guidato dalla gestione termica superficiale. Lo scorso anno il graining ha accompagnato gli pneumatici fino alla domenica: quest'anno, con la nuova generazione di gomme e l'evoluzione rapida della pista, il fenomeno dovrebbe attenuarsi già dopo il venerdì.Resta una variabile, quella delle temperature. L'anticipo di calendario potrebbe portare condizioni più rigide del solito, complicando il warm-up della gomma, soprattutto in qualifica. La Soft è la mescola con il riscaldamento migliore e resta la favorita per la Sprint del sabato; in gara, come visto a Miami, è probabile che i team tornino su un approccio conservativo, puntando alla singola sosta con le due mescole più dure. Solo un ritorno consistente del graining nelle prime fasi potrebbe forzare la doppia sosta.Antonelli leader, Russell sotto pressioneSul piano della classifica, il caso del weekend è interno alla Mercedes. Andrea Kimi Antonelli arriva a Montreal da leader del Mondiale, reduce da tre vittorie consecutive contornate da altrettante pole. George Russell, vincitore solo all'apertura in Australia, ha bisogno di un segnale forte: il duello interno è il sottotesto più interessante del fine settimana, soprattutto perché si corre su una pista dove non basta avere la macchina migliore per tagliare per primi il traguardo.  Orari TV: Sky, NOW e TV8Il weekend canadese si svolge, come detto, con il format Sprint. Su Sky Sport F1 e NOW la diretta integrale di tutte le sessioni; TV8 trasmette in chiaro qualifiche e gara, in differita Sprint Qualifying e Sprint Race. Ecco gli orari del fine settimana, già convertiti al fuso orario italiano.Venerdì 22 maggioProve Libere 1 dalle ore 18.30 in diretta esclusiva su Sky Sport F1Sprint Qualifying dalle 22.30 in diretta su Sky Sport F1Sabato 23 maggioSprint Race alle 18:00 in diretta su Sky Sport F1 e TV8Qualifiche ore 22:00 in diretta su Sky Sport F1 e TV8Domenica 24 maggioGara, partenza alle 22 in diretta su Sky Sport F1. Differita TV8 alle 23.30
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Hyundai Dark Line: arrivano i20 e Bayon, cambia anche Tucson

Mag 21,2026
Hyundai rende disponibili in Italia i nuovi modelli della linea Dark Line. Dopo il debutto su l'Hyundai Tucson, ora aggiornata al Model Year 2027, questo allestimento arriva anche su l'Hyundai i20 e su l'Hyundai BAYON.La Hyundai i20 è proposta a partire da 19.900 euro con il motore 1.0 T-GDI da 90 CV e cambio manuale, mentre la Hyundai BAYON, con lo stesso powertrain, parte da 23.900 euro. La Hyundai Tucson si conferma infine con prezzi da 34.900 euro e motorizzazioni benzina e full hybrid. Le dotazioni di serie delle versioni Dark LineLe versioni Dark Line, sviluppate per il mercato italiano, offrono finiture dedicate e dotazioni più ricche.Su l'Hyundai i20 e su l'Hyundai BAYON, la dotazione di serie comprende finiture esterne con tetto Glossy Black, cerchi in lega da 16", rivestimenti interni scuri estesi anche al padiglione, sensori di parcheggio posteriori, Drive Mode Select, pacchetto ADAS SmartSense e doppio display da 10,25".La Hyundai Tucson Dark Line, con il nuovo Model Year, introduce anche i nuovi cerchi da 19" con finitura Satin Grey, oltre ai contenuti già disponibili.
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650 CV e 2,4 tonnellate: in pista la Bentayga Speed ribalta le aspettative

Mag 21,2026
Tra i saliscendi dell'Ascari Circuit, nel cuore dell'Andalusia, la Bentley Bentayga Speed appare quasi una provocazione tecnica. Portare in pista una SUV lunga oltre cinque metri, pesante più di 2,4 tonnellate e rifinita come un salotto inglese di alta gamma sembra poco sensato. Poi si indossa il casco, si esce dalla pit lane e si capisce subito dove Bentley ha concentrato il lavoro principale: non sulla semplice potenza, ma su come questa massa riesce a muoversi. Il comportamento dinamico in pistaCon asfalto in temperatura e condizioni ideali, la SUV taglia XL mostra come oggi la sfida non sia soltanto aumentare cavalli o velocità massima, ma controllare dimensioni e trasferimenti di carico con naturalezza e precisione. Il V8 4.0 biturbo da 650 CV e 850 Nm resta centrale: la spinta è poderosa, continua, lineare. I numeri parlano chiaro - 310 km/h di velocità massima e 0-100 km/h in 3,6 secondi.Il punto chiave è però il lavoro su telaio e integrazione elettronica. In pista sorprende per compostezza e facilità di guida. Lo sterzo è preciso, mai nervoso; l'ingresso in curva rapido considerando massa e dimensioni; la stabilità resta elevata anche aumentando il ritmo. Il merito è dell'integrazione tra sterzo integrale, gestione attiva del rollio a 48 volt, sospensioni pneumatiche evolute e controllo della dinamica. La Vehicle Motion Philosophy di BentleyQuesta tecnologia non cerca di mascherare il peso o trasformare la vettura in qualcosa che non è. La Bentayga resta una Bentley: progressiva, fluida, stabile. Qui emerge la Vehicle Motion Philosophy, la stessa base tecnica condivisa con Continental GT e Flying Spur.Si tratta di una gestione integrata di motore, trasmissione, telaio ed elettronica con un obiettivo preciso: prestazioni elevate sempre sfruttabili. Non il comportamento più estremo, ma la largest usage window - ovvero la massima ampiezza d'uso: confort nei lunghi viaggi, stabilità ad alta velocità, precisione nella guida veloce e facilità anche in condizioni difficili. Cambiano le architetture, ma la logica resta identica. Esperienza sensoriale e cura artigianaleIl V8 contribuisce anche all'esperienza sensoriale. Bentley riporta al centro il tema del sound: in accelerazione è pieno e profondo, in rilascio lo scarico offre un borbottio marcato ma naturale.Durante il TechDay gli ingegneri hanno spiegato come risposta del motore, sound, sterzo ed erogazione siano sviluppati insieme a telaio ed elettronica come parte di un'unica esperienza di guida.A bordo restano centrali pelle, cromature, assemblaggi e qualità percepita, elementi che confermano la cura artigianale di Crewe. Il punto chiave emerso all'Ascari è chiaro: la Bentayga Speed non vuole diventare una sportiva estrema, ma dimostra quanto telaio, software ed elettronica possano ampliare le capacità dinamiche senza compromettere confort, qualità e identità.
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AsConAuto, officine e ricambi: come cambia laftersales tra ADAS e connettività

Mag 21,2026
I mutamenti tecnologici legati ad ADAS e connettività stanno ridisegnando l'attività quotidiana delle autofficine italiane. In uno scenario affascinante ma ancora ricco di incognite, AsConAuto intende confermarsi punto di riferimento per officine autorizzate e riparatori indipendenti.A fotografare la situazione è stato, durante l'Automotive Dealer Day 2026 (Verona, 19-21 maggio), Roberto Scarabel, presidente dell'associazione che riunisce i concessionari italiani e promuove la distribuzione dei ricambi originali sul territorio nazionale."L'aftersales vive una trasformazione profonda: venditori e autoriparatori devono confrontarsi con vetture sempre più tecnologiche, nuovi modelli di mobilità, le esigenze delle flotte e clienti molto più attenti a qualità del servizio e trasparenza. Mettiamo a disposizione strumenti, competenze e servizi capaci di accompagnare l'evoluzione del settore". In continua evoluzioneAsConAuto supporta 23 mila professionisti della riparazione attraverso una distribuzione rapida di ricambi originali multimarca, effettuata con una flotta di proprietà di 600 veicoli. A questo si aggiungono accesso alle informazioni tecniche, un ampio portafoglio di servizi e programmi di formazione specialistica. partita inoltre la fase di test dell'integrazione tra ARiA (area riservata alle officine del network) e partslink24: gli affiliati possono accedere ai ricambi originali di 52 marchi inserendo numero di telaio o targa, velocizzando il processo di ordine. Già oggi, l'82% delle consegne avviene in meno di cinque ore, con una forte riduzione degli errori di identificazione.Noleggio a lungo termine, comparto chiaveAsConAuto mette a disposizione del noleggio a lungo termine sia ricambi originali sia componenti rigenerati, offrendo ai provider la possibilità di scegliere tra primo impianto e ricondizionato, senza rinunciare a qualità e rapidità di consegna.Indagine: poca trasparenza sui ricambiLuca Montagner, Senior Advisor di AsConAuto Academy, ha illustrato i risultati di un'indagine condotta a gennaio 2026 su 1.000 automobilisti italiani che si sono rivolti a officine indipendenti.Due su tre non vengono coinvolti nella scelta dei ricambi per manutenzione e riparazione. Anche quando la scelta viene proposta, solo il 10% dichiara di aver ricevuto spiegazioni dettagliate."I consumatori nutrono un buon livello di fiducia nelle officine indipendenti, ma serve lavorare su comunicazione, trasparenza e cultura della manutenzione, coinvolgendo le Case". Bilancio positivo e prospettiveAsConAuto ha chiuso il 2025 con un giro d'affari di 1,175 miliardi di euro. Nei primi tre mesi del 2026 la crescita è stata del 2,1%, a quota 308 milioni.In Europa, con circa 350 milioni di veicoli tra auto e commerciali leggeri, il mercato dell'aftermarket vale 270 miliardi di euro. In Italia si attesta a 36 miliardi ed è in aumento, sostenuto anche dall'invecchiamento del parco circolante, che ha raggiunto un'età media vicina ai 13 anni.Prossimo appuntamento il 15 e 16 ottobre con il Service Day, evento dedicato all'aftermarket nato da un'idea dell'associazione.
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Bosch rilancia Bari: il diesel trova una seconda vita nel nuovo polo europeo

Mag 21,2026
La Bosch di Bari è diventata un simbolo della crisi dell'industria automobilistica europea. Da punto di riferimento per i motori diesel grazie alla tecnologia del common rail, si è trasformata nell'ennesimo caso di progressiva dismissione delle attività, complice la demonizzazione dei propulsori a gasolio, le politiche comunitarie e l'incapacità - soprattutto italiana - di individuare strade alternative concrete e sostenibili.Basta un dato: oggi la forza lavoro conta poco più di 1.400 collaboratori, circa mille in meno rispetto al picco dell'epoca d'oro della produzione di componenti per motori diesel.L'azienda tedesca ha più volte cercato sbocchi alla crisi dell'impianto di Modugno, presentando progetti di riconversione con risultati limitati. Emblematico il caso della produzione di e-bike, mai realmente decollata. Ora, però, emerge un nuovo tentativo di rilancio, incentrato proprio sullo storico core business diesel. Il progetto di rilancioNel corso dell'ultimo anno è stato avviato un percorso di trasformazione dello stabilimento con l'obiettivo di sviluppare un hub europeo dedicato al remanufacturing di componenti automotive destinati all'aftermarket. In altre parole, il futuro dell'impianto punta sull'economia circolare, in linea con quanto sta avvenendo in altri siti automotive europei, tra cui Mirafiori, a Torino.La prima fase ha previsto il trasferimento a Bari delle attività di rilavorazione delle pompe di iniezione dallo stabilimento di Jihlava, in Repubblica Ceca, insieme alla definizione del layout produttivo, all'installazione dei macchinari e alla formazione del personale.Per ora le attività riguardano le pompe di iniezione, ma dal secondo semestre dell'anno il perimetro sarà esteso anche agli iniettori, ampliando le competenze tecnologiche e rafforzando il posizionamento nell'aftermarket europeo.Economia circolare e competenzePer Bosch, il progetto rappresenta una risposta concreta al calo dei volumi produttivi legati al primo equipaggiamento per motori endotermici. In questo contesto, l'economia circolare consente di valorizzare competenze industriali già presenti e orientarle verso attività aftermarket e di ricondizionamento, oggi in forte crescita per l'estensione del ciclo di vita dei prodotti.Il potenziale è sostenuto anche dall'evoluzione del parco circolante europeo, caratterizzato da veicoli sempre più longevi e da una domanda aftermarket destinata a rimanere centrale nei prossimi anni.Accanto agli aspetti ambientali e di mercato, il progetto ha un impatto rilevante sullo sviluppo delle competenze e sull'occupabilità. Le nuove attività richiedono infatti capacità produttive, tecniche e di controllo qualità, sviluppate attraverso percorsi di formazione dedicati, in particolare su diagnosi, revisione, rilavorazione e processi aftermarket.
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Volkswagen stoppa le voci sulle fabbriche: "Nessuna trattativa con costruttori cinesi"

Mag 21,2026
Nelle ultime settimane sono circolate diverse indiscrezioni su possibili accordi tra Volkswagen e costruttori cinesi per la condivisione di capacità produttiva o la cessione di impianti. Rumor che hanno subito messo in allerta sindacati e lavoratori tedeschi.Per riportare calma e rassicurare un clima già teso è intervenuto proprio chi, in precedenza, aveva alimentato le speculazioni con aperture a eventuali negoziati. L'amministratore delegato Oliver Blume ha approfittato di un'assemblea dei lavoratori per chiarire la posizione del gruppo e scongiurare iniziative di protesta."Al momento non ci sono piani né discussioni in corso con produttori cinesi", ha assicurato Blume, spiegando che il gruppo sta valutando soluzioni per gestire la sovraccapacità produttiva in Europa. "Nei nostri stabilimenti europei e tedeschi abbiamo ancora capacità in eccesso. Dobbiamo affrontare questo problema per restare competitivi", ha aggiunto, ribadendo inoltre che la Casa non tornerà ai livelli di vendita pre-pandemia. Strategia industriale e siti a rischioSulla base dell'accordo siglato a fine 2024, Volkswagen si è impegnata a evitare licenziamenti su larga scala. L'intesa prevede però anche la dismissione di alcuni siti produttivi. Dresda ha già interrotto l'assemblaggio di auto pochi mesi fa, mentre per Osnabrück sono in corso trattative per la cessione a un gruppo della difesa, l'israeliana Rafael.Altri stabilimenti sono finiti al centro delle indiscrezioni proprio a causa delle precedenti dichiarazioni di apertura del management, alimentando ulteriormente l'incertezza tra i dipendenti.I sindacati: "Basta speculazioni"La presidente del consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo, ha chiesto di mettere fine alle speculazioni sul futuro degli impianti tedeschi."Considerata l'immagine recente dell'azienda, non stiamo certo vincendo premi. Al contrario, si ha l'impressione che Volkswagen sia diventata un obiettivo di acquisizione e abbia bisogno di essere salvata", ha scritto in un messaggio ai dipendenti.La sindacalista ha quindi invitato la dirigenza a concentrarsi sullo sviluppo dei prodotti, evitando "l'ennesimo dibattito su presunte chiusure di stabilimenti o ipotetici colloqui con terze parti per utilizzi alternativi degli impianti".
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Boom di nuovi marchi auto, quasi tutti cinesi: saranno 27 entro il 2028

Mag 21,2026
Negli ultimi mesi, i principali costruttori europei hanno lanciato l'allarme su un'intensificazione delle pressioni commerciali. Il motivo è legato al dinamismo dei marchi cinesi, sempre più intenzionati a sbarcare nel Vecchio Continente anche per trovare un'alternativa alla guerra dei prezzi in corso sul mercato interno.I prossimi anni sono destinati a registrare un ulteriore aumento della competizione, a causa del crescente numero di marchi pronti a debuttare in Europa, Italia compresa. Secondo l'ultimo New Brand Observatory, presentato da Quintegia all'Automotive Dealer Day, sul nostro mercato sono già arrivati o arriveranno entro il 2028 ben 27 nuovi brand, per il 90% di origine o proprietà cinese. Non è dunque da escludere un ulteriore incremento della quota: quelli già presenti sfiorano il 6% (5,8% nel primo trimestre), contro lo 0,4% del 2021.L'appuntamento veronese ha visto anche il debutto di diversi nuovi marchi, tra cui Hongqi tramite EMC, Linktour e GAC Aion con ATFlow. Numeri, modelli, consumatoriL'espansione nel nostro Paese è per ora più contenuta rispetto ad altri mercati europei. Tra il 2021 e il 2024 in Italia sono entrati 18 marchi emergenti contro i 27 nei primi cinque mercati europei, mentre tra quest'anno e il 2028 ne sono attesi altri 9. Nei principali mercati Ue si arriverebbe così a un totale di 43 brand, contro i 27 italiani. Tuttavia, l'interesse cresce: il 49% dei concessionari (36% nel 2024) punta sui nuovi marchi nel prossimo futuro.Sul fronte dell'offerta, tra i marchi emergenti già presenti in Europa prevalgono modelli nei segmenti SUV C e SUV D: una decina per ciascuno in Italia e circa quindici in Europa. Più debole, invece, la presenza nei segmenti A e B, sempre meno presidiati anche dai costruttori tradizionali.L'arrivo dei nuovi brand sta influenzando anche le scelte dei consumatori. Secondo l'Automotive Customer Study 2025 di Quintegia, il 44% degli acquirenti si dichiara disposto a valutarli per un eventuale acquisto. La quota sale al 74% tra i giovani della Generazione Z. I marchi emergentiL'Osservatorio offre uno spaccato dei brand già presenti e di quelli in arrivo. In Italia, tra i più noti, spiccano MG di Saic, i marchi del gruppo DR (da Evo fino a Tiger), BYD, Omoda e Jaecoo di Chery, Lynk & Co e Polestar di Geely, EMC di Eurasia Motor Company con Intergea, Leapmotor con Stellantis, oltre ai marchi di matrice Dongfeng come DFSK. A questi si aggiungono realtà gestite da concessionari distributori o in private label.Tra i prossimi ingressi è attesa anche Denza di BYD. In Europa sono già presenti realtà non ancora operative in Italia come Nio - con i sub-brand Onvo e Firefly - oltre a marchi non asiatici come lo spagnolo Ebro, il vietnamita VinFast e il turco Togg. L'impatto sulla rete di venditaL'ingresso dei nuovi marchi sta già incidendo sulla rete distributiva. In Italia si contano oltre 800 punti vendita, mentre negli altri mercati europei si varia dai circa 300 della Germania agli oltre 400 della Gran Bretagna.Gli imprenditori concessionari coinvolti sono più di 400 e gestiscono portafogli multi-brand e multi-costruttore nel 75% dei casi. Un cambiamento evidente anche nella struttura della rete: se nel 2015 un concessionario rappresentava in media due marchi, nel 2025 si arriva a 3,5 brand per punto vendita. Inoltre, un concessionario su tre legato ai marchi tradizionali affianca anche brand emergenti.
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